BARCELLONA, 16 ottobre 2008 (IPS) – Mentre il caos finanziario continua a dominare le prime pagine dei giornali, i costi del persistente declino della biodiversità devono ancora essere valutati. Ma già si pensa che saranno più alti di quelli della crisi economica, e in molti casi anche irreparabili.
Ashok Khosla
Fernanda Zanuzzi
Adesso l'Unione mondiale per la conservazione della natura (IUCN) vuole raccogliere le prove inconfutabili dell'importanza di preservare la biodiversità, e dei costi generati dalla sua perdita. La più antica e principale rete ambientalista mondiale assegnerà questo compito alle sue diverse commissioni scientifiche.
Questo è uno dei pilastri delle priorità strategiche della IUCN, come ha dichiarato il nuovo presidente dell'organizzazione Ashok Khosla.
L'idea di fondo, sostenuta dalla IUCN al Congresso mondiale sulla conservazione della natura (Barcellona, 4-14 ottobre), è proteggere la biosfera, con particolare attenzione alla conservazione della biodiversità in tutte le sue espressioni.
“Ciò significa che dobbiamo fare il necessario per portare il tema della biodiversità in primo piano nella coscienza delle persone, nell'attenzione dei media e nei processi decisionali, a livello locale, nazionale e globale”, ha detto Khosla ai delegati nella sessione conclusiva.
Ciò che è emerso al Congresso è che si possono senz'altro trarre lezioni chiare dal dibattito sul cambiamento climatico. Anche se molti hanno messo in dubbio le basi scientifiche del legame tra cambiamento climatico e attività umana, è stata la visione autorevole e inequivocabile della Commissione intergovernativa sul cambiamento climatico (IPCC), risultato del lavoro scientifico congiunto di oltre tremila scienziati, che ha più o meno messo fine al dibattito. La IUCN è ovviamente l'organizzazione che può e deve fare ciò che la IPCC sta facendo con il cambiamento climatico.
“Il messaggio chiaro emerso dall'incontro (di Barcellona) è che la biodiversità è alla base del benessere delle società umane e delle loro economie”, ha dichiarato la direttrice generale della IUCN Julia Marton-Lefèvre. “Ma la conservazione può funzionare solo se andiamo ad incidere sulle cause che sono all'origine della perdita di biodiversità, e se contemporaneamente vengono attivate iniziative per ridurre l'impatto di questa perdita”.
Secondo il programma della IUCN 2009-2012, “Delineare un futuro sostenibile”, l'Unione contribuirà direttamente agli obiettivi concordati dai governi a livello mondiale per ridurre il tasso di perdita di biodiversità.
Proporrà poi una nuova prospettiva ambientale per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (fissati nel 2000 da 189 paesi), un piano per l'attuazione del Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile (concordato nel settembre 2002 a Johannesburg), e altri importanti impegni internazionali.
Fondata nel 1948 a Fontainebleau (Svizzera), tre anni dopo la nascita delle Nazioni Unite, la IUCN, con circa mille affiliati provenienti da tutto il mondo, tra cui governi e Ong internazionali, si prepara ad adeguarsi alle nuove realtà in rapida trasformazione del mondo globalizzato.
Non solo deve affrontare le questioni ambientali più impegnative della storia – il cambio climatico e il declino di biodiversità – ma i membri della IUCN stanno anche chiedendo cambiamenti di fondo delle attività stesse dell'organizzazione.
In questo senso, l'elezione di Khosla è di vitale importanza. Il nuovo presidente dirige il Development Alternatives Group con sede in India, un'organizzazione non profit istituita nel 1983 per la “creazione di un sostentamento sostenibile su larga scala”, ma presiede anche il Club di Roma, un istituto di ricerca globale e centro di innovazione e di iniziative.
Tra le sue priorità, istituire una commissione internazionale in collaborazione con il WWF e il Programma Onu per lo sviluppo (Unep) per indagare sulle implicazioni profonde del “carbonio verde”, come il sequestro del carbonio, il REED (un meccanismo di indennizzo per i paesi che riducono le emissioni provocate dalla deforestazione e dal degrado forestale) e i biocarburanti.
La commissione proposta riunirebbe, come la Commissione mondiale sulle dighe, persone con diversi percorsi e visioni della vita che abbiano la possibilità di capire come intervenire sul cambiamento climatico e sulla biodiversità nel modo più significativo possibile.
Un altro punto importante sull'agenda della IUCN per gli anni a venire è “la formazione di nuove partnership tra le istituzioni più eccellenti per mettere insieme i diversi approcci e produrre soluzioni efficaci per la gestione di questioni interconnesse come popolazione, risorse naturali, ambiente e sviluppo”.
La IUCN dovrà poi capire su che basi stabilire relazioni appropriate con le imprese. A giudicare dalle diverse proposte emerse nei dibattiti del congresso di Barcellona su questo tema, sembra esserci un ampio consenso sul fatto che la IUCN debba impegnarsi con le aziende, grandi, medie e piccole.
Ma i termini di questo impegno devono essere tali da produrre risultati positivi rispetto alla tutela, e assicurare che in nessun momento risulti compromessa l'integrità o la capacità della IUCN di portare a termine la sua missione.
Marton-Lefèvre ribadisce quest'idea: “Ho sempre pensato che la IUCN fosse nata per influenzare, incoraggiare e aiutare la società nel gestire la natura e le risorse naturali nel modo più sostenibile e socialmente equo – e le imprese sono parte della società, che piaccia o meno ad alcuni dei nostri componenti. Quindi sono convinto che dobbiamo impegnarci, ma che nel farlo non dobbiamo perdere la nostra voce”, ha spiegato all'IPS.
Ma Khosla fa un passo oltre, quando afferma nelle sue dichiarazioni conclusive: “I comitati nazionali e regionali dovranno essere investiti del ruolo sia di esperti che di watchdog, a livello della base”.
Una task force per definire i termini di questo impegno e i cambiamenti di funzione necessari dovrebbe essere istituita dal consiglio di 32 membri che rappresenta il consiglio di amministrazione dell'organizzazione.
Il congresso ha lavorato molto anche per promuovere miglioramenti nella governance delle acque extraterritoriali: essendo zone al di fuori delle giurisdizioni nazionali, spesso vengono sfruttate da tutti, mentre non c'è nessuno a gestirle.
Anche i diritti delle comunità vulnerabili e indigene sono stati tre le priorità del congresso di Barcellona, e i membri della IUCN hanno sollecitato i governi a tenere conto delle conseguenze sui diritti umani di tutte le attività legate alla conservazione della natura.
Il congresso ha visto nascere una nuova “rete etica” per l'orientamento delle attività di tutela, dove la riduzione della povertà, l'approccio basato sui diritti e il principio del “non nuocere” possono essere applicati per ridefinire la relazione con la natura.
Con uno sguardo alla Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico prevista per dicembre in Polonia, la IUCN ha chiesto obiettivi più specifici in linea con il piano d'azione di Bali – cioè dal 50 all'85 per cento di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2050 e mantenere l'aumento delle temperature al di sotto dei due gradi centigradi.
Al congresso sono stati presi impegni importanti per sostenere la missione della IUCN: la Fondazione MacArthur investirà 50 milioni di dollari per mitigare il cambiamento climatico e adattarsi ai suoi effetti, mentre il Mohammed Bin Zayed Species Conservation Fund investirà 25 milioni di euro per la biodiversità globale.