ROMA, 18 febbraio 2008 (IPS) – Il forte aumento dei prezzi internazionali degli alimenti di base
colpisce in modo drammatico le comunità rurali più povere,
secondo alcune organizzazioni contadine che rappresentano
milioni di piccoli agricoltori.
IPS/Sabina Zaccaro
Secondo gli esperti, la crescente domanda di biocombustibili come fonte energetica ha contribuito a gonfiare ulteriormente i prezzi di alcuni raccolti alimentari. Il prezzo del mais, per esempio, è aumentato del 60 per cento negli ultimi due anni.
Se ne è discusso in occasione del Forum degli agricoltori, tenutosi a Roma la settimana scorsa, una piattaforma di dialogo inaugurata nel 2005 dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo dell’Onu (IFAD), con sede a Roma.
L’IFAD ha lanciato il forum nel 2005, in linea con il suo mandato di sradicare la povertà rurale coinvolgendo i piccoli agricoltori e le loro organizzazioni nelle aree in via di sviluppo, nell’attuazione delle sue strategie e dei suoi programmi.
Il forum di due giorni ha preceduto l’incontro del Consiglio dei Governatori dell’IFAD (13-14 febbraio), che ha celebrato quest'anno il suo trentesimo anniversario del Fondo. Al centro della discussione, il cambiamento climatico, la diffusione dei biocombustibili, e l’aumento dei prezzi delle merci.
Il Forum degli agricoltori e il Consiglio dei governatori hanno chiesto congiuntamente agli stati membri di “indirizzare con urgenza la loro attenzione politica e i loro investimenti verso i piccoli agricoltori e le comunità rurali”.
Secondo gli esperti, nuovi fattori sono passati in primo piano. “L’attuale crisi non ha nulla in comune con le altre del passato, perché in passato l’aumento dei prezzi nel mercato alimentare era essenzialmente legato all'andamento dei raccolti: un raccolto carente significava scarsità alimentare e successivo aumento dei prezzi”, ha detto all’IPS Henry Saragih, segretario esecutivo internazionale di La Via Campesina, un movimento di agricoltori che riunisce 140 organizzazioni rurali in 56 paesi.
Ora, ha aggiunto, i meccanismi di aumento dei prezzi sono essenzialmente legati a regole ingiuste del mercato globale e a fattori come il cambiamento climatico, che condizionano significativamente la produzione di cereali in alcuni dei paesi colpiti, come l’Australia”.
Dato che la domanda di agricoltura per l’energia cresce rapidamente per soddisfare la domanda nel settore dei trasporti – principalmente il bio-etanolo prodotto dal grano e i bio-diesel da oli vegetali e grasso animale – una parte significativa dei terreni potrebbe essere ulteriormente convertita dalla produzione alimentare ai raccolti finalizzati al combustibile.
Senza politiche pubbliche specifiche che regolino il mercato agricolo e il flusso di produzione, sostengono gli agricoltori, la sicurezza alimentare potrebbe essere seriamente compromessa, e il prezzo di alcuni raccolti di base come mais, soia e riso potrebbe salire ulteriormente.
In questa situazione, saranno necessarie politiche e programmi ad hoc per proteggere le comunità rurali da ulteriori impatti negativi, ma servono anche aiuti specifici per sfruttare il potenziale offerto dai biocombustibili.
“L’aumento dei prezzi alimentari e il potenziale dei biocombustibili rappresentano un’arma a doppio taglio per i poveri rurali, presentando grandi opportunità ma anche sfide difficili”, ha detto Lennart Båge, presidente dell’IFAD.
Con l’aumento dei prezzi dei prodotti, cresce la produttività della piccola agricoltura, che diventa una strada economicamente più percorribile, ha proseguito, ma presenta anche dei rischi per chi acquista. “E i biocombustibili – soprattutto quelli di seconda generazione coltivabili su terreni marginali – possono offrire ai piccoli agricoltori nuove e significative fonti di ricavo”.
Queste due tendenze rendono lo spazio rurale “più interessante” per gli investimenti, ha detto all’IPS il Prof. M.S. Swaminathan, esperto di bio-genetica. “Tuttavia, dobbiamo interrogarci sull’impatto per i poveri rurali, e chiederci se potranno realmente trarre beneficio dalla rivoluzione bio-energetica”.
Per farlo, ha proseguito, è necessario garantire che tutti i programmi rurali e bio-energetici siano davvero a favore dei poveri, magari attuando misure politiche tali da garantire che l’uso crescente della bio-energia contribuisca alla riduzione di povertà e fame.
Riconoscendo i biocombustibili come un’opportunità di mercato emergente per i poveri, l’IFAD ha recentemente finanziato due fondi di ricerca sui raccolti destinati ai biocombustibili in condizioni agro-ecologiche avverse, come le coltivazioni d jatropha, pongamia, sorgo dolce e manioca, per consentire alle popolazioni povere rurali di trarre un vantaggio dell’enorme domanda.
Questo è sufficiente per tutelare i piccoli agricoltori in questo processo?
Secondo Matthew Wyatt, presidente aggiunto del dipartimento relazioni esterne dell’IFAD, questa è una domanda difficile. “Se i biocombustibili rappresentano una minaccia per i piccoli agricoltori, dobbiamo aiutarli a gestire la situazione; e nella misura in cui rappresentano invece un’opportunità, bisogna aiutarli a sfruttarla come tale”.
In alcune aree, ha detto Wyatt all’IPS, i piccoli agricoltori potrebbero coltivare i biocombustibili, “magari su terreni dove non si riesce a produrre altro, e questo costituisce effettivamente un vantaggio. In altri casi esiste il rischio che la corsa ai biocombustibli sia una minaccia per gli agricoltori poveri – molti dei quali non hanno un accesso sicuro alle loro terre; nei casi peggiori, potrebbero addirittura essere costretti ad abbandonare la loro terra”.