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SVILUPPO: I biocarburanti devono guardare ai poveri

ROMA, 3 giugno 2008 (IPS) – I biofuel vengono condannati perché contribuiscono all'aumento
nei prezzi dei prodotti di base, ma anche il loro potenziale
energetico può essere sviluppato, a condizione che “i poveri
facciano parte della catena di produzione”.

Ali Mchumo
Charles Jama/CFC

E ciò è possibile se i governi “prenderanno in seria considerazione delle politiche che sfruttino questa opportunità per lo sviluppo rurale”, sostiene Ali Mchumo, amministratore delegato di Common Fund for Commodities (CFC). “Se ai poveri viene data la possibilità di impegnarsi nella produzione agricola, avranno una nuova opportunità di beneficiare di prezzi alti per i loro prodotti agricoli”, ha detto alla corrispondente di IPS Italia Sabina Zaccaro.

Il CFC è un'istituzione finanziaria intergovernativa con sede ad Amsterdam. Tra i suoi membri, la Comunità europea, Unione africana, Comunità dell'Africa orientale e Mercato comune dell'Africa orientale e meridionale. Il suo mandato, sostenere la produzione e il commercio dei prodotti di base, in particolare nei paesi in via di sviluppo che da quei prodotti dipendono.

Secondo l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), gli alti prezzi alimentari hanno colpito le popolazioni vulnerabili in molti paesi che spendono una parte sostanziale delle loro entrate nel cibo. Il suo ultimo studio sulla situazione alimentare indica che la spesa per le importazioni alimentari dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare (Low Income Food Deficit Countries) dovrebbe raggiungere i 169 miliardi di dollari nel 2008, il 40 per cento in più rispetto al 2007. Secondo il rapporto, entro la fine del 2008 il paniere delle importazioni alimentari annuali della maggior parte dei paesi vulnerabili potrebbe costare quattro volte di più che nel 2000.

IPS: Molti esperti si dicono preoccupati per la responsabilità dei biofuel nell'aumento dei prezzi alimentari, sostenendo che questi dipenderebbero dalla domanda energetica dei paesi ricchi, e non dalla preoccupazione di sfamare le popolazioni del Sud.

Ali Mchumo: L'aumento dei prezzi alimentari è soprattutto il sintomo di una capacità produttiva insufficiente a soddisfare la domanda. Dal punto di vista dell'offerta, questo è dovuto principalmente agli scarsi investimenti nell'agricoltura e nello sviluppo, in particolare nei paesi africani; quanto alla domanda, c'è un eccezionale aumento nella domanda da parte di immensi mercati come la Cina, i cui modelli di consumo sono aumentati considerevolmente.

Certo, il nuovo mercato dei biofuel sta stimolando la domanda globale dei prodotti agricoli, ma gli effetti attuali e futuri sui prezzi alimentari dipendono principalmente dalle materie prime usate nelle tecnologie emergenti dei biocarburanti.

Il settore dei biofuel è ancora in fase di rapido sviluppo, e quasi tutti gli effetti che osserviamo oggi potrebbero ridursi sui tempi più lunghi. Inoltre, l'aumento nei prezzi del petrolio non solo si ripercuote sull'aumento dei prezzi alimentari, ma stimola anche più ricerca per lo sviluppo di materie prime non commestibili alternative, dove il settore dei biofuel incontra minori resistenze.

Sarebbe opportuno vigilare sui principali trend del settore dei biofuel che incidono in modo negativo e persistente sui mercati alimentari. IPS: I paesi in via di sviluppo dipendenti dai prodotti di base costituiscono la maggioranza dei membri del Common Fund. Quali minacce rappresenta la bioenergia per questi paesi? AM: Abbiamo visto che per i paesi in via di sviluppo dipendenti dai prodotti di base (CDDC) è meglio considerare la questione dell'energia dai biocarburanti non come una minaccia ma come l'emergere di nuove opportunità e sfide.

Secondo il Common Fund, bilanciare sfide e opportunità nell'ambito degli interessi nazionali è l'elemento fondamentale di qualsiasi risposta politica sensata alla crescente importanza dei biofuel e della bioenergia.

Un equilibrio che potrebbe includere diversificazione, sostenibilità ambientale, sviluppo rurale, sicurezza alimentare, un migliore utilizzo dei territori di confine per una maggiore produzione di prodotti di base, e una minore dipendenza dai combustibili fossili.

IPS: Il Common Fund ha pubblicato di recente uno studio in cui analizza politiche e strategie relative ai biocarburanti che dovrebbero essere adottate per diversificare il settore agricolo. Quali sono le principali conclusioni di questo studio?

AM: Il punto d'intesa comune fondamentale del rapporto è che l'obiettivo essenziale nello sviluppo dei biofuel, nel contesto dei paesi dipendenti dai beni primari, è quello di promuovere il legame tra riduzione della povertà e sviluppo del settore dei biofuel.

