ATENE, 6 aprile 2009 (IPS) – Da oltre un secolo, migranti e rifugiati approdano in una baraccopoli della città di Patrasso nella speranza di riuscire ad imbarcarsi su una nave diretta in Italia.
L’insediamento, che si trova vicino al porto di questa città di 160mila abitanti, 220 chilometri a sud-ovest di Atene, è nato con l’arrivo dei curdi, ma più del 95 per cento della popolazione residente qui oggi proviene dall’Afghanistan.
Le condizioni igieniche e di vita ne fanno un luogo a dir poco inadeguato per un essere umano, e ad aggravare la situazione, l’ostilità sempre più diffusa della comunità locale e delle autorità nei confronti dei rifugiati.
”Le autorità municipali non hanno risposto alle nostre richieste di regolamentare la situazione, convinte che il problema si sarebbe attenuato quando la comunità locale avesse costretto migranti e rifugiati ad andare via”, ha spiegato Andreas Vgenopoulos, membro di un gruppo di cittadini organizzati che offre supporto a rifugiati e migranti a Patrasso. “Quello che non capiscono è la disperazione di queste persone. Se sapessero da dove provengono, capirebbero che non torneranno indietro, e che resteranno qui finché non riusciranno a raggiungere l’occidente”.
Dallo scorso maggio, Medici senza frontiere (MSF) ha istituito all’interno dell’insediamento una piccola unità di primo soccorso, gestita da un medico specializzato in crisi umanitarie e da uno psicologo. Secondo Christos Papaioannou, coordinatore del progetto, questa gente è esposta a gravi rischi anche solo per le condizioni igieniche del posto.
In genere vivono dalle cinque alle dieci persone in ciascuna delle circa 200 baracche assemblate con legno, cartone e plastica, e ci sono solo quattro gabinetti per ogni insediamento. La popolazione è prevalentemente maschile, con molti minori incustoditi. I rifiuti e i pozzi neri raramente vengono puliti, e intorno all’insediamento si accumulano tonnellate di liquami, rappresentando una minaccia non solo per le persone residenti, ma anche per gli abitanti locali degli edifici circostanti.
“Dallo scorso maggio abbiamo esaminato circa 7mila persone che vivono nella baraccopoli. Quasi sempre abbiamo a che fare con problemi dermatologici e respiratori, causati dalla mancanza di igiene, e ci occupiamo di diversi feriti. Qualcuno soffre anche di depressione, stress acuto e disturbi del sonno. A Patrasso abbiamo proclamato l’emergenza sanitaria, visto che un ampio numero di persone vulnerabili non ha libero accesso ai servizi medici”.
Per la legge greca, gli ospedali possono accettare migranti senza documenti solo in caso di emergenza. La scelta di fornire assistenza, anche di persone in condizioni gravi, dipende strettamente dalla volontà del medico.
MSF stima attualmente la presenza di circa 1.200-1.500 persone residenti nello slum; è difficile accertare il numero esatto, visto che la popolazione è in continuo movimento. Qualcuno resta a Patrasso per anni, mentre altri ripartono entro pochi giorni dall’arrivo. Sopravvivono grazie a lavori temporanei sul mercato nero, e alle provviste offerte da alcuni cittadini.
Vgenopoulos segnala che i casi di persone ferite sono spesso riconducibili ad abusi commessi dagli agenti della guardia costiera e di polizia, responsabili di vigilare sulle strutture del porto. Vengono riportati diversi casi di maltrattamenti da parte delle autorità nei confronti di chi tenta di imbarcarsi sulle navi. La decisione di intensificare i controlli ha creato una situazione in cui la gente rischia di tutto pur di salire a bordo”.
Il 2 marzo, l’autista di un camion ha cercato di investire un afgano che aveva tentato di intrufolarsi nel suo veicolo; i migranti spesso si nascono sotto e dentro i camion in attesa dell’imbarco.
L’autista è stato denunciato per tentato omicidio, ma questo non fermerà la situazione di degrado, ha detto Vgenopoulos. “È molto preoccupante che i residenti di Patrasso stiano assumendo un atteggiamento sempre più radicale: così vengono incoraggiati i gruppi razzisti e di estrema destra che pensano che il problema può essere risolto solo in modo radicale”.
Il 21 gennaio scorso, nella baraccopoli è scoppiato un incendio. Alcuni vicini sono stati sentiti gridare “lasciateli bruciare”, mentre tentavano di fermare i pompieri intervenuti per estinguere le fiamme. Altri sono stati visti mentre sputavano addosso ai rifugiati dai balconi delle loro case. Un terzo delle baracche, compresa la base di MSF, sono rimaste distrutte, lasciando 500 persone senza un tetto.
Gli abitanti di Patrasso si sono schierati anche contro chi cerca di aiutare i rifugiati. “Qualcuno addirittura è arrivato a dire che stiamo approfittando della situazione”, ha riferito Vgenopolous. “Ma noi non abbiamo niente da guadagnare dalle sofferenze di queste persone. Chi è responsabile di tenerli qui come ostaggi sono i contrabbandieri, con la connivenza di alcuni membri delle autorità, per non parlare del ruolo vergognoso della Grecia nell’ambito più generale delle politiche migratorie europee”.