NAZIONI UNITE, 2 maggio 2008 (IPS) – La diffusa crisi alimentare – principalmente alimentata dall’aumento dei prezzi, un calo della capacità produttiva (output) e crescenti carenze a livello globale – potrebbe avere pesanti conseguenze sui più vulnerabili: donne e bambini.
Le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie internazionali temono che la crisi possa peggiorare, prima ancora di poter migliorare.
”Anche una privazione temporanea nei bambini degli alimenti necessari allo sviluppo e alla crescita può lasciare segni permanenti in termini di crescita fisica e di potenziale intellettuale”, avverte Andrew Thorne-Lyman, nutrizionista del Programma alimentare mondiale (PAM) con sede a Roma.
Il Fondo Onu per la popolazione (Unfpa) è particolarmente preoccupato per l’impatto dell’attuale crisi sulle gestanti e sulle madri che allattano.
”Il Fondo ha provveduto all’alimentazione per queste donne nelle ultime crisi, anche in Moldavia e in Niger”, segnala Safiye Cagar, direttrice della divisione informazione di Unfpa. Le attuali carenze alimentari, spiega, sono legate alla maggiore difficoltà di provvedere a questo tipo di aiuti.
”I nostri uffici stanno lavorando con i Country Team dell’Onu in Costa d’Avorio, Guinea, Haiti e Nigeria, per rispondere all’impatto della crisi alimentare in questi paesi”, ha detto Cagar all’IPS.
Ann Veneman, direttrice esecutiva dell’agenzia Onu per l’infanzia Unicef, avverte che l’aumento dei prezzi “colpirà soprattutto i più vulnerabili, come ad esempio chi dipende dagli aiuti umanitari, gli orfani, le persone affette dall’Hiv/Aids, i rifugiati e i poveri delle città”.
Questi rialzi non solo rischiano di rallentare i progressi verso il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) nella salute e la nutrizione – prosegue Veneman – ma potrebbero anche compromettere gli indicatori sociali sull’infanzia.
Secondo l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), i prezzi del cibo a livello globale sono aumentati di circa l’83 per cento negli ultimi tre anni, mentre solo il prezzo del riso è salito di circa il 141 per cento da gennaio di quest’anno.
Secondo l’organizzazione umanitaria Save the Children, con sede negli Usa, l’attuale crisi è legata al fatto di costringere sempre più bambini poveri nel mondo a soffrire la fame, mettendo a rischio il loro benessere attuale e futuro.
Charles MacCormack, presidente e CEO di Save the Children, sostiene che le crescenti pressioni sui bilanci familiari avranno sempre più effetti negativi sulla salute, l’educazione e la sicurezza dei bambini.
“Sappiamo per esperienza che i prezzi più alti dei generi alimentari colpiscono negativamente soprattutto le famiglie impoverite, in particolare i bambini”, ha detto in una dichiarazione lunedì.
MacCormack sottolinea che i costi sempre più alti del cibo stanno spingendo sempre più famiglie nella povertà, costringendole a prendere decisioni difficili su come spendere il loro denaro.
“I genitori potrebbero ridurre la quantità e la qualità del cibo per le loro famiglie; togliere i figli da scuola per mandarli al lavoro; ridurre le spese per l’assistenza sanitaria; o vendere i loro beni produttivi per far fronte alla nuova grave situazione economica”, ha detto.
La sopravvivenza e il benessere dei bambini vulnerabili dipendono dal risolvere le attuali e incombenti carenze alimentari, o le cause alla radice dell’insicurezza alimentare, ha aggiunto.
“Questa crisi peggiorerà ancora prima di poter migliorare, ed è essenziale che le famiglie e le comunità abbiano il cibo di cui hanno bisogno adesso, e gli strumenti per essere pronti e poter rispondere alle future emergenze alimentari”, ha avvertito.
Secondo Thorne-Lyman del PAM, i dati sul Bangladesh degli anni ’90 mostrano che nella misura in cui i prezzi del cibo aumentano, peggiora la malnutrizione infantile.
L’esperto spiega che le famiglie non hanno necessariamente smesso di comprare il riso quando il suo prezzo è salito – ma hanno ridotto il consumo degli alimenti ricchi di vitamine e minerali necessari alla crescita dei figli.
Cagar, di Unfpa, parla anche del rischio che alcune donne povere potrebbero essere costrette a prostituirsi per soddisfare i loro bisogni primari, dato l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, che li rende meno accessibili per loro e le loro famiglie.
“E questo potrebbe anche comportare un aumento delle violenze, in particolare nei confronti dei nuclei familiari guidati da una donna, e tra le donne povere”, ha aggiunto.
Secondo Cagar, Unfpa è seriamente preoccupata del rischio che la crisi alimentare possa generare emergenze e disastri, con massicci spostamenti di persone.
“Noi rispondiamo a queste emergenze con operazioni di sostegno e di soccorso per rispondere ai bisogni urgenti della salute riproduttiva delle popolazioni sfollate”, ha aggiunto.
Intanto, dopo un incontro con tutte i capi delle agenzie Onu nella capitale svizzera di Berna martedì scorso, il segretario generale Ban Ki-moon ha dichiarato che la crisi ha effetti molteplici: “con le conseguenze più gravi per le persone più vulnerabili dei paesi più poveri”. “Constatiamo un aumento della fame e dei casi dimostrati di malnutrizione, che hanno seriamente esaurito le capacità delle agenzie umanitarie di soddisfare i bisogni umanitari; nello specifico, i fondi promessi non si sono ancora materializzati”, ha aggiunto.
All’incontro erano presenti i dirigenti di 26 agenzie dell’Onu, tra cui Unicef, Unfpa, PAM, FAO, Programma Onu per lo sviluppo, Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), e istituzioni legate all’Onu come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale.
Ban ha affermato: “Sono molto lieto di avere con me, a rappresentare la solidarietà dell’intero sistema delle Nazioni Unite, alcuni dei leader delle principali istituzioni delle Nazioni Unite che sono in prima linea nella gestione della sicurezza alimentare”.
“Abbiamo concordato una serie di misure concrete che dovranno essere prese sul breve, medio e lungo periodo”.
La priorità più immediata, ha detto, “che abbiamo stabilito all’unanimità, è che dobbiamo sfamare gli affamati”.
L’incontro congiunto invitava la comunità internazionale, e in particolare i paesi sviluppati, a finanziare urgentemente e a tutti gli effetti la richiesta urgente di 755 milioni di dollari per il Programma alimentare mondiale, e di onorare le promesse rimaste in sospeso.
“Se non finanzieremo tutti questi bisogni urgenti, si profilerà ancora una volta lo spettro della fame, della malnutrizione e del malcontento sociale che rischiano di diffondersi a un livello senza precedenti. Preannunciamo che saranno necessari ulteriori fondi”.