NAIROBI, 6 novembre 2007 (IPS) – Una sfida inaspettata è stata lanciata agli accordi di partnership economica attualmente in fase di negoziazione tra Unione europea e gruppo dei paesi dell’Africa orientale e meridionale. Due gruppi di pressione hanno intentato un’azione legale in Kenya per fermare la firma degli EPA.
Il governo del Kenya, d’altra parte, ha difeso la propria posizione, sostenendo che l’accordo commerciale è nell’interesse di tutte le parti coinvolte.
Il Forum dei piccoli agricoltori del Kenya (Kenya Small-Scale Farmers Forum) e l’organizzazione non governativa Commissione dei diritti umani del Kenya (Kenya Human Rights Commission) hanno mosso causa presso l’Alta Corte del Kenya.
Accusano il ministero del commercio e industria, la Commissione nazionale del Kenya per i diritti umani, il ministero della pianificazione e lo sviluppo nazionale e il Procuratore generale per ciò che considerano una violazione dei diritti e delle libertà fondamentali della costituzione del paese.
L’ingiunzione è stata presentata dalle due organizzazioni con l’obiettivo di fermare la firma degli EPA.
Eather Jepkosgei, una piccola coltivatrice di Eldoret, nella Provincia di Rift Valley, parte in causa nel procedimento, ha paragonato gli EPA agli infelici programmi di aggiustamento strutturale (SAPs) della Banca mondiale degli anni ’80.
Prima dell’introduzione dei SAPs, ha osservato, c’erano diverse facilitazioni fornite dal governo, come la fornitura di fertilizzanti e prodotti chimici a tassi sovvenzionati, veterinaria e produzione di raccolti, servizi agricoli e di marketing.
“L’introduzione dei SAPs ha distrutto queste condizioni favorevoli, così come i sistemi di credito e di mercati garantiti. Perciò, i prezzi dei prodotti coltivati e i redditi agricoli sono crollati. Io credo che se il governo firmerà gli EPA, i risultati raggiunti negli ultimi cinque anni faranno la stessa fine che con i SAPs”, ha sostenuto.
Tom Kagwe, capo programma della Commissione dei diritti umani del Kenya, esprime un giudizio analogo.
“Nei primi due anni, gli effetti di questi accordi di scambio non si sentiranno molto. Ma dopo, gli EPA saranno anche peggiori dei SAPs”, ha avvertito.
La Commissione dei diritti umani del Kenya ha ribadite che gli EPA non sono soltanto una questione economica, ma anche relativa ai diritti umani. Secondo Kagwe, la firma degli EPA andrà a discapito dello sviluppo economico e comporterà gravi contraddizioni.
“Dal fornitore di latte al venditore di yogurt, tutti perderanno il loro lavoro”.
Il diritto alla vita e il diritto allo sviluppo verranno violati, afferma Kagwe. Lo sviluppo è la rimozione delle mancate libertà, come ingiustizia e disuguaglianza. “Quando queste vengono colpite, i diritti umani vengono violati”.
“Andremo in tribunale perché il ministero del commercio e dell'industria non ha fatto il suo lavoro. I parlamentari sono stati impegnati a rincorrere i loro benefici economici, visto che il loro mandato scadrà con le prossime elezioni, a dicembre di quest’anno”.
“E per questo hanno messo da parte questioni importanti come il commercio. La Commissione nazionale del Kenya per i diritti umani, d’altra parte, non ha eseguito il suo mandato, che era di assistere il governo sulla direzione da prendere nei negoziati EPA”, secondo Kagwe.
Il Forum dei piccoli agricoltori e la Commissione dei diritti umani del Kenya hanno presentato insieme la causa in tribunale, avvertendo che gli EPA avranno effetti devastanti sull’economia.
Tra le principali preoccupazioni, il fatto che il governo non ha consultato l’opinione pubblica del paese, prima di compromettersi in un accordo commerciale che rischia di avere diverse conseguenze di ampia portata sul sostentamento della popolazione stessa.
Secondo le due organizzazioni, gli EPA ridurranno gli introiti statali, quando i dazi doganali verranno annullati.
“Il governo, in quanto responsabile della tutela e della promozione dei diritti umani, non sarà in grado di adempiere al proprio ruolo”, ha avvertito Kagwe.
“Se il commercio colpisce la dignità, il diritto al lavoro, la nostra stessa sussistenza, l’acqua, l’assistenza sanitaria, l’accesso al credito – allora c’è una violazione dei diritti umani. Gli EPA sono come uno tsunami. Firmare questi accordi ciecamente comporterà a tutti gli effetti una violazione dei diritti umani. Negli investimenti e nel commercio, manca un approccio centrato sui diritti umani”.
Infatti, ha aggiunto Kagwe, il governo non ha neanche un programma politico di orientamento nei dibattiti sul commercio e lo sviluppo.
La sua organizzazione, ha spiegato, sta lavorando su un manuale dei diritti umani per assistere il governo in questo campo.
La Commissione dei diritti umani del Kenya ha chiesto che vengano prese in considerazione delle alternative, come un sistema generalizzato di preferenze “plus”, più umano”, che sia accessibile ad altri paesi in via di sviluppo e che metta in relazione lo sviluppo e good governance.
Kagwe ha ripetuto le parole dell’ex presidente della Tanzania, Julius Nyerere: “Se un campione dei pesi massimi sale sul ring contro un campione dei pesi leggeri, sappiamo tutti chi vincerà”.
Nel frattempo, il Kenya Flower Council e i funzionari del ministero del commercio hanno assicurato ai commercianti e ai coltivatori che verrà concluso un accordo per garantire che loro non subiranno conseguenze, se gli EPA non dovessero concludersi entro la scadenza di fine anno.
Jane Ngige, direttrice generale del Kenya Flower Council, ha assicurato ai coltivatori di fiori in un recente incontro con gli azionisti a Naivasha, Kenya, che il governo schiverà l’impasse il prossimo mese, quando firmerà un accordo provvisorio a Bruxelles.
Questo accordo permetterà infatti che il commercio di esportazione prosegua senza intoppi, dopo la scadenza dell’accordo di Cotonou alla fine dell’anno.
”Posso garantire che il ministero del commercio firmerà un accordo temporaneo il 12 novembre, compatibile con le clausole dell’OMC (Organizzazione mondiale del commercio), contrariamente all’accordo di scambio di Cotonou, che secondo l’OMC ha favorito i paesi ACP”, ha detto ai giornalisti.
Secondo Ngige, l’accordo prevede un accesso libero da quote e da tariffe nei mercati dell’Unione europea.
Richard Sindiga, economista presso il ministero del commercio e dell'industria, ha segnalato che sono state adottate delle misure per fronteggiare problemi chiave come garantire la sicurezza al cibo, l’occupazione, il sostentamento, il mercato regionale e lo sviluppo industriale e agricolo.
“Stiamo insistendo perché all’Europa non venga consentito di esportare verso il Kenya animali vivi, grassi animali o vegetali, cibi pronti, prodotti animali, plastica e pellame grezzo”, ha detto Sindiga.