GINEVRA, 29 luglio 2008 (IPS) – I pregiudizi contenuti nelle proposte di riforma del commercio agricolo del WTO, che sono ora sotto esame per la seconda settimana consecutiva, finiranno senz’altro per aggravare la crisi alimentare provocata negli ultimi mesi dall’aumento dei prezzi agricoli, sostiene Aftab Alam Khan, esperto dell’organizzazione non governativa ActionAid.
Le principali delibere avviate il 21 luglio dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), con la partecipazione dei ministri per il commercio di oltre 30 paesi, avevano creato aspettative, almeno tra i leader del WTO, sul fatto che l’incontro potesse offrire imdelle soluzioni alla crisi alimentare, anche se sul medio-lungo periodo.
I colloqui commerciali multilaterali del Round di Doha potrebbero rappresentare in parte una soluzione, aveva dichiarato il direttore generale del WTO Pascal Lamy il 7 maggio, quando la convocazione di tutti i ministri cominciava a profilarsi come una possibilità concreta.
Ma le proposte di riforma della bozza esaminata dai ministri e dai rappresentanti degli altri 153 paesi membri indicano che niente cambierà, assicura l’esperto di ActionAid.
Riguardo alla crisi alimentare, la maggiore apertura dei mercati agricoli prevista dal programma di Doha rischia di rendere più volatili i prezzi delle derrate, osserva Carin Smaller, ricercatrice a Ginevra dell’Istituto per l’agricoltura e la politica commerciale (IATP).
”La crisi alimentare ha varie dimensioni, ma tra le più importanti vi è la trasformazione dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo, da fonte di sicurezza alimentare e di sostentamento per gli agricoltori ad un settore orientato alle esportazioni e al mercato”, ha detto Khan all’IPS.
Una delle principali caratteristiche della crisi è stato il raddoppiamento dei prezzi del cibo negli ultimi anni. In particolare i prezzi di riso, mais e grano hanno raggiunto livelli senza precedenti.
Questa situazione aumenta senz’altro l’instabilità del mercato, ma la conseguenza più grave è il peggioramento delle condizioni di 850 milioni di persone nel mondo che soffrono di fame cronica.
I negoziati commerciali di Doha per lo sviluppo, lanciati nella capitale del Qatar nel novembre 2001, avrebbero dovuto produrre un risultato favorevole al mondo in via di sviluppo, ricorda Khan.
Gli agricoltori poveri avevano sperato in un accordo che avrebbe protetto la loro vita e il loro sostentamento. Ma ciò che abbiamo visto in queste due settimane è che gli interessi dei coltivatori poveri sono stati gettati nel Lago di Ginevra, commenta l’esperto.
I testi presentati finora dal WTO e da Lamy servono solo gli interessi dei paesi ricchi e delle compagnie dell’agrobusiness, aggiunge.
Khan evidenzia come la proposta di Lamy sui sussidi che Stati Uniti (USA) e Unione Europea (UE) pagano ai loro agricoltori permetterebbe a questi paesi di raddoppiare ciò che già elargiscono.
Nel caso degli USA, che concedono sussidi agricoli tra i sette e gli otto miliardi di dollari l’anno, la bozza di documento li autorizzerebbe a spendere 14,5 miliardi di dollari, circa il doppio della somma che assegnano oggi. Quanto all’UE, che dovrebbe ridurre i propri sussidi a 12 miliardi di dollari l’anno entro il 2014, secondo la proposta di Lamy potrebbe spendere 22 miliardi di dollari l’anno, spiega Khan.
E questi fondi governativi di aiuti agli agricoltori “non comprendono un pacchetto di sussidi agricoli intoccabile, la Green Box”, ossia misure di sostegno all’agricoltura che secondo il WTO non producono effetti distorsivi sul libero scambio, osserva.
L’UE è autorizzata a spendere 32 miliardi di dollari l’anno in provvedimenti Green Box, mentre gli USA possono spenderne 50 miliardi ogni anno. Questi sussidi “sono intoccabili (non negoziabili), e possono essere elargiti in ogni momento”, segnala Khan.
Secondo alcuni studi della Conferenza delle Nazioni Unite per il Commercio e lo Sviluppo (UNCTAD), se i Green Box fossero soggetti a regolamentazioni, come i paesi in via di sviluppo chiedono, le esportazioni agricole dagli USA e dall’Unione si ridurrebbero di un 40 per cento.
La sovranità alimentare è la risposta alla crisi del cibo, precipitata con l’impennata nei prezzi dei prodotti agricoli di base, osserva Khan. Ma al governo delle Filippine, per esempio, la Banca Mondiale ha consigliato di non preoccuparsi dell’autosufficienza alimentare, visto che il paese potrebbe anche comprare il riso sul mercato internazionale.
In questo nuovo scenario di aumento dei prezzi, il riso è diventato inaccessibile. Ad aprile, il presidente delle Filippine Gloria Macapagal-Arroyo aveva adottato delle politiche per incoraggiare l’autosufficienza alimentare, segnala Khan.
Perciò l’autosufficienza alimentare è la risposta per i paesi in via di sviluppo, che hanno bisogno di proteggere e sviluppare le loro industrie agricole, e di sostenere i piccoli agricoltori affinché producano di più, ha osservato.
Ma le bozze di testo prodotte dal WTO nelle ultime due settimane vanno contro questa soluzione e perciò, afferma Khan, la crisi alimentare si aggraverà.