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DONNE-MEDIA: Ferme sulla linea di partenza

ROMA, 11 giugno 2008 (IPS) – “Non dovrebbe sorprenderci il fatto che siamo bloccate”, dice Jane Ransom, direttrice esecutiva della International Women's Media Foundation (IWMF), riferendosi all’assenza di leader femminili nei media.

Sabina Zaccaro/IPS
Sabina Zaccaro/IPS

“Da poche generazioni siamo donne istruite, donne libere”, osserva, ma bisogna anche considerare la situazione delle tante generazioni precedenti, quando le donne erano escluse dal giornalismo. “Gli uomini continuano a controllare la maggior parte dei media, e quasi tutte le strutture culturali, finanziarie e politiche sono ancora dominate dagli uomini”, commenta.

Secondo il rapporto “Le donne fanno le notizie 2008”, pubblicato dall’Organizzazione Onu per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco), “La carriera delle giornaliste donne è ancora ostacolata da stereotipi persistenti e da una sottile discriminazione – soprattutto in termini di opportunità di management”.

In molti paesi, questa “ideologia patriarcale” sembra molto diffusa e culturalmente blindata nell’ambito dei media.

Ferial Haffajee, editor del quotidiano sudafricano Mail&Guardian, segnala che uno studio del 2006 sul cosiddetto “soffitto di vetro” (“Glass Ceiling Study”) pubblicato dal National Editors Forum e dalla Ong Genderlinks ha mostrato che “il gruppo più folto di lavoratori dei media in Sud Africa resta indietro, che il numero delle donne nelle posizioni di comando non si avvicina nemmeno all’uguaglianza, e che le donne sentono ancora di vivere in ambienti di lavoro patriarcali”.

Sembrerebbe che l’accesso delle donne nelle università e nelle sale stampa sia più o meno uguale a quello degli uomini ma, ad un certo punto, il loro progresso si arresta. Sono le donne a “tirarsi fuori”, oppure vengono spinte a farlo?

“Le donne vengono escluse a causa degli orari di lavoro ‘ostili’, sfavorevoli nei confronti dei figli”, sostiene Haffajee. “I datori di lavoro non hanno creato asili per i bambini né stabilito condizioni che permettano alle donne di fare carriera. Il giornalismo è un lavoro pesante. Gli eventi accadono in momenti scomodi, le scadenze vanno al di là degli orari consueti, le condizioni per i congedi di maternità sono insufficienti. La mancanza di congedi remunerati e i tempi scomodi del giornalismo si rivelano di fatto elementi sfavorevoli decisivi”.

Ransom concorda. “A mio parere le donne nei media hanno davanti a loro delle sfide in più”, ha detto all’IPS. “Rispetto alle donne impiegate in altre professioni, come legge o finanza, credo che le giornaliste donne ricevano meno aiuti da parte delle istituzioni per l’avanzamento della carriera, l’equilibrio vita-lavoro, e la formazione delle competenze”.

“(L’informazione) è frammentaria ed è difficile fare confronti. Ma il quadro generale che emerge dagli studi che conosciamo è sconcertante, l’emarginazione professionale delle donne è un filo rosso che unisce le realtà sia dei paesi in via di sviluppo che dei paesi sviluppati”, aggiunge.

“Sentiamo molte donne giornaliste dire le stesse cose in tutto il mondo. Uno dei principali argomenti è che le organizzazioni dei media non sono molto orientate verso la famiglia”, spiega Ransom. “Le giornaliste donne sono costrette a scegliere tra lavoro e famiglia. Per esempio, proprio il mese scorso l’IWMF ha tenuto un seminario sulle giornaliste donne delle ex Repubbliche sovietiche, da cui è emerso chiaramente che non puoi fare carriera nel settore della carta stampata se hai dei figli”.

Haffajee sottolinea però che c’è stata un’ondata di nomine di donne editor in tutta l’Africa, e qualche motivo di ottimismo.

Al Mail&Guardian, spiega, “il volto dell’editor era sempre stato maschile… (ma) il contesto politico del mio paese ha aiutato molto: l’ANC (African National Congress) ha portato avanti una campagna contro il sessismo. È un caposaldo della nostra Costituzione, e il partito al governo sta premendo molto perché le donne occupino posti in politica e nel settore privato… Perciò, quel contesto ha permesso alla rete di espandersi quando il mio predecessore Mondli Makhanya se n’è andato”.

”Da quando sono stata nominata, diverse donne sono diventate editor, come Phyllicia Oppelt al Daily Dispatch; Zingisa Mkhuma al Pretoria News; Lizeka Mda come vice al City Press. Le donne gestiscono stazioni radio. Debra Patta è capo redattrice del principale canale televisivo privato”, ha detto Haffajee. “Ho conosciuto alcune donne fenomenali che gestiscono una propria agenzia o un proprio quotidiano, come Pat Mwase e Zarina Geloo in Zambia, Rosemary Okello in Kenya, insieme a Lucy Oriang”.

È sufficiente? Difficile a dirsi.

L’IWMF sta preparando un rapporto globale sulle donne nei media. Ma Ransom resta scettico. “Mi auguro che troveremo dei settori di sviluppo su cui poter costruire… (Ma) non mi stupirei se la tendenza sarà anche quella di uno stallo in alcuni settori importanti”, ha concluso.

*Questa è la seconda parte di un rapporto scritto in collaborazione con Aldo Ciummo a Roma. Miren Gutierrez è capo redattrice dell’IPS.