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COMMERCIO: Doha, nessun compromesso sullo sviluppo

GINEVRA, 20 ottobre 2007 (IPS) – Di fronte alla crisi finanziaria globale e all’aumento dei prezzi del cibo, i paesi africani intendono concludere entro la fine dell’anno l’accordo sulle modalità nel Round di Doha sull’agricoltura e sull’apertura dei mercati ai prodotti industriali, che si continua a rimandare da tempo.

Ma non intendono tollerare il continuo tentativo da parte di alcuni importanti componenti dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO/OMC) di indebolire “la dimensione dello sviluppo” nell’accordo sulle modalità, secondo quanto dichiarato all’IPS da alcuni inviati commerciali africani.

L’accordo sulle modalità (parametri) contiene un complesso labirinto di norme per stabilire come i membri del WTO dovranno ridurre i loro sussidi agricoli e tariffe di importazione, ma anche i dazi di importazione sui prodotti industriali.

Per i paesi africani, le principali questioni relative allo sviluppo tra questi parametri includerebbero: una enorme riduzione dei sussidi globali al cotone; speciali flessibilità per tutelare importanti prodotti agricoli che permettono a decine di milioni di agricoltori poveri di sopravvivere; attenuare l’erosione delle preferenze commerciali concesse dagli ex colonizzatori; un accesso libero da quote e dazi per i paesi meno sviluppati, con regole semplici; ecc..

“Siamo preoccupati per la crisi finanziaria, così come per l’aumento dei prezzi del cibo, perché la maggior parte dei nostri paesi dipende dal commercio esterno, e importiamo anche molti prodotti agricoli”, ha spiegato l’ambasciatore Shree Baboo Chekitan Servansing, coordinatore del gruppo dei paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP)

“Il commercio è parte della soluzione in questa crisi finanziaria e alimentare globale, e un accordo forte per ridurre i sussidi agricoli e riequilibrare le regole degli scambi offre buone speranze per l’economia mondiale”, ha commentato in un’intervista all’IPS. “E ogni ulteriore ritardo nel concludere questo accordo non farà altro che aggravare ancora di più le crisi”, ha sostenuto Servansing.

Per di più, la crisi finanziaria nei grandi paesi industrializzati è destinata a creare un buco nei bilanci degli aiuti pubblici allo sviluppo; e lascerà fuori gli aiuti al commercio. “Per questo è importante che il Round di Doha sullo sviluppo (Doha Development Round, DDA) si risolva senza altri ritardi”, ha sottolineato.

“Il gruppo africano ha deciso di impegnarsi per concludere i negoziati sui parametri di Doha entro la fine del 2008”, ha affermato l’ambasciatore Guy Alain Emmanuel Gauze, coordinatore del gruppo dei paesi africani al WTO. “Stiamo ancora lavorando sodo perché i lavori relativi all’accordo sulle modalità per agricoltura e NAMA (accesso al mercato per i prodotti non agricoli) procedano senza intoppo”, ha detto all’IPS.

Un accordo tempestivo nel Round di Doha “potrebbe sbloccare” l’attuale impasse nei confronti di diversi problemi globali e “stimolare gli scambi globali in un momento in cui cresce la paura del protezionismo”, ha osservato Anthony Mothae Maruping, inviato commerciale del Lesotho e coordinatore del gruppo dei paesi meno sviluppati (PMS) presso il WTO.

Ma i tre coordinatori si sono detti molto preoccupati per i continui tentativi di compromettere gli aspetti legati allo sviluppo nell’accesso al mercato dei prodotti industriali e nel libero accesso da quote e dazi per i prodotti esportati dai PMS.

Quanto ai negoziati sui beni industriali, i paesi africani si sono opposti all’eliminazione delle tariffe su base settoriale – che comporterebbe l’azzeramento delle tariffe su alcuni prodotti specifici – in quanto ricadrebbe negativamente sulle loro preferenze commerciali. Per gli Stati Uniti, si tratta di un’esigenza vitale per accontentare le proprie lobby industriali e garantirsi un sostegno nell’accordo sulle modalità.

“L’eliminazione delle tariffe per determinati settori non è una condizione obbligatoria per i paesi africani. È solo volontaria”, ha precisato Gauze, suggerendo la loro presa di distanza dai negoziati su questo argomento. “Siamo contrari a tutti i punti relativi all’eliminazione delle tariffe su base settoriale”, ha detto Servansing, ribadendo che questo non farebbe che minare ulteriormente le preferenze commerciali.

Per di più, un accesso al mercato libero da quote e dazi per i paesi africani non può essere appesantito da complicate norme d’origine, a detta di Maruping. Secondo l’inviato, non è stata fatta ancora chiarezza su diversi aspetti relativi all’accesso al mercato senza dazi né quote.