BOLIVIA, LA PAZ, 4 febbraio 2008 (IPS) – L’operatore umanitario italiano Morris Bertozzi è annegato in Bolivia, mentre cercava di aiutare una donna del posto che tentava di attraversare un fiume in piena. Negli ultimi 11 anni aveva lavorato aiutando i bambini di strada caduti nella trappola di alcol, droghe e criminalità, a trovare una nuova vita.
Bertozzi è stata l’ennesima vittima della furia violenta dei fiumi che attraversano la città di La Paz, seguita a una stagione delle piogge particolarmente abbondante, attribuita al fenomeno meteorologico de La Niña.
Dall’inizio della stagione delle piogge, due mesi fa, sono rimaste uccise circa 45 persone, e in tutto il paese sono stati devastati raccolti, case e strade.
Un centro governativo per le operazioni di emergenza, gestito dall’esercito, si è offerto di aiutare le famiglie rimaste isolate dall’alluvione.
Bertozzi, 36 anni, è stato spazzato via da un’inondazione improvvisa mentre cercava di aiutare una donna ad attraversare il piccolo fiume vicino al centro di riabilitazione dalle droghe di Sant’Aquilina, dove lavorava, nel distretto montuoso di Lipari, 25 chilometri a sud di La Paz. Anche la sua auto è stata portata via dall’alluvione.
Il giorno dopo, gli abitanti del posto hanno cercato il corpo di Bertozzi, pensando di ritrovarlo tra i rottami dell’auto, che era stata trascinata diverse centinaia di metri a valle. Ma il suo corpo è stato ritrovato cinque chilometri più giù.
“È morto mentre aiutava qualcuno”, fedele ai suoi principi, ha detto all’IPS la moglie Alejandra Costas.
Bertozzi era stato mandato a La Paz nel 1996, all’età di 25 anni, dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, un’organizzazione cattolica romana che assiste bambini di strada, tossicodipendenti e prostitute in 27 paesi di Europa, America Latina, Africa e Asia.
È arrivato in Bolivia per una missione di otto mesi come volontario in uno dei centri di riabilitazione dall’abuso di sostanze della Comunità.
Sono stati due bambini a cambiare la sua vita quando gli hanno raccontato, piangendo, cosa volesse dire dormire sotto i ponti, rovistare tra i rifiuti in cerca di cibo, essere ignorati dalla società.
Il giovane volontario italiano ha visto le storie dolorose di questi due ragazzi come la chiamata di due angeli che gli indicavano la via per aiutare a restituire la dignità umana ai ragazzi di strada e ad altre persone senza speranza, ha spiegato Costas.
“Ha cominciato ad aiutare con solo un piccolo secchio in mano e qualche panino”, ha raccontato all’IPS Verónica Hernaiz, amministratrice dell’Hogar Sant’Aquilina. Il centro di riabilitazione, che offre anche programmi di reinserimento sociale e lavorativo, è stato costruito su iniziativa di Bertozzi sul territorio montuoso impoverito del paese, vicino al fiume che ha finito per prendersi la sua vita.
Un profondo amore per la Bolivia ha spinto Bertozzi ad essere il punto di forza nella fondazione del centro di riabilitazione Luz del Niño nel quartiere povero Munaypata di La Paz, nel 1997, e dopo un anno anche dell’Hogar Sant’Aquilina.
Dopo essersi sottoposti alla riabilitazione, i giovani residenti dei centri imparano a cucinare piatti italiani come pizza, spaghetti, lasagne, che vengono servite in un ristorante gestito dall’organizzazione.
“Non dimenticatelo, i poveri sono i figli di Dio”, era la frase che ripeteva spesso Bertozzi, che era un “fedele servitore di Gesù”, ha affermato Hernaiz.
Sullo sfondo dell’Hogar Sant’Aquilina, illuminato da un sole splendente, una rara sorpresa dopo tanti giorni di pioggia, i giovani abitanti del centro proseguono il loro lavoro nelle stalle, i porcili e la cucina. Ma si respira un sentimento tangibile di perdita.
Yovana e Oscar, due adolescenti che sono stati portati qui dalla strada, ricordano quando il giovane italiano si era addentrato nella boscaglia per raggiungere il posto in cui erano sistemati, sotto un ponte in un quartiere di La Paz, e ignorando la loro ostilità gli aveva offerto latte caldo e pane.
I due giovani hanno ammesso di aver trattato quel giovane biondo così gentile con diffidenza all’inizio, ma di avere alla fine accettato il suo invito ad abbandonare la realtà violenta delle droghe e dell’alcol in cui vivevano.
La loro vita sulla strada li ha lasciati pieni di cicatrici sulle braccia, per delle ferite che si auto-infliggevano: un comportamento comune tra i giovani turbati, che si procurano dei tagli, secondo gli esperti, per cercare una qualche forma di sollievo dalle diverse situazioni psicologicamente o emotivamente insostenibili in cui si ritrovano.
Oscal ha raccontato apertamente all’IPS il suo passato sulla strada, quando chiedeva l’elemosina e rubava per sopravvivere. Ha spiegato che conosceva “diversi trucchetti” per commettere i furti.
Ma con un bimbo appena nato tra le braccia, la giovane coppia adesso intravede un futuro migliore. Yovana ricorda il consiglio di Bertozzi: “Cambiate per il bene del vostro bambino; le porte di questa casa sono sempre aperte per voi”.
“Era un padre, per i poveri e i bambini di strada”, ha detto Hernaiz.