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AGRICOLTURA: Peste bovina, una piaga che appartiene al passato

ROMA, 31 dicembre 2009 (IPS) – È una piaga che ha decimato il bestiame in tutto il mondo per migliaia di anni, causando carestia e miseria; ma la peste bovina sta per essere definitivamente confinata ai libri di storia.

Dopo aver concentrato tutti i suoi sforzi nell'eradicazione di una malattia apparentemente inarrestabile, che ha flagellato anche il ventesimo secolo, finalmente l'Organizzazione dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO) confida che la peste bovina sia finalmente debellata. E spera che il prossimo anno sia data ufficialmente la comunicazione della sua estinzione.

La peste bovina è un virus che colpisce il bestiame bovino, bufali, yak e animali fissipedi selvatici; si contagia per contatto tra animali e con materiali contaminati, e durante i focolai epidemici il tasso di mortalità può raggiungere il 100 per cento.

Sebbene la peste bovina, che ha diffusione assai rapida, non contagi gli esseri umani, i suoi effetti sulle fonti alimentari e sul reddito degli allevatori indicano che spesso è stata letale sia per gli animali che per l'uomo.

“Direi che questa impresa è paragonabile all'eradicazione del vaiolo”, ha detto Juan Lubroth, Veterinario Capo della FAO. “È la seconda volta nella storia che un agente patogeno viene eliminato dalla faccia della Terra grazie all'intervento umano (il vaiolo è stato debellato ufficialmente nel 1980).

“Il problema della peste bovina è stato devastante. I capi infetti morivano dopo 7 giorni di tremenda agonia. Intere mandrie di 100, 1000 capi sono state contagiate e sono morte. In poco tempo sono morti milioni di bovini e animali selvatici… Questa peste è una piaga che per millenni ha flagellato l'agricoltura”.

La FAO, che ha la propria sede a Roma, spiega che già in epoca romana vi erano focolai di peste bovina, e che nel XVIII secolo, la scarsità di cibo causata dalle ricorrenti epidemie della peste ha contribuito ai sollevamenti culminati nella Rivoluzione francese del 1789.

Il picco della peste bovina si è registrato negli anni '20 del secolo scorso, quando si è estesa dalla Scandinavia all'Africa e alle Filippine, in Asia, con focolai perfino in Brasile e Australia.

E durante gli anni '80, nonostante esistesse un vaccino potente, l'epidemia ha continuato a colpire, espandendosi nel Sud Asia, nel Medio Oriente e in Africa.

“In Nigeria, nel 1983 e 1985-86, hanno perso oltre mezzo milione di capi di bestiame, perdite che ammontano a quasi tre miliardi di dollari USA” – ha raccontato Walter N. Masiga, ex dirigente dell'Ufficio interafricano per le risorse animali (IBAR nell'acronimo inglese) dell'Unione africana.

“Cifre indicative dell'impatto enorme della peste: molti africani vivono di allevamento; per loro il bestiame è una sorta di “banca mobile” – inteso come la principale risorsa patrimoniale. È cibo ed è reddito. Togliere il bestiame ai gruppi pastorali africani significa ucciderli”.

Il problema era che, mentre alcuni paesi avevano programmi di vaccinazione efficaci, la malattia resisteva altrove, in alcune sacche, riuscendo così a diffondersi nuovamente, con conseguenze devastanti.

Come contromisura, nel 1994 la FAO ha lanciato il Programma mondiale di eradicazione della peste bovina, insieme ad altri enti come l'IBAR e l'Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE nell'acronimo inglese), per coordinare le attività nazionali e regionali e farle confluire in una campagna sistematica mondiale contro questa malattia.

Il programma ne tracciava la diffusione, insegnava agli allevatori a riconoscerla, forniva assistenza tecnica per monitorare i programmi e stabiliva piani di intervento in emergenza per contenere i focolai.

Colpo su colpo, la peste è stata gradualmente messa fuori gioco, al punto che oggi è scomparsa definitivamente. L'ultimo focolaio risale al 2001, in Kenya. “Oggi fra gli animali selvatici la peste bovina non esiste più”, ha aggiunto Lubroth.

“Ci eravamo prefissati il termine del 2010. Esiste un sistema internazionale di riconoscimento della esenzione da peste bovina, condotto in partnership con l'OIE; esso prevede che i paesi che vogliono fregiarsi del riconoscimento redigano un apposito dossier. Alcuni paesi sono un po' in ritardo, ma il 2011 sarà certamente l'anno in cui dichiareremo l'eradicazione della peste”.

Secondo le stime della FAO, debellare la peste bovina ha fruttato soltanto in India 289 miliardi di dollari in reddito da altre fonti agricole tra il 1965 e il 1998; ma anche i paesi africani, e altre nazioni, come Sri Lanka, Pakistan, Afghanistan, Iran, Iraq e Turchia ne hanno tratto benefici enormi.

“La protezione del bestiame nell'Africa sub-sahariana, nel Vicino Oriente e in Asia ha migliorato sia l'alimentazione che le fonti di reddito per centinaia di migliaia, o addirittura milioni, di pastori e piccoli agricoltori, aiutandoli a sottrarsi alla carestia e alla perdita di forza lavoro del bestiame nelle comunità agricole”, ha precisato Felix Njeumi, della FAO.

Nei paesi in via di sviluppo l'agricoltura è ancora soggetta a minacce molteplici, soprattutto agli effetti dei cambiamenti climatici.

La FAO, tuttavia, sostiene che perlomeno gli agricoltori nelle zone più povere del pianeta ora hanno un problema in meno di cui preoccuparsi e che l'esperienza della lotta alla peste bovina può aiutare ad affrontare altri pericoli.

“Esistono altre malattie molto problematiche, oltre a queste transfrontaliere e di forte impatto. Esistono problemi cronici, come il parassitismo”, ha aggiunto Lubroth.

“Sono problemi che influiscono sull'efficienza produttiva, quindi agli animali serve più energia per sopravvivere, e la qualità del latte può risentirne. In caso di malattie del pollame, invece, diminuisce il numero di uova deposte. Le conseguenze gravano sulla reperibilità del cibo e sulla sicurezza alimentare.

“Stiamo già mettendo a frutto l'esperienza maturata per gestire la peste bovina: alcuni gruppi di nazioni sono all'opera per risolvere un problema comune. È importante avere reti di laboratori, comunità economiche regionali che si riuniscono con organizzazioni internazionali per adottare una prospettiva comune e lavorare insieme all'eliminazione progressiva di un agente patogeno”.

Non meno importante è che gli stati mantengano l'impegno assunto il mese scorso al vertice Onu sulla Sicurezza alimentare, per contrastare la riduzione sul lungo periodo degli investimenti agricoli, in modo che parte del denaro possa essere impiegato nella tutela del bestiame.

“È fuori di dubbio, infatti, che la mancanza di investimenti è un grosso ostacolo” – ha aggiunto Lubroth. “Per esempio, non abbiamo ancora un vaccino per una malattia ad alto impatto come la peste suina africana, che in Africa è un grave problema, e ora anche nell'Europa dell'est, con focolai in Azerbaijan, Georgia e Russia, che potrebbero estendersi ad altre zone europee e asiatiche.

“Le aziende produttrici di vaccini ci guadagnano; perciò, chi vorrà investire in un vaccino contro la peste suina africana? Negli ultimi 20 anni nessuno mi ha dato ascolto”. © IPS