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DIRITTI-SIERRA LEONE: Minatori bambini, eredità del conflitto

FREETOWN, 8 maggio 2009 (IPS) – Dalla fine della guerra civile, sette anni fa, le autorità della Sierra Leone insieme alle agenzie per la tutela dell’infanzia si battono per allontanare i minori dall’attività di estrazione mineraria dei diamanti, una pratica cominciata all’apice del conflitto, quando i giovani venivano sequestrati dalle forze ribelli e costretti a lavorare nelle cave.

USAID
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“Adesso è un grosso problema del dopo-conflitto, e una minaccia alla stabilità sociale”, osserva Patrick Tongu della Rete movimento per la giustizia e lo sviluppo (Nmjd), che monitorizza le attività minerarie nel paese.

”Evidenzia il fallimento del governo nell’osservare le leggi nazionali e internazionali sulla tutela e la promozione dei diritti dell’infanzia. E si alimenta così un profondo senso di ingiustizia socio-economica nella generazione del dopoguerra”.

Recentemente, alcuni ricercatori della International Human Rights Clinic, della Harvard Law School, hanno visitato decine di città e villaggi minerari in Sierra Leone per documentare la situazione, e i loro risultati sono stati da poco pubblicati.

”I minori e i giovani vivono in pessime condizioni di lavoro, continuamente esposti al rischio di incidenti e malattie, e ai pericoli di crollo delle stesse miniere”, osserva Matthew Wells, co-autore del rapporto “I bambini minatori nell’industria diamantifera in Sierra Leone”.

Il dossier traccia un quadro terribile del lavoro in schiavitù, dove i bambini – alcuni perfino di 10 anni – sono costretti a trasportare sulla testa sacchi di ghiaia che pesano tra i 30 e i 60 chilogrammi, lavorando dall’alba al tramonto, senza cibo sufficiente né assistenza medica.

Il governo riconosce il problema sempre più grave dei bambini minatori e i problemi sociali che ne derivano, ma ribadisce che starebbe facendo del suo meglio per portarli fuori dalle miniere. L’anno scorso, ha trasformato in legge un decreto sui diritti delle donne e dell’infanzia, per impedire qualsiasi forma di abuso contro i bambini.

Ma sembra che la nuova legislazione sia di difficile applicazione. La povertà e la disoccupazione di massa sono cause fondamentali che spingono giovani e minori a lavorare in miniera. Nelle comunità mancano scuole e insegnanti preparati, i servizi sociali sono molto rari, e le famiglie non hanno le risorse per mandare i figli a scuola.

Teresa Vamboi, addetta allo sviluppo sociale del ministero per le questioni di genere e l’infanzia, ha spiegato che la situazione è difficile: “Togliamo i bambini dalle miniere e, insieme ai nostri partner dediti ad attività di tutela dell’infanzia, cerchiamo di rimandarli a scuola. Ma purtroppo, un buon numero di questi ragazzi torna nelle miniere, un’attività ritenuta assai più lucrativa”.

Secondo Vamboi, i giovani sono ormai quelli che portano i soldi a casa in molte famiglie povere. “Vengono incoraggiati dai genitori a scendere nelle miniere, e una volta che sono lì, diventa molto difficile convincerli ad uscirne definitivamente”.

Tamba James, 15 anni, vive nella città orientale di Koidu, principale centro minerario di diamanti di questo paese dell’Africa occidentale. Racconta che lui e i suoi fratelli hanno perso entrambi i genitori nel conflitto. Non hanno nessuno a cui ricorrere per la loro sussistenza.

“Devo andare a lavorare in miniera perché è l’unico posto dove posso guadagnare soldi e quindi comprare da mangiare per me e per i miei due fratelli”, spiega James.

”Il lavoro è difficile, dal trasporto della ghiaia a scavare la terra, al lavaggio delle attrezzature. Lavoro dal lunedì al sabato, tutte le settimane. Non è quello che ho scelto ma non ho alternativa”.

Comincia alle 6 di mattina e finisce alle 6 del pomeriggio, senza nessuna pausa. Ammette che il cibo è scarso e povero, e di non avere accesso a nessuna struttura medica.

La paga giornaliera dei bambini minatori va dai 500 ai 2mila Leones: da 15 a 60 centesimi di dollaro Usa al giorno. Ricevono promesse di bonus dopo un ritrovamento, ma la cifra che guadagnano dipende dai capricci del datore di lavoro.

Tamba e i compagni dicono di ricevere appena il denaro sufficiente per comprarsi CD, scarpe e vestiti, più qualche spicciolo che avanza da portare a casa. Loro però sperano sempre di riuscire a guadagnare un sacco di soldi da questo lavoro.

Si ignora il numero esatto di bambini minatori in Sierra Leone, ma si pensa sia dell’ordine delle migliaia, ed è in continuo aumento. L’IPS ha potuto vedere centinaia di cave nei distretti di Kono e Kenema ad est del paese, e dozzine di bambini tra i 10 e i 16 anni al lavoro. E malgrado molti di loro sperino di diventare ricchi, spesso finiscono per non guadagnare nulla e perdere tutto: la loro giovinezza, la loro energia, e l’educazione.

Non tutti i lavoratori del settore dei diamanti utilizzano bambini. I ricercatori di Harvard hanno scoperto che per la maggior parte vengono reclutati dai minatori artigianali, che dipendono da loro come fonte di manodopera a basso costo.

L’industria, secondo quanto scoperto dai gruppi di attivisti come Nmjd e Journalists for Just Mining, è piena di corruzione. I responsabili dei controlli, spiegano, vengono spesso corrotti e chiudono un occhio davanti a queste attività. Servirebbero riforme di regolamentazione, sia nel governo che nell’industria mineraria, se si vuole migliorare il sistema, secondo questi gruppi.

Gli attivisti stanno sollecitando i governi ad intraprendere azioni immediate per eliminare il problema dei minori nelle miniere, con un’attenzione specifica ai bisogni sia degli adulti che dei giovani delle comunità minerarie; come ridurre la povertà, fornire istruzione e assistenza sanitaria ai minori.

L’anno scorso, il presidente Ernest Bai Koroma ha istituito una speciale task force per rivedere leggi e regolamenti sull’attività mineraria. Uno dei problemi da risolvere è proprio quello dei bambini minatori, ha dichiarato il portavoce della task force Frank Kargbo.

Secondo Kargbo, la task force ha avviato dei negoziati con alcune multinazionali coinvolte nell’industria dei diamanti, i cui risultati verranno presto divulgati.

”Punto chiave dei negoziati, le royalties pagate alle comunità minerarie e il benessere della popolazione locale. E ovviamente anche la questione di portare fuori per sempre dalle miniere giovani e minori”, ha concluso Kargbo.

Lo studio della Harvard Law School ritiene il governo responsabile di non aver fornito opportunità educative a giovani e minori, né servizi sociali nelle province rurali, sostenendo che questa sarebbe proprio una delle cause del lavoro giovanile nelle miniere, utilizzato come fonte di reddito familiare.

Secondo Wells, le leggi sulle miniere sono state finora inefficaci per la complicità tra i funzionari delle miniere che si lasciano corrompere dagli operatori minerari a causa dei bassi salari. Non è stata intrapresa nessuna azione legale contro chi recluta i minori per questo lavoro.

Perciò, nonostante i controlli della task force, in futuro potrebbe non cambiare nulla, se il governo non adotterà le misure necessarie per affrontare di petto il problema, effettuando arresti e facendo chiudere le miniere di coloro che trasgrediscono la legge.