ALBUFEIRA, Portogallo, 21 novembre 2007 (IPS) – Tutti d’accordo: i flussi di emigrazione dai paesi del Sud verso il Nord industrializzato devono essere regolamentati per frenare l’atroce traffico di esseri umani nel Mediterraneo.
I 35 paesi che hanno partecipato all’incontro governativo di due giorni tenutosi recentemente in Portogallo hanno concordato sugli interventi necessari per prevenire soprattutto il traffico delle donne, spesso vittime della prostituzione o delle reti di sfruttamento sessuale, e per rafforzare i canali di emigrazione legale.
Il villaggio di Albufeira, nella regione del Portogallo meridionale dell’Algarve, ha ospitato la prima conferenza euro-mediterranea sulla migrazione.
Il Partenariato euro mediterraneo (Euromed) è costituito da 25 dei 27 paesi dell’Unione Europea e da 10 partner mediterranei: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Autorità Palestinese, Siria, Tunisia e Turchia. La Libia conserva dal 1999 lo status di osservatore.
Bulgaria e Romania, entrate dal primo gennaio nell’Ue, sono i soli paesi dell’Unione Europea che non appartengono a Euromed.
I ministri dell’interno e altri rappresentanti di governo hanno annunciato lunedì che l’Ue introdurrà corsi per lavoratori migranti, tra cui formazione professionale e linguistica prima della partenza per potenziali migranti, campagne di informazione sull’emigrazione legale e sulle opportunità di lavoro nei paesi di destinazione, e programmi e attività per i nuovi immigrati arrivati legalmente.
Il principale obiettivo di queste iniziative è facilitare i flussi di immigrazione legale dai paesi del Mediterraneo che non appartengono all’Ue e rinforzare l’integrazione sociale e professionale, riferiscono i ministeri, che hanno anche deciso di creare un gruppo di lavoro congiunto per realizzare uno studio approfondito sulla situazione e le esigenze del mercato del lavoro per i migranti.
Il Ministro dell’interno portoghese, Rui Pereira, alla presidenza di turno dell’Ue, ha detto che “queste conclusioni riflettono una volontà e un interesse reali di realizzare un’operazione congiunta, in un’alleanza che affronterà il fenomeno dell’emigrazione in senso globale”.
L’Algarve, il cui nome deriva da al-Gharb, che in arabo significa “l’ovest”, è la regione portoghese con la più forte influenza araba.
I principali obiettivi dell’incontro erano di migliorare la gestione dei flussi, combattere il traffico di esseri umani, e rafforzare le opportunità di emigrazione legale, sviluppo economico e scambio culturale.
“Per favorire un contesto che consenta una gestione ordinata dell’immigrazione legale nell’interesse di tutte le parti coinvolte, è stato proposto uno studio di fattibilità per facilitare e semplificare le procedure di emigrazione legale dei lavoratori su richiesta, così da migliorare i canali legali dell’immigrazione”, hanno ribadito i ministri in una nota conclusiva.
La dichiarazione finale riferisce che la cooperazione tra tutti i paesi del Mediterraneo è essenziale per rafforzare i controlli di frontiera e ottenere risultati concreti.
Malgrado il tono ottimistico del documento finale, i paesi che non appartengono all’Ue hanno denunciato “la fuga di cervelli” dal Nord Africa verso l’Europa.
Il Ministro degli affari sociali tunisino, Ali Chaouch, che dopo l’incontro ha incontrato i giornalisti insieme a Ahmed El-Kewaisny, coordinatore del gruppo dei paesi arabi ad Albufeira, ha detto all’IPS che i paesi del Magreb – Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Mauritania – “hanno bisogno dei loro cervelli”. Quanto alle questioni economiche, è stata rivolta particolare enfasi sulle rimesse inviate a casa dai migranti, importante fonte di reddito dei paesi lungo la sponda meridionale del Mediterraneo, e sul microcredito, un meccanismo che diventa sempre più importante per trattenere i flussi di immigrazione verso l‘Ue.
La settimana scorsa, Euromed ha pubblicato uno studio che riporta dati del 2004, dimostrando che i più imponenti flussi di rimesse estere provenienti dall’Ue vanno nel Magreb, soprattutto Marocco, Algeria e Tunisia, con Spagna, Italia e Francia come principali fonti.
Ad oggi, il Marocco è la prima destinazione, con 4,2 miliardi di dollari di rimesse nel 2004, seguito dall’Algeria, con 828 milioni, e dalla Tunisia, con 228 milioni.
