ACCRA, 2 settembre 2008 (IPS) – Gli accordi di partnership economica (EPA) hanno acquisito una cattiva fama per niente, sostiene il parlamentare del Ghana JB Danquah.
Danquah, che è membro della commissione parlamentare del Ghana su ambiente, scienza e tecnologia, ha spiegato all’IPS che “la minaccia al commercio africano non viene dagli EPA ma dalla Cina e da altri paesi asiatici, che stanno vendendo sottocosto le loro merci nel continente”.
Ad esempio, Danquah ha citato alcuni fabbricanti del Ghana che sarebbero stati “raggirati” dai fornitori di materie prime cinesi: i ghaniani avrebbero dato ai fornitori la descrizione dei loro prodotti, che questi avrebbero poi usato per fabbricare da sé gli stessi prodotti.
Danquah ha parlato in occasione di un altro incontro della società civile, di protesta contro gli EPA. L'African Trade Network (ATN), formata da organizzazioni non governative (ONG) africane che criticano il contesto economico, si è riunita la scorsa settimana ad Accra, capitale del Ghana, per elaborare strategie sulle nuove sfide emerse nella sua campagna contro gli EPA.
La ATN ritiene che gli accordi commerciali attualmente in fase di negoziazione tra Unione europea (UE) e paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) siano troppo rigidi, e concepiti per rafforzare la dipendenza permanente dagli aiuti e dai finanziamenti per lo sviluppo.
Per di più, gli EPA non farebbero che ampliare l’intensificarsi di politiche neoliberiste sregolate, che hanno alimentato forzatamente l’Africa e altre regioni in via di sviluppo per quasi tre decenni, e il cui unico risultato è stato la distruzione del capitale umano e dei settori produttivi africani.
Le politiche neoliberiste sono state promosse dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale, e prevedono la liberalizzazione dei flussi di scambi, la deregolamentazione delle imprese e l’affossamento dello stato attraverso la privatizzazione.
Secondo la rete della società civile, gli EPA costituiscono un impulso potente e pericoloso, e senza dubbio rappresentano la minaccia più immediata ed urgente per l’Africa.
La posizione della ATN sarebbe tuttavia insensata a detta di Danquah, secondo il quale “ai politici africani coinvolti nei negoziati EPA non è stato riconosciuto ciò che gli spettava”.
Secondo Danquah gli attivisti non avrebbero i piedi per terra, e non capirebbero a pieno le questioni in gioco. La firma da parte del Ghana degli EPA provvisori è stata positiva per il paese: abbiamo potuto salvare 40mila posti di lavoro, e se non avessimo firmato, avremmo pagato le conseguenze per più di 200 milioni di dollari di valore del prodotto.
Dot Keet, esperta commerciale presso il South Africa’s Alternative Information and Development Centre (AIDC), respinge le affermazioni di Danquah. I paesi africani hanno dimostrato la loro debolezza nel processo dei negoziati, accettando di firmare gli EPA provvisori, ha spiegato all’IPS.
L’AIDC è un’organizzazione non governativa che organizza attività di mobilitazione per la ricerca di alternative al sistema economico dominante.
Secondo Keet, i paesi che hanno firmato gli accordi provvisori non sono stati abbastanza risoluti nei negoziati. È stato solo un tentativo di dividere il continente.
L’esperta ha citato la Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale (SADC) come un esempio in cui i singoli paesi sono andati da soli a firmare gli accordi provvisori; una decisione che a suo parere avrebbe creato divisioni all’interno della stessa SADC.
La cosa preoccupante, ha aggiunto, è che i funzionari di alcuni di questi paesi hanno dichiarato di sapere che gli accordi non erano convenienti, ma di aver dovuto firmare per paura di una revoca degli aiuti.
La ATN afferma in una dichiarazione che l’attuale impennata dei prezzi globali è una realtà che dà alle economie africane più libertà d’azione e un maggiore potere contrattuale strategico.
Anche le tendenze del mercato delle merci riflettono grandi trasformazioni nel potere economico mondiale, in particolare la crescita di nuovi paesi in via di sviluppo come Brasile, India, Cina e, in minor grado, il Sud Africa.
Questo rappresenta nuove opportunità per diversificare le relazioni economiche internazionali dell’Africa, e poter uscire dalla condizione limitante e debilitante del doversi affidare all’UE e ai suoi mercati.
Questo è il momento peggiore per gettare via tutte queste potenziali aperture, costringendo l’Africa ad una forte relazione neocoloniale con l’UE attraverso gli EPA, si legge nella dichiarazione.
La ATN sostiene che, se gli EPA venissero approvati, centinaia di milioni di produttori africani ci rimetterebbero, in tutti i settori di produzione e di scambio.
Secondo la ATN, il fatto di garantire gli EPA entro la fine del 2007 avrebbe contribuito al fallimento dell’UE. Ma la campagna non è riuscita a generare un impeto e un’agenda sufficientemente indipendenti nel processo di negoziazione.
Questo in parte perché dobbiamo ancora avvicinarci ad una fase in cui ampie fasce di sindacati o di pescatori arrivino a collegare le minacce al lavoro e alle condizioni di lavoro con la minaccia degli EPA.
E neanche una massa critica di organizzazioni di donne vede consapevolmente la resistenza agli EPA come un possibile punto di svolta qualitativo nella lotta contro le ineguaglianze all’interno e al di là dell’Africa.
L’approccio della campagna sulle tematiche di genere è stata criticata dalla responsabile del Kenya su genere e conflitto dell'Agenzia per la cooperazione e la ricerca (ACORD), Awino Okech. A suo parere, non è stato fatto nessuno sforzo per attingere dai punti di vista dei movimenti delle donne di tutto il continente.
La ACORD è una rete internazionale di ONG che si battono per promuovere la giustizia sociale.
I dibattiti sugli scambi si presentano neutrali rispetto alle tematiche di genere, ma le donne dovrebbero darsi da fare per sollevare le loro preoccupazioni su questi temi, sostiene Okech, che ha notato come la natura dei dibattiti sul commercio sia prevalentemente tecnica – una ragione in più per coinvolgere le organizzazioni delle donne.