NAZIONI UNITE, 13 febbraio 2009 (IPS) – Mentre in tutto il mondo si celebra l'amore romantico di San Valentino, gli attivisti sono impegnati perchè gli orrori del conflitto nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) non vengano dimenticati.
Eve Ensler e Denis Mukwege
Paula Allen
Negli ultimi dieci anni, centinaia di migliaia di donne e ragazze in Congo hanno subito violenza sessuale, soprattutto per mano dei gruppi ribelli in lotta per il controllo della terra e delle risorse minerarie.
Più di cinque milioni di persone sono state uccise nella guerra civile seguita alla destituzione del dittatore Mobutu Sese Seko, nel 1997. La principale forza di peacekeeping delle Nazioni Unite, forte di 17mila uomini, è nel paese dal 2000. Ma la RDC è un paese vasto quanto l’Europa occidentale, e con pochissime strade di collegamento.
Lo scorso anno, i gruppi ribelli hanno firmato un accordo di pace con il debole governo della RDC, accusato di corruzione e complicità negli stupri. Nonostante l’accordo, migliaia di donne e di giovani nel Congo orientale hanno subito violenza nella regione al confine con Ruanda e Uganda, una zona ricca di coltan e di altri minerali preziosi.
Gli scontri su larga scala sono ripresi lo scorso luglio, costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire dalle proprie case. Questa settimana, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF) e la campagna V-Day hanno lanciato in cinque città l’iniziativa ‘Turning Pain to Power Tour’ (Trasformare il dolore in potere), partita dalla sede dell’Onu a New York City e che ha raggiunto Los Angeles, San Francisco, Atlanta e Washington DC.
Tra i partecipanti, Eve Ensler, fondatrice del V-Day e autrice dei “Monologhi della vagina”, e Denis Mukwege, direttore e fondatore del policlinico Panzi Hospital di Bukavu, provincia del Sud Kivu nella RDC, vincitore del “Premio delle Nazioni Unite per i diritti umani” 2008.
L’iniziativa congiunta si propone di sviluppare la “Città della gioia” (City of Joy), un villaggio per le sopravvissute agli stupri a Bukavu, capoluogo del Sud Kivu e descritta dal direttore esecutivo dell’UNICEF Ann Veneman come un luogo dove “nessuno è al sicuro”.
”Le semplici attività quotidiane come andare a prendere l’acqua, espongono queste donne e ragazze a gravi pericoli”, ha detto mercoledì scorso ai giornalisti Veneman.
”L’ho sentito [Mukwege] raccontare che alle volte le donne si trascinano fino all’ospedale, dopo essere state abbandonate e condannate alla morte nei villaggi o nella foresta. E mi ha detto che una delle cose che deve fare è curare la malnutrizione prima di cominciare qualsiasi intervento, poiché le vittime sono molto indebolite dopo essere state lasciate completamente da sole”, ha spiegato.
L’iniziativa del V-Day è stata lanciata nel novembre 2007, e gode ormai di sostenitori in 60 paesi.
Mukwege ha spiegato che la campagna è molto importante per dare speranza alle donne congolesi, che hanno dovuto sopportare questa situazione terribile per oltre 10 anni, chiedendo più volte aiuto invano ai politici e alla comunità internazionale.
”Ma spesso sembra che non ci sentano, perciò ci siamo chiesti: è solo perché sono donne, e dobbiamo aspettare che anche gli uomini vengano uccisi perché altri uomini reagiscano?”, ha chiesto Mukwege, che ogni giorno effettua almeno 10 operazioni di fistola.
Alla domanda su quante donne sia riuscito a operare fino ad oggi, ha parlato di un numero approssimato di 24mila. Anche più donne avrebbero bisogno di un intervento, ma l’ospedale ha una capacità limitata.
”Il nostro ospedale può gestire 10 operazioni al giorno, e anche se non conosciamo il loro numero esatto, la lista delle donne non operate è lunga. Avremmo bisogno di cinque, sei nuove strutture nella regione”, ha suggerito.
Mukwege ritiene che il numero delle donne che hanno subito violenza sessuale dall’inizio del conflitto sia molto più alto di quello stimato dall’Onu, di 200-300mila, calcolando che il dato reale dovrebbe essere di oltre mezzo milione.
Lo specialista ha poi sottolineato l’importanza delle cure sia psicologiche che fisiche. “Abbiamo circa una dozzina di psicologi, ma il nostro obiettivo è formare un’equipe di 300 psicologi professionisti per lavorare con le donne in questo campo, e che siano davvero capaci di valutare i loro progressi sul lungo periodo”, ha segnalato Mukwege.
”Si dovrebbero istituire sistemi giuridici in modo da assicurare gli stupratori alla giustizia, per arrestarli e processarli per le loro responsabilità”, ha aggiunto.
Ensler auspica che il tour nelle cinque città americane possa risvegliare l’attenzione dei cittadini e del governo americano su ciò che sta succedendo nella RDC. La violenza contro le donne è una battaglia di tutti, ha sottolineato. “Non è un fenomeno tipicamente africano, né presente solo nella RDC – è un’epidemia mondiale”, ha osservato l’attivista.
Ma Ensler, che ha visitato la RDC orientale, spiega che ciò che ha visto e ha vissuto sul posto l’ha convinta che si tratta senza dubbio della peggiore situazione di violenza contro le donne al mondo oggi.
Alla domanda se le Nazioni Unite stiano facendo abbastanza, la promotrice del V-Day ha spiegato che l’Onu sta cominciando a capire la centralità del problema della violenza contro le donne, ma non ne ha ancora fatto una priorità in termini di azione.
”Credo ci sia una gran quantità di protocolli intorno al tema, e ogni sorta di [risoluzioni del Consiglio di Sicurezza] 1325 e 1820, ma molto spesso non vengono applicate. E credo che viviamo ancora in un’istituzione molto patriarcale che non ha capito l’importanza delle donne e il loro ruolo nel mondo”, ha sostenuto Ensler.
La donna ha poi sollecitato un cambiamento nelle Nazioni Unite, per mettere più donne nei posti di potere e far sentire la loro voce per una svolta radicale, e per costruire un futuro dove possano avere le stesse opportunità degli uomini.
”Credo che dovremmo continuare a sviluppare un movimento delle donne e aiutarle ad acquisire sempre più potere”, ha auspicato. ”Per esempio, a Occidente tutti beneficiamo delle risorse del Congo. Utilizziamo i cellulari, le play station – ma le nostre mani sono fondamentalmente intrise di sangue, ed è importante che i popoli di tutto il mondo lo capiscano”, ha detto Ensler.
Il coltan, ad esempio, è un metallo raro e molto prezioso, utilizzato per telefoni cellulari, lettori DVD, computer, camere digitali, videogame, airbag, e altro. Ed è da tempo sia fonte di finanziamenti, sia causa primaria del conflitto in corso e della straordinaria ondata di violenza contro le donne.
Ensler ha dichiarato che il loro obiettivo quest’anno è raccogliere fondi per portare avanti l’iniziativa del V-Day.
”La campagna ammonta nel complesso a circa quattro milioni di dollari, che servono per la City of Joy e per l’iniziativa. Finora sta andando bene, ma abbiamo bisogno di maggiori contributi”, ha detto all’IPS.
Secondo i dati del V-Day, quest’anno si terranno 4mila eventi in 1.400 luoghi diversi, incentrati soprattutto sulle donne del Congo, oltre a 600 dibattiti.