LONDRA, 27 maggio 2008 (IPS) – La crisi alimentare in corso ha rinvigorito il mito per cui il mondo non produrrebbe cibo a sufficienza per i sei miliardi di persone che lo abitano, secondo Michel Pimbert, autore di una nuova ricerca che mette l'accento sulla produzione locale come potenziale soluzione del problema.
L’esperto di sviluppo Michel Pimbert propone il ritorno alla produzione e alla distribuzione alimentare locale
IIED
Si tratta di una “crisi fabbricata”, esito di un sistema alimentare globale guidato dal mercato, sostiene Pimbert, direttore del programma di agricoltura e biodiversità presso l'International Institute for Environment and Development (IIED) di Londra.
Il sistema deve evolvere verso una produzione alimentare localizzata che consenta di migliorare l'alimentazione, il reddito e le economie, a partire dalle unità familiari per arrivare al livello regionale, afferma lo scienziato.
“Towards Food Sovereignty”, lo studio di Pimbert, è disponibile sul web, insieme a link e file audio e video con testimonianze di coltivatori, indigeni e consumatori. I primi tre capitoli si possono leggere sul sito Internet dell'IIED (www.iied.org).
Pimbert non è il solo a invocare un cambiamento radicale delle politiche agricole.
Il 15 aprile, l'International Assessment of Agricultural Science and Technology for Development (IAASTD) ha reso noti i risultati di tre anni di ricerche. La conclusione è che senza un “cambio di rotta” l'agricoltura rischia di andare incontro al disastro.
Benché non sia direttamente coinvolto nell'IAASTD, Pimbert spiega che la sua ricerca va nella stessa direzione, e lavora direttamente con contadini e pastori tradizionali per includere il punto di vista degli emarginati di tutto il mondo.
Stephen Leahy, corrispondente di Tierramérica lo ha intervistato nel suo ufficio londinese.
TIERRAMÉRICA: Molti dirigenti pubblici e molte istituzioni chiedono di aumentare la produzione di alimenti per risolvere la crisi in corso. Cosa ne pensa?
MICHEL PIMBERT: L'idea che non ci sia cibo a sufficienza per sfamare tutti è un mito persistente. C'è ancora cibo a sufficienza per sfamare tutti. Le vere questioni in gioco sono la distribuzione degli alimenti e la disparità di reddito.
La FAO (Food and Agricultural Organisation), il CGIAR (Consultative Group on International Agriculture and Research) e altri centri di ricerca sull'agricoltura chiedono più ricerche per incrementare i prodotti di coltura. È sempre la stessa solfa. Nessuno prende in considerazione l'accesso al cibo e alla terra. È molto più facile parlare delle difficoltà tecniche che concentrarsi sul quadro generale. Ormai è tempo di riflettere a fondo e con attenzione sui guasti del sistema alimentare globale per trovare il modo di farlo funzionare meglio, soprattutto per le comunità povere ed emarginate. Dobbiamo ampliare le nostre vedute, altrimenti i problemi che abbiamo di fronte non faranno altro che aumentare.
TA: Cosa sono i sistemi alimentari locali?
MP: I sistemi alimentari locali iniziano a livello di unità familiare e si estendono a livelli di quartiere, municipali e regionali. Oltre alla produzione alimentare, comprendono anche la lavorazione, la distribuzione, l'accesso, l'uso, il riciclo e lo smaltimento. I sistemi alimentari locali variano considerevolmente e sono la base del sostentamento, della cultura e del benessere di centinaia di milioni di persone, per la maggior parte nelle nazioni in via di sviluppo.
TA: Quali sono i vantaggi della produzione alimentare locale?
MP: Sono molto più democratici, permettono un maggior controllo da parte dei cittadini. Dal punto di vista ecologico sono più sostenibili e si adattano meglio a condizioni variabili. Inoltre mantengono i capitali nella comunità e generano maggior reddito locale. E altrettanto importante è il fatto che la produzione alimentare locale valorizzi la diversità culturale, rispecchiando la storia e le condizioni del luogo. In fondo, il cibo è cultura.
TA: Cosa bisogna fare per creare o potenziare sistemi alimentari locali?
MP: I governi, le grandi imprese internazionali e altre élite emarginano o minacciano direttamente questi sistemi diversi e le ecologie da cui dipendono. Trent'anni di politiche neoliberiste hanno devastato i sistemi alimentari locali vendendo sottocosto alle nazioni povere alimenti fortemente sussidiati provenienti da quelle ricche.
TA: Come si potrebbero ricostruire dei sistemi alimentari locali in un posto come Haiti, poniamo, dove ci sono state rivolte per il cibo?
MP: Innanzitutto bisogna considerare le politiche che impediscono od ostacolano lo sviluppo di sistemi alimentari locali. Un primo passo potrebbe essere quello di bloccare le importazioni di alimenti sussidiati a basso costo. I sistemi alimentari possono diventare equi e sostenibili, ma affinché questo si realizzi c'è bisogno di politiche nazionali e internazionali che promuovano la sovranità alimentare, insieme al rafforzamento delle federazioni tra organizzazioni locali.
La protezione dell'agricoltura interna è assolutamente necessaria in molti paesi poveri. La cosa interessante è che molte nazioni stanno facendo esattamente questo, adesso. L'India, per esempio, ha cominciato a respingere il mantra dei mercati aperti ripetuto dalla World Trade Organisation, per assumere in prima persona il controllo della sicurezza alimentare.
TA: Cosa intende, quando parla di sovranità alimentare?
MP: La sovranità alimentare è il diritto dei popoli di determinare la propria alimentazione e la propria agricoltura. Si tratta di rigenerare una pluralità di sistemi alimentari autonomi basati sull'equità, la giustizia sociale e la sostenibilità ecologica.
TA: Che impatto avrà l'aumento dei prezzi del petrolio e dell'energia sull'agricoltura?
MP: Il sistema dell'agricoltura industrializzata globale dipende completamente dall'energia a basso costo. In quel sistema si usano da dieci a quindici unità di energia per produrre un'unità energetica di cibo. I sistemi di produzione alimentare locale sono molto più efficienti, a livello energetico, e l'aumento dei costi dell'energia può spingere governi e altri a riconoscerlo.
Come conclude la ricerca dell'IAASTD, il nostro sistema alimentare ha bisogno di una trasformazione completa per poter rispondere alle sfide dei prossimi decenni. Ci arrabatteremo ai margini del sistema insostenibile esistente, o realizzeremo la profonda trasformazione che integra cibo, ecologia, sostentamento e cultura?
TA: Quali risultati spera di conseguire con il suo libro?
MP: Spero che dia vita a un dibattito su questi temi importanti e serva ad aumentare la consapevolezza che c'è bisogno di una trasformazione a tutti i livelli. Spero davvero che le persone riflettano a fondo e premano per un cambiamento.
(*Originariamente pubblicato dai quotidiani affiliati al network di Tierramérica. Tierramérica è un servizio di informazione specializzata della IPS ,con il sostegno del Programma Sviluppo delle Nazioni Unite e il Programma Ambiente delle Nazioni Unite).