ROMA, 19 marzo 2008 (IPS) – E' stata la prima donna, bianca, cattolica a parlare davanti a tremila afro-americani musulmani in una moschea americana, la moschea Malcolm Shabazz di Harlem, New York. Dieci anni dopo, circa 40 mila fedeli di ogni credo, e leader religiosi da ogni parte del mondo, sono venuti a Roma per dire “grazie” a Chiara Lubich, che ha dedicato la sua vita all’ideale dell'unità. Fra le nazioni, le religioni e tutte le razze.
Leader religiosi ai funerali di Chiara Lubich
Thomas Klann
Chiara Lubich è morta venerdì scorso, all’età di 88 anni. “Chiara era la nostra mamma, siamo stati tutti travolti dalla sua spiritualità”, ha detto un monaco buddista tailandese al funerale. “Lei non apparteneva solo ai cristiani, ma all’umanità intera”.
Chiara Lubich, presidente onorario della Conferenza mondiale delle religioni per la pace, è stata guida e fondatrice del movimento dei Focolari, una rete internazionale di piccole comunità cattoliche dedicate alla costruzione dell'unità, attraverso il dialogo all'interno dell’universo cristiano, tra le religioni, e con i non credenti.
Lubich era una maestra elementare di soli 24 anni quando, nel 1944, diede vita al suo movimento, insieme ad un piccolo gruppo di altre giovani donne a Trento, la sua città natale.
Sotto la sua guida, il movimento dei Focolari si è diffuso in 182 paesi, con oltre due milioni di membri, tra cui cattolici, protestanti, ortodossi, e rappresentanti di altre fedi religiose. Con un permesso speciale del Vaticano, quella dei Focolari è diventata la prima organizzazione cattolica a poter accogliere membri di altre chiese cristiane e di diverse religioni.
Nel 1997 Lubich si è rivolta a 10 mila buddisti nel loro tempio a Tokyo. Nello stesso anno, ha incontrato suore e monaci buddisti in Tailandia, prima di andare a portare la sua esperienza nella moschea di Harlem. Nel 2000, l'incontro è stato ripetuto a Washington, dove erano presenti circa 5 mila fra cristiani e musulmani.
Izak-el M. Pasha, Imam della moschea Malcolm Shabazz di Harlem, ha partecipato al funerale di Chiara Lubich in rappresentanza di Warith Deen Mohammed, leader della Muslim American Society, comunità che conta circa due milioni di fedeli.
“Negli ultimi dieci anni, l’Imam W. D. Mohammed ha lavorato per una svolta positiva nel dialogo interreligioso, partecipando a eventi e conferenze con il movimento dei Focolari”, ha detto all’IPS l’Imam Pasha. “Grazie a queste due persone, le nostre comunità sono diventate una famiglia”.
L'Imam Pasha racconta come la sua comunità stia sperimentando, concretamente, il dialogo con i cattolici. “Quando si parla di dialogo, la gente pensa a qualcosa di distante; ma dialogo significa aiuto concreto, cura e attenzione gli uni per gli altri, significa essere solidali di fronte ai problemi reali, e rimanere uniti come farebbe una famiglia di fronte ai problemi reali di tutti i giorni”.
Il movimento dei Focolari è nato come uno dei “nuovi movimenti cattolici”, ispirato da valori cristiani, ma aperto ad alcune 'innovazioni' di fondo, come la tensione ecumenica e la comprensione interreligiosa, oltre a una diversa concezione di laicità.
Proprio a causa di queste innovazioni, la strada verso il riconoscimento ufficiale da parte del Vaticano (ottenuto nel 1962 e confermato nel 2007) è stata lunga e spesso difficile.
Il movimento ha lanciato il dialogo con gruppi di diverse religioni in tutto il mondo – luterani, anglicani e cristiani ortodossi, e al di fuori dalla cristianità, il movimento laico buddista Rissho Kosei-kai, con sei milioni di seguaci, la Muslim American Society con oltre due milioni, e la Swadhyaya Parivar (famiglia), gruppo indiano che conta otto milioni di fedeli, a maggioranza hindu. Il dialogo è in corso anche con ebrei, taoisti, sikh e animisti.
“L'opera di Chiara Lubich lunga tutta la vita, oggi è una realtà”, ha detto all'IPS Kamel Layachi, Imam algerino del Consiglio Islamico di Venezia. “In molte parti del mondo, compresa l’Italia, Chiara ha dato vita a un dialogo fecondo tra le diverse religioni e i loro leader”.
In tutti quei paesi in cui il dialogo è storicamente ostacolato da violenti scontri etnici o religiosi, le comunità del movimento lavorano per l’unità “con i fatti, piuttosto che predicando”, ha detto all’IPS Paul Lemarie, del Movimento internazionale dei Focolari con sede a Rocca di Papa, vicino Roma.
Lemarie ha trascorso molti anni nel Focolare di Tlemcen, nell’Algeria occidentale. “Negli anni oscuri del terrorismo algerino, alcuni dei nostri amici musulmani erano sorpresi di vedere che in un paese dove la gente uccideva il suo prossimo in nome di Dio, ci fosse qualcuno disposto a perdere la vita per aiutare e amare il prossimo, nel nome di Dio. Nel periodo di violenze e massacri, abbiamo scelto di rimanere in Algeria, vicino ai nostri fratelli”.
Il mondo islamico, ha proseguito Lemarie, “è particolarmente sensibile alle intenzioni con cui viene avvicinato. La chiave per l'unità è che nelle nostre comunità non predichiamo, ma operiamo, senza pregiudizi”.
Lemarie ricorda come per Chiara l’obiettivo dell'Opera fosse “l’esperienza vissuta della fratellanza”. È stato forse questo a rendere possibile che una donna, bianca e cristiana fosse “accolta naturalmente” dalle comunità musulmane nelle moschee, “perché i musulmani guardano ai fatti, alle azioni, più che alle parole, e ciò che li ha affascinati sono proprio i fatti generati dalle parole di Chiara”.
Sono due i centri di formazione per il dialogo interreligioso fondati dal movimento, uno a Tagaytay, vicino Manila nelle Filippine, e l'altro nella Mariapoli Luminosa, negli Usa, a poco più di un centinaio di chilometri a nord di New York.