IPS Inter Press Service Agenzia Stampa

INTERVISTA: È responsabilità comune cambiare l’economia globale

PRETORIA, 20 aprile 2009 (IPS) – All'incontro dell'Unione Africana di Addis Abeba lo scorso marzo, i ministri del commercio africani avevano chiesto ai leader mondiali di mettere lo sviluppo economico dell'Africa al centro degli sforzi internazionali nell'elaborazione di strategie per la ripresa dell'economia globale, in vista del summit del G20 a Londra.

Trevor Manuel: “L’Africa deve puntare sul commercio interno”
Zahira Kharsany/IPS

Al summit, i leader hanno promesso 1,1 trilioni di dollari – compresi 100 miliardi che le banche internazionali per lo sviluppo possono prestare ai paesi più poveri – in misure per il salvataggio dell'economia globale.

Il G20 ha accettato di incrementare le risorse disponibili per il Fondo monetario internazionale (FMI) di 750 miliardi di dollari, e ha promesso un contributo di 250 miliardi per combattere la contrazione del commercio mondiale e il protezionismo. Sono poi state concordate nuove misure per regolamentare le istituzioni finanziarie, e sanzioni contro i paradisi fiscali che non cooperino condividendo le informazioni.

Trevor Manuel, ministro delle finanze del Sud Africa, unico membro africano del G20, è stato intervistato sull'impatto del G20 sull'Africa.

D: Quali erano le sue speranze e aspettative in vista del G20, e ritiene che siano state soddisfatte?

TM: È importante ribadire che il Sud Africa è un membro del G20 sin dalla sua creazione. Perciò, non possiamo arrivare da fuori aspettandoci che siano gli altri a dare delle risposte.

Il messaggio forte emerso dal meeting è che il mandato della delegazione composta da Nepad, Banca africana per lo sviluppo, e Unione africana in vista della sua prima partecipazione al G20 è che gli africani non sarebbero andati al G20 ad implorare: è fondamentale chiarire che siamo uguali e ugualmente responsabili nei confronti dell'economia globale. È questo il presupposto per ogni aspettativa. Quanto alle nostre speranze, avevamo obiettivi a breve e a lungo termine almeno su due piani: economia globale e regole finanziarie.

Per le regole finanziarie, abbiamo sempre aborrito l'idea che esistessero dei derivati fuori da ogni controllo. L'idea che potremo avere delle regole in diversi ambiti è una vittoria importante, così come l'idea che ogni tipo di istituzione finanziaria – dovunque si trovi – sarà regolamentata.

Sull'economia globale, un tema che è necessario ma anche praticamente impossibile affrontare sul breve periodo sono gli squilibri globali: il fatto che avremo paesi esportatori molto attivi e con un alto volume di scambi come la Cina, e paesi consumatori ricchi come la Gran Bretagna è insostenibile, e bisogna risolverlo; serve una svolta sul piano commerciale. Detto ciò, alcuni cambiamenti sono indispensabili, e tra questi il problema dell'affidabilità e delle responsabilità reciproche.

D: Qual è a suo parere la questione più critica per l'Africa emersa dal meeting?

TM: Riguardo alle regole finanziarie, al tema dell'uguaglianza, quasi nessun paese in Africa ha grandi mercati finanziari, ma il problema dell'uguaglianza resta importante. Forse per l'Africa ci sono cambiamenti che dobbiamo capire – un FMI ristrutturato con una maggiore portata politica, questa è una grande vittoria per il continente; poi, più fondi e maggiori impegni fatti all'FMI… cioè i 250 miliardi di dollari per il commercio, una cifra che può aumentare; terzo, la ricapitalizzazione delle banche regionali per lo sviluppo, e anche se non si è parlato nello specifico della Banca Africana – solo perché non hanno ancora valutato quando capitale sarà necessario – sarà questa la banca che verrà ricapitalizzata.

Poi è anche importante riconoscere che ci sono stati altri impegni per il commercio, come l'annuncio al meeting tra la Standard Bank e la International Finance Corporation (IFC) della Banca mondiale di 400 milioni di dollari a sostegno della finanza commerciale – che è una grossa cifra – cioè più dei 250 miliardi di dollari per l'FMI.

