IPS Inter Press Service Agenzia Stampa

MIGRAZIONE: L’Italia accoglierà 10 milioni di immigrati

ROMA, 1 novembre 2007 (IPS) – Gli immigrati regolari sono ormai il 6,2 per cento della popolazione italiana, ben oltre la media europea del 5,6 per cento. Nei prossimi 20-30 anni, l’Italia è destinata a diventare uno dei paesi Ue con la più alta percentuale di popolazione immigrata – più di 10 milioni – secondo il rapporto annuale sulle migrazioni pubblicato martedì scorso.


Il “Dossier statistico sull'immigrazione”, redatto da oltre 100 esperti di migrazione sparsi su tutto il territorio nazionale, è stato pubblicato dalla Caritas italiana e dalla fondazione Migrantes con sede a Roma.

Con 3,7 milioni di immigrati nel 2006, 700mila in più dell’anno precedente, l’Italia ospita insieme alla Spagna la popolazione immigrata più numerosa, dopo la Germania. In termini di incremento annuale, “questi due paesi del Mediterraneo non hanno eguali in Europa, e superano addirittura gli Stati Uniti, dove si registrano circa un milione di nuovi accessi all’anno”, si legge nel rapporto.

In tutta l’Unione europea, che ha una popolazione di mezzo miliardo di persone, gli immigrati con cittadinanza straniera raggiungevano i 28 milioni all’inizio del 2006. E la loro presenza è destinata ad aumentare, se si considerano le previsioni demografiche e la domanda di manodopera.

Dallo studio è emerso che un quinto degli immigrati in Italia vive nelle province di Milano e Roma. Sei immigrati su 10 si trovano nel Nord del paese; circa un milione al centro, e più di mezzo milione nel Sud.

Di questi, il 32 per cento proviene da paesi esterni all’Ue, soprattutto Russia, Turchia e Balcani; il 22 per cento dall’Africa; il 16 per cento dall’Asia, soprattutto Cina e India; e il 15 per cento dalle Americhe