RIO DE JANEIRO, 13 aprile 2010 (IPS) – Gli abitanti delle favelas di Guararapes (Brasile) probabilmente ignorano che le forti piogge che li hanno costretti ad abbandonare le loro case sono il frutto di un fenomeno che affligge l’intero pianeta: il riscaldamento globale.
Ma dal loro piccolo mondo, una povera baraccopoli che si estende pericolante sui fianchi di una delle collinette o delle ripide alture che punteggiano l’orizzonte di Rio, gli abitanti di Guararapes possono facilmente intuire da dove ha origine la loro tragedia: la deviazione artificiale di un fiume sta provocando la graduale erosione del versante della collina sulla quale vivono.
Grazie alla sua posizione accademica, l’oceanografo David Zee conosce perfettamente le cause di origine locale e globale responsabili del disastro. Egli stesso ne ha subito gli effetti sulla propria pelle.
Ma invece di usare un impenetrabile linguaggio scientifico, Zee preferisce raccontarci in uno stile colloquiale di come è rimasto intrappolato per quasi tre giorni nel suo appartamento nel quartiere di Barra da Tijuca, a Rio de Janeiro, per effetto delle piogge torrenziali che hanno messo in ginocchio la città sin dall’inizio della settimana scorsa.
“Quelli che un tempo sarebbero stati considerati fenomeni eccezionali, oggi sono ormai all’ordine del giorno”, ha dichiarato all’IPS il professore di oceanografia dell’Università di Rio.
“Disastri ambientali come questo, causato dalla tempesta della scorsa settimana e considerato dalle autorità come il peggiore degli ultimi quarant’anni, accadranno sempre più spesso” ha aggiunto.
Il Professor Zee, che è anche il responsabile del corso di laurea specialistica in studi ambientali all’Università Veiga de Almeida, attribuisce la violenza della bufera che si è abbattuta su Guararapes agli squilibri del clima mondiale e ai loro effetti a livello locale”.
Dalla fine del 2009, questi cambiamenti comprendono, fra gli altri, l’intensificarsi de “El Niño/Oscillazione Meridionale”, fenomeno climatico caratterizzato da un aumento anomalo della temperatura superficiale dell’acqua nella zona tropicale del Pacifico.
“A Rio stiamo soffrendo le conseguenze di un fenomeno climatico causato dal riscaldamento globale. L’innalzamento della temperatura del mare porta a una maggior evaporazione dell’acqua, che a sua volta determina un’intensificazione delle piogge” ci ha spiegato.
Gli effetti di tutto ciò si amplificano poi per la presenza di altri fattori locali, come la posizione geografica di Rio, situata “tra le montagne e il mare”.
“Rio de Janeiro è come un frutto di mare, compresso tra il mare e le rocce lungo un sottile lembo di litorale” ha aggiunto.
Ad aggravare il problema, un altro fattore decisivo è la crescita della popolazione urbana, che contribuisce a deteriorare le condizioni ambientali: la superficie cementata è oggi molto più estesa di quella forestale, e l’acqua non filtra più nel terreno ma scivola semplicemente verso il mare.
La cronica inadeguatezza dei sistemi idrici della città e il continuo accumulo di detriti e spazzatura lungo i fianchi delle colline non hanno certo aiutato a risolvere il problema.
Inoltre, quando un fronte d’aria fredda penetra nell’area, si scontra con la catena montuosa che si estende lungo la costa e praticamente rimane intrappolata sopra la città.
La violenta inondazione di Barra da Tijuca, zona residenziale della classe medio-alta della città, non è avvenuta per caso, ma è stata il risultato dello sviluppo incontrollato di immobili, noncurante del pericolo rappresentato da fabbricati troppo vicini alle sponde di fiumi e insenature.
Ad anni luce di distanza da Barra da Tijuca, nella favela di Guararapes, un gruppo di donne non ha bisogno di conoscenze scientifiche per raccontare – e a gran voce – le cause locali della propria tragedia personale.
La loro disperazione è comprensibile. Dopo una vita di lotte e sacrifici, dopo aver costruito le proprie case mattone su mattone, educato i propri figli e interrato i padri in questa zona afflitta dalla povertà ma che è la loro unica casa, adesso sono costrette ad abbandonare tutto, perché le loro abitazioni cominciano a franare.
Raccontano che tutto è cominciato quando un ruscello – che era la loro unica fonte di acqua potabile – venne deviato per costruire immobili privati in cima alla collina. Da allora, l’acqua ha cominciato a filtrare verso il basso provocando l’erosione della collina, “e questo ha causato la frana”, ci ha spiegato Jurema de Moraes.
“Siamo stati costretti a lasciare le nostre case perché tutto cominciava a crollarci addosso. Non avevamo più luce né acqua, la situazione era diventata estremamente pericolosa, e adesso non sappiamo dove andremo a finire”, ha detto Elizabethe da Silva, un’altra dei 500 residenti di Guararapes.
La deviazione del corso d’acqua, che scorreva rapido e sicuro rispondendo ai bisogni di acqua potabile dell’intera comunità, ha scatenato un’altra tragedia: l’intenso volume anomalo delle piogge, che in un solo giorno ha superato le dimensioni previste per un mese intero, ha fatto incendiare il serbatoio d’acqua della collettività, che è crollato su una delle case vicine, dove ha ucciso le tre bambine che vi abitavano, lasciando viva la madre.
“Tre bimbe sono morte, noi stiamo dormendo fuori alle intemperie, però ne stanno parlando perché è una zona turistica”, dice da Silva, riferendosi al fatto che il treno verso l’imponente statua del Cristo Redentore, noto simbolo di Rio, sale lungo la stessa montagna.
“Non possiamo accusare la natura, perché sa quel che fa. Ma possiamo condannare gli esseri umani”, osserva Waldemar Santana.
A diversi chilometri da Guararapes, nella città di Niterói, di fronte a Rio de Janeiro attraverso la baia di Guanabara, fattori locali e globali si sono combinati per scatenare un’altra tragedia: questa volta le vittime sono i residenti di Morro da Bumba, una favela costruita sul sito di un’ex discarica che aveva anche ottenuto fondi da diversi governi per un miglioramento delle condizioni di vita.
Le piogge torrenziali e la bufera hanno lacerato le fragili abitazioni, che sono precipitate lungo la collina in una massa polverosa di cemento, mattoni e corpi umani, sotterrando le case costruite più in basso. Le squadre di salvataggio tentavano di farsi strada tra i resti dissepolti della vecchia discarica, tra residui di ogni genere e l’aria pervasa da un odore nauseabondo. Sergio Cortés, ministro della sanità dello Stato di Rio de Janeiro, ha riconosciuto che quello era il luogo peggiore per costruire un insediamento residenziale.
Nel 2007, l’Università Federal Fluminense (UFF) dichiarò che a Niterói esistevano 143 aree a rischio frana.
“Tenendo conto del numero di insediamenti irregolari presenti nella nostra città, l’unica soluzione è trasferire le famiglie che vivono in zone a rischio, e promuovere l’urbanizzazione e la regolarizzazione della proprietà della terra nelle altre aree”, ha dichiarato Regina Bienestein, esperta urbanista della UFF.
La UFF evidenzia tra le altre cause della catastrofe la deforestazione di colline e montagne, dove normalmente vengono costruiti gli alloggi per le popolazioni più povere. In sostanza, questo tipo di sviluppo locale ha avuto un effetto a spirale sulle conseguenze del riscaldamento globale, contribuendo ad inasprire la tragedia che già affligge il paese. ©IPS