“Le rimesse verso paesi non Ue sono cresciute di circa il 25 per cento durante il periodo 2000-2004, da 15,5 miliardi stimati nel 2000 a 18,7 miliardi nel 2004”, con la crescita più alta rilevata in Spagna e Italia, riferisce il rapporto. Negli ultimi anni, le organizzazioni europee della società civile hanno apertamente criticato l’Ue per la sua mancanza di flessibilità rispetto ai flussi di immigrazione dall’Africa, chiedendo misure speciali, come programmi di lavoro temporanei.
Le organizzazioni non governative la considerano una soluzione per limitare “il sinistro traffico che si svolge con barche fatiscenti nel Mediterraneo, dove decine e spesso centinaia di adulti e bambini africani cercano, spesso senza successo e con conseguenze fatali, di raggiungere ‘la terra promessa’ in Europa”, ha detto all’IPS l’attivista Ana Filgueiras, dell’ong brasiliano-portoghese Cidadãos do Mundo (Cittadini del mondo).
In una delle ultime tragedie, 56 africani che cercavano di raggiungere le isole Canarie in Spagna, ridotti alla fame, sono rimasti uccisi o si sono suicidati dopo aver scoperto che nelle lattine che credevano piene di benzina, c’era soltanto acqua. È stato ritrovato vivo sulla barca a fine ottobre solo il capitano senegalese, che la corrente aveva trasportato a sud delle Isole di Capo Verde.
Capita sempre più di frequente a chi vive nelle Isole Canarie o in Italia meridionale – le destinazioni Ue più vicine all’Africa – di imbattersi in corpi di migranti o sopravvissuti affamati su rottami di barche certamente poco adatte ad attraversare un oceano.
L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Antonio Guterres ha inviato al governo portoghese un messaggio nel quale lamenta il fallimento dell’incontro di Albufeira, dove non sarebbe stata affrontata adeguatamente la sciagura dei rifugiati e dei richiedenti asilo.
Nemmeno il fenomeno del traffico di esseri umani, annunciato tra i punti chiave dell’incontro, ha ricevuto molta attenzione da parte dei ministri.
Il giorno precedente l’incontro ad Albufeira, il Serviço de Estrangeiros e Fronteiras (SEF) del Portogallo aveva tenuto un seminario per presentare la campagna “You Are Not For Sale”, per la lotta al traffico di esseri umani. Le caratteristiche del traffico illegale in Portogallo sono simili a quelle di altri paesi dell’Ue, dove si sono moltiplicate le organizzazioni di trafficanti, gestite soprattutto dai paesi di partenza delle stesse vittime della tratta.
La vittima più comune è una giovane donna del Sud in via di sviluppo, o proveniente dall’Europa centrale e orientale che viene attirata da qualche trafficante verso un paese ricco, con la promessa di un lavoro decente e ben pagato. Una volta arrivata, le viene sequestrato il passaporto, ed è costretta a prostituirsi per ripagare il debito contratto per il viaggio.
Luísa Maia Gonçalves, coordinatrice SEF della campagna che ha avuto il sostegno del Consiglio d’Europa e prevede la pubblicazione di un libro con strazianti testimonianze delle vittime, ha dichiarato che l’idea è aumentare la consapevolezza e informare la gente sulla realtà degli esseri umani “trasformati quotidianamente in merce“.
Tra due settimane, SEF distribuirà 10.000 copie del libro tratto dal seminario “You Are Not For Sale” in Brasile, il più grande paese di lingua portoghese e fonte della più vasta comunità di immigrati in Portogallo.
Secondo il settimo rapporto annuale del Dipartimento di Stato Usa sul traffico degli esseri umani, pubblicato a giugno, “il Portogallo è fondamentalmente una destinazione e un paese di transito per donne, uomini, e bambini in arrivo da Brasile, Ucraina, Moldavia, Russia, Romania, e in minor misura dall’Africa. La maggioranza delle donne brasiliane vittime del traffico vengono portate con fini di sfruttamento sessuale”.
Il rapporto aggiunge che il Portogallo “non risponde totalmente agli standard minimi della lotta al traffico: tuttavia, sta facendo notevoli sforzi al riguardo”.
Jorge Lacão, segretario di stato della presidenza Ue, ha evidenziato “la crescente femminizzazione della povertà, che alimenta situazioni di sfruttamento sessuale e lavorativo”.
Nella sua tesi di dottorato “Immigrazione brasiliana in Portogallo: Identità e Prospettive”, presentata sabato scorso all’Università di Coimbra, la ricercatrice brasiliana Benalva da Silva Vitória sostiene che le gente emigra dal Brasile verso il Portogallo “con la speranza di un’esistenza migliore”, ma immediatamente “scopre che qui la vita non è facile”.
Per le donne brasiliane è ancora più difficile, vittime anche dello stereotipo di essere “sensuali, aperte, ‘facili’, e decise ad accettare qualunque tipo di lavoro”, ha aggiunto la ricercatrice.