In secondo luogo, il rapporto menziona i seguenti fattori: flessibilità, specificità dei singoli paesi, e orientamento verso i poveri nello sviluppo delle politiche nazionali sui biofuel.

Inoltre, lo studio comprende un “Decision Tree” (albero di decisione) che identifica gli obiettivi politici chiave e i fattori sostanziali da prendere in considerazione nel formulare una strategia di sviluppo nazionale più ampia per lo sviluppo dei biofuel. Il Decision Tree identifica quattro traguardi più ampi per una politica di sviluppo dei biofuel: sicurezza energetica, sviluppo rurale, sviluppo delle esportazioni e attenuazione del cambiamento climatico.

IPS: Quali fattori dovrebbero prendere in esame i politici per rendere fattibili queste politiche?

AM: Dovrebbero prendere nella dovuta considerazione fattori cruciali come la scelta delle materie prime, la sicurezza alimentare, l'ambiente, l'accettabilità sociale, l'efficacia economica e la concorrenza sul mercato.

IPS: Quali politiche possono tutelare i poveri dalle pressioni generate dalla crescita dei mercati dei biofuel? AM: Le misure politiche per le scelte nazionali strategiche nello sviluppo dei biofuel vengono delineate nel Decision Tree dello studio. La rappresentazione grafica abbraccia tutti i settori principali, ed è una sorta di road map per i politici a livello nazionale. In sostanza, si tratta di un'analisi costi-benefici, pianificata sull'arco dei ciclo di vita dei biofuel.

Ovviamente, ci aspettiamo che ogni paese prenda in considerazione tutti i fattori, al momento di formulare o di implementare una politica specifica per ciascuno stato membro (del CFC).

IPS: Investire su larga scala nei biofuel è soprattutto una prerogativa del settore privato. Come può essere ridotto il rischio che le grandi multinazionali traggano vantaggio dalla crisi alimentare a spese dei paesi poveri, come gli esperti ritengono stia accadendo con il riso?

AM: Ciò che sta accadendo con la crisi alimentare potrebbe dimostrare che è in atto un crollo del mercato agricolo globale. Per risolvere il problema sarà necessario rivedere le attuali misure di sussidio che limitano la competitività dei paesi in via di sviluppo sul mercato aperto.

Nel caso del riso, il cui prezzo è salito dell'85 per cento, molti paesi produttori sembra stiano riducendo le esportazioni, contribuendo così direttamente al caos e all'incertezza sulla scarsità di cibo in molti paesi importatori di derrate.

IPS: Quale può essere la soluzione a lungo termine, oltre agli aiuti alimentari d'emergenza?

AM: L'impennata nei prezzi del cibo ha prodotto sempre più incertezze quanto alla sicurezza alimentare globale e all'accessibilità al cibo.

Cambiamento climatico, degrado ambientale, alti costi delle transazioni derivanti da un'escalation nei costi dell'energia, e riconversione del grano nel settore dei biofuel, sono tra i principali fattori responsabili di questo sviluppo negativo e allarmante.

E a nostro parere i fattori principali sul lungo periodo sono stati la trascuratezza negli investimenti agricoli e l'impatto dei sussidi e delle misure di aiuto nazionali, che hanno disincentivato la produzione alimentare nei paesi in via di sviluppo. Nessuno può più dire che queste misure abbiano un qualche valore compensativo sociale o economico. Troviamo scorretto che in passato sia stato suggerito ai paesi in via di sviluppo di lasciare l'agricoltura alla mercè delle esigenze del mercato, portandoli così a trascurare gli investimenti in questo settore..

IPS: Avete già avviato qualche iniziativa per affrontare questo problema?

AM: Abbiamo cercato di rimediare a questa situazione portando all'attenzione pubblica questo specifico tema. Il Common Fund, insieme a tre importanti organizzazioni partner internazionali, ha lanciato l'Iniziativa globale per i prodotti di base (GIC), nel quadro di una conferenza tenutasi a Brasilia lo scorso anno. Tra i principali punti discussi: le infrastrutture legate agli scambi, la mancanza di fondi per gli investimenti, e la diversificazione.

Come ha detto di recente il segretario generale dell'Onu Ban Ki- Moon, se non verrà intrapresa un'azione sincera circa “un’agenda globale sulle merci per lo sviluppo”, potremmo non riuscire a sopportare la natura precaria dei deficit prolungati delle derrate alimentari, senza un'inversione degli attuali trend.

Promuovere la produttività e la produzione agricola sostenibile, in particolare la produttività dei prodotti alimentari principali, è l'elemento centrale nella crescita economica che determina i prezzi del cibo, i costi dei salari, e la competitività di tutti i grandi settori dei prodotti di base.

Ovviamente, per raggiungere una maggiore produttività agricola nei paesi in via di sviluppo sono necessari, tra le altre cose, maggiori investimenti finanziari in agricoltura, a livello nazionale e internazionale, compreso il rafforzamento della capacità finanziaria delle organizzazioni legate ai prodotti di base.