D: Il G20 è stato un grande incontro e alla fine si è visto che le cose si stanno muovendo. 1,1 trilioni sono un grosso obiettivo, ma cosa ha portato in concreto questo incontro per i popoli dell'Africa?

TM: È un incontro: voglio dire che più andiamo agli incontri aspettandoci cambiamenti fantasmagorici, più resteremo delusi. Questi meeting riguardano i processi…

L'economia globale è bloccata, e le banche non prestano; la gente non compra, e noi non possiamo vendere; si perdono posti di lavoro, e tutti i forti guadagni che si ottengono con la prospettiva dello sviluppo sono a rischio.

Parte delle decisioni influiscono sul comportamento dei mercati, e se le banche uscissero dallo stato di congelamento e cominciassero a fare ciò che è il loro compito, credo sia molto probabile che cambi qualcosa. Ma quest'incontro di capi di stato e di governo non può certo costringere le banche di tutto il mondo a comportarsi come dovrebbero, però l'incontro può lanciare un segnale molto importante.

I cambiamenti dell'FMI mi sembrano significativi, in particolare per i paesi che non hanno accesso ai mercati del capitale, al contrario dei paesi più grandi. Ma bisogna cambiare le regole… perciò ciò che stiamo facendo è assicurarci che l'FMI abbia più fondi a disposizione.

Secondo, ed è stato detto giorni prima dell'inizio del G20, l'FMI avrà un nuovo strumento molto più flessibile; le risposte saranno più rapide, e non ci saranno condizioni. Questa misura è stata concordata dal consiglio… prima del G20, ed è servito da impulso per il G20. Si tratta di progressi notevoli.

D: Il comunicato stampa è poco chiaro sulle scadenza del Doha Round, e neanche sul prossimo incontro ministeriale. Pensa che sia stata un'opportunità sprecata?

TM: Un giornalista mi ha intervistato poco prima del G20 tra i ministri delle finanze, e mi ha detto che se l'ultima riga del comunicato dice: “i ministri auspicano una rapida conclusione del Doha Round”, vuol dire che in realtà non abbiamo niente da dire. E ha ragione.

Cosa vuol dire una rapida conclusione del Doha Round per l'Africa? Non lo so. Non so cosa significhi l'accesso al mercato. Cosa si esporterà?

D: Si spera che la conclusione del Doha Round possa…

TM: Chi lo spera?

D: Sicuramente la società civile…

TM: Cosa si aspettano? Va bene dire: “Sì, ci piace Doha”, ma cosa porta davvero, quali sono i cambiamenti?

Se fossi il Brasile, e cercassi i mercati agricoli, allora il Doha Round avrebbe molto senso. Se fossi la Cina, e cercassi l'accesso ai mercati non agricoli, allora so che servirà allo scopo; se fossi l'India e cercassi scambi e servizi, so cosa porterà.

Ma essendo l'Africa, è un altro discorso. Vuol dire che sarà magnifico concludere il Round, ma non sono così sicuro di cosa porterà; quali cibo porterà in tavola, quali posti di lavoro creerà.

D: Allora su cosa dovrebbe puntare l'Africa?

TM: L'attenzione dovrebbe essere sugli scambi interni. Con le opportunità che si presentano per l'Africa nell'attuale situazione economica globale, potremmo gestirli in modo molto diverso… ma non facciamo scambi con i nostri vicini. Tutte le infrastrutture sul continente sono ancora strutturate sui modelli coloniali. Miniere, porti, linee ferroviarie….

D: E cosa accadrà dopo questo grande meeting?

TM: Questo è un problema… la gente vuole sapere cosa chiederete al G20? A cosa serve questo G20? Vi rivolgerete alla rete del G20 di Sud Africa, India e Brasile? Credo sia molto importante perché i media hanno questa responsabilità, fanno tanta pubblicità e così si pensa che basta entrare e si esce con un sacco pieno di denaro.

Ma quello che cerchiamo in realtà non è un tipo di impegno tra chi comanda e chi implora; si cerca un senso di responsabilità comune su decisioni che cambieranno il funzionamento dell'economia globale. Se è questo che vogliamo… allora l'impegno in questo processo deve essere ben diverso.