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FORUM SOCIALE MONDIALE: L’Italia al fianco dei palestinesi

ROMA, 25 gennaio 2008 (IPS) – Nella giornata di azione globale, la versione delocalizzata Forum Sociale Mondiale di quest’anno, sabato 26 gennaio, alcune organizzazioni italiane hanno deciso di stare al fianco dei palestinesi.


“Questo Forum Sociale Mondiale (FSM) delocalizzato offre ai movimenti democratici palestinesi l’opportunità di chiedere all’Europa di intervenire per fermare quella che Nelson Mandela ha definito “la nuova apartheid del nostro secolo”, ha dichiarato Mustafa Barghouthi, attivista democratico e candidato alla presidenza dell’Autorità nazionale palestinese nel 2005. Barghouthi ha parlato in collegamento da Ramallah durante la conferenza stampa di presentazione del FSM tenutasi martedì a Roma.

La campagna internazionale palestinese per fermare l’occupazione israeliana a Gaza (Palestinian international campaign to end the Israeli siege on Gaza) ha proclamato per il 26 gennaio la Giornata di azione internazionale contro l’assedio di Gaza. Quel giorno, gruppi di pacifisti da Israele e dalla Palestina occupata, e gruppi solidali in tutto il mondo organizzeranno iniziative di solidarietà per la popolazione di Gaza.

Mercoledì alcuni militanti, stremati, sono riusciti ad aprire un passaggio alla frontiera sul confine meridionale con l’Egitto nella cittadina di Rafah, consentendo a decine di migliaia di palestinesi di passare dall’altra parte, per procurarsi beni di prima necessità di cui erano privi da giorni. L'Unrwa, l'agenzia dell'Onu che assiste i rifugiati palestinesi, ha stimato che in 400mila hanno attraversato il confine nella giornata di mercoledì e 300mila lo hanno fatto nella mattinata di ieri.

“In questi ultimi mesi, gli attacchi (israeliani) sono catastroficamente aumentati del 220 per cento”, ha denunciato Barghouthi. “Gaza sta vivendo una grave crisi umanitaria; acqua, cibo, carburante e medicine scarseggiano a causa dell’embargo voluto da Israele”, ha proseguito. “Ad oggi oltre il 60 per cento della popolazione è senza lavoro, manca l’energia per le incubatrici, e le sale operatorie sono paralizzate”.

“Un intero paese è precipitato nel Medio Evo; e questa non è una rappresaglia contro Hamas, ma contro 1 milione e mezzo di palestinesi che sono letteralmente stremati”, ha concluso Barghouthi.

Organizzazioni pacifiste israeliane e palestinesi intendono “utilizzare” la giornata d’azione del FSM per richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla situazione di Gaza. Sabato, il Comitato nazionale per la commemorazione della Nakba (che ricorda la creazione di Israele il 15 maggio 1948) e la Campagna palestinese contro il muro dell’apartheid hanno indetto azioni simboliche lungo il muro, e il Centro di informazione alternativa israeliana farà azioni di contro-informazione sul tema dell’occupazione.

Pacifisti israeliani, palestinesi e gruppi internazionali, coordinati con la campagna End the Siege, marceranno insieme su entrambi i lati della frontiera di Erez a Gaza, organizzando “convogli di aiuti” per Gaza, che trasporteranno beni di prima necessità raccolti dalla popolazione israeliana.

Anche in Italia, sabato 26 gennaio, molti gruppi si riuniranno per chiedere la fine dell’assedio. Action for Peace, che raccoglie al suo interno gruppi di donne, Ong, sindacati e movimenti sociali impegnati nella difesa della causa palestinese, organizzano a Roma un incontro dal titolo “La volontà di resistere e il coraggio di rifiutare”.

L’attenzione verso la crisi di Gaza è ancora scarsa. “A parte la condanna per l’inasprimento della crisi umanitaria e le richieste di consentire l’ingresso di medicine e carburante, nessuno finora ha invocato con fermezza la riapertura della striscia per il passaggio di persone e merci, e la fine dell’embargo che sta strangolando Gaza”, ha scritto martedì Luisa Morgantini, vice-presidente del Parlamento Europeo, sul quotidiano Liberazione.

“Porre fine all’assedio rappresenta anche l’unico modo per fermare il lancio di razzi Qassam sui civili israeliani da parte dei palestinesi, condannabile, controproducente, e segno dell’impotenza e della rabbia, non della resistenza”.

Luisa Morgantini è tra i promotori delle iniziative pro-Palestina in Italia. “Bisogna rompere il silenzio e agire: Italia ed Europa devono rispondere all’appello di Salam Fayyad (primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese) per “salvare Gaza dalla sofferenza”, e sostenere i molti israeliani e la maggioranza di palestinesi che chiedono pace e uguali diritti, e che trovano ancora il coraggio di rifiutare e la tenacia di resistere nella lotta popolare e non violenta”.

Lama Hourani, della International Women Commission con sede a Gaza, ha partecipato lungo tutto l’arco di questa settimana, ad una serie di incontri in varie città italiane per parlare della situazione a Gaza. Sabato sarà a Roma per partecipare all’incontro sulla Palestina.

“Sono qui grazie all’impegno di alcuni gruppi italiani molto solidali e attivi, come le Donne in nero e Action for Peace, e altri volontari e organizzazioni per i diritti umani, che vengono spesso in Palestina per stare al fianco dei palestinesi, anche nelle condizioni più difficili”, ha detto Hourani all’IPS.

“Mobilitare le persone, anche fuori dalla Palestina, è fondamentale per la nostra causa”, ha detto, spiegando che il suo obiettivo in questi giorni è quello di “informare gli europei su come si vive a Gaza, quale sia la situazione reale, perché i palestinesi stanno soffrendo, cosa si dovrebbe fare per loro, e per parlare del loro diritto legittimo ad avere uno stato e di come porre fine all’occupazione”.

Secondo Hourani, aumentare la consapevolezza in Europa “potrebbe favorire la pressione sui governi, per ottenere il rispetto delle leggi internazionali”.

Gaza vive una situazione molto difficile, ha aggiunto, “mentre gli americani rifiutano una qualunque risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu sulla situazione di Gaza…”. Hourani ha riferito di aver cercato senza successo, in questi ultimi giorni, di raggiungere la sua famiglia e gli amici a Gaza: “Ho inviato diverse e-mail, ma nessuno mi ha risposto; credo che sia perché manca l’elettricità”.

Secondo Lama Hourani, l’attraversamento della frontiera non è che la normale reazione di gente disperata cui è negato qualunque diritto umano fondamentale. “Cosa ci si dovrebbe aspettare da persone soggette a simili azioni e per così lungo tempo; una condizione di disperazione, rabbia, e odio non può portare ad alcun risultato positivo, per nessuno. Quindi, era assolutamente prevedibile”.