BUENOS AIRES, 22 ottobre 2009 (IPS) – L’industria del gas naturale, una risorsa non rinnovabile ma abbondante, si candida a risolvere il problema del surriscaldamento del pianeta, ma gli esperti ammoniscono: questo idrocarburo è meno inquinante del carbone e del petrolio, ma di poco.
Gazprom
Al pari del greggio e del carbone, il metano, elemento principale del gas naturale, è uno dei combustibili fossili che rilasciano sostanze a effetto serra, perché ne intensificano il processo naturale nell’atmosfera, dove conservano più a lungo il calore dei raggi solari.
Secondo gli esperti questo gas è il combustibile fossile più pulito, ma non paragonabile alle fonti di energia rinnovabile.
Il metano può diventare un “fattore chiave” nella mitigazione dei cambiamenti climatici, ci ha detto l’argentino Roberto Brandt, presidente del comitato di coordinamento dell’Unione Internazionale del Gas (dall’acronimo inglese IGU), composto da 750 esperti di associazioni del settore provenienti da circa 100 paesi.
Brandt, che ha partecipato alla 24° Conferenza Mondiale sul Gas (Buenos Aires, 5-9 ott.), ha ribadito che si tratta di una risorsa sempre più abbondante, che inquina dal 25 al 30 per cento in meno del petrolio e i suoi derivati, e più pulita del 45/50 per cento del carbone e i suoi derivati.
I dati, che saranno diffusi a dicembre alla 15° Conferenza delle parti della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (COP 15) a Copenhagen, sono stati confermati – ma anche relativizzati – da esperti della Ong argentina Fundación Bariloche, che si occupa di sviluppo sostenibile.
“Dal punto di vista dei gas serra, rispetto agli idrocarburi pesanti, i gas sono un male minore”, ha ammesso l’economista Osvaldo Girardín della Fondazione, che collabora all’elaborazione del rapporto nazionale argentino sulle emissioni da presentare alla COP 15.
Tuttavia, “se paragonati alle energie rinnovabili come quella eolica, solare o alla biomassa, i gas non sono poi così puliti”, ha aggiunto, chiarendo che “il bilancio rimane positivo, ma non significa che il gas naturale metta fine alle emissioni inquinanti”.
In Brasile, per esempio, dove circa l’80 per cento dell’energia è generato in centrali idroelettriche, la sostituzione con il gas naturale sarebbe un passo indietro, mentre in Cina o negli Usa, dove la produzione è perlopiù concentrata in centrali termiche a carbone, “sarebbe una misura di mitigazione”.
Brandt ammette che “il settore energetico è responsabile di oltre il 70 per cento delle emissioni di CO2 nell’atmosfera, e qualsiasi risposta al problema dei cambiamenti climatici è di importanza fondamentale”. In questo scenario, il gas è l’opzione meno contaminante tra i combustibili fossili.
In qualsiasi ottica, ha aggiunto Brandt, la sua introduzione nella matrice energetica mondiale è crescente. In contesti conservatori, si passerà dall’attuale 21 al 23 per cento nel 2030, mentre in uno “scenario verde” l’aumento nello stesso periodo raggiungerà il 28 per cento.
Il cosiddetto “scenario verde” è quello in cui le emissioni di CO2 vengono penalizzate con il pagamento di imposte, iniziativa allo studio nei paesi membri della Convenzione sui cambiamenti climatici per il prossimo periodo di impegno nella riduzione di emissioni, secondo gli obblighi derivanti dal Protocollo di Kyoto.
L’Unione Internazionale del Gas ritiene che il gas naturale potrebbe contribuire alla riduzione delle emissioni; secondo Brandt, questa industria comporta anche altri vantaggi, ad esempio l’utilizzo di giacimenti esausti come depositi per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, pratica già diffusa in Norvegia.
Ulteriore beneficio, aggiunge Brandt, è la maggiore efficienza relativa del gas nella produzione di energia elettrica. Il metano emette 0,35 kg di CO2 per kilowattora di energia prodotta, rispetto alla media di 0,80 kg del carbone e di 1,2 kg della lignite (un tipo di carbone con potere calorifico inferiore).
Lungi dal preoccuparsi di sviluppare fonti rinnovabili, l’industria del gas si propone come complemento. “Esistono già gasdotti e reti di distribuzione di gas naturale usati per trasportare biogas”, ottenuto dalla fermentazione di alcuni residui, ha specificato Brandt.
Per Daniel Bouille, direttore del Programma energetico della fondazione Bariloche, se pensiamo che il 40 per cento dell’energia elettrica viene prodotto con il carbone, che è molto più inquinante, l’opzione del gas naturale è migliore.
“Meglio, se c’è l’intenzione” di ampliare il contributo del gas, ha aggiunto, ma non lo si può promuovere come una fonte energetica totalmente pulita.
Le perdite di metano, il cui effetto serra è 20 volte maggiore di quello della CO2, sono dovute a emissioni fuggitive risultanti dal processo di produzione e distribuzione e costituiscono solo il 2 per cento del totale, conclude Bouille.
Anche nello sfiato del gas si libera metano, perdendo l’occasione di raccoglierlo quando è presente in giacimenti petroliferi dove mancano meccanismi di raccolta o reiniezione. Solitamente in questi casi viene bruciato, liberando anidride carbonica.©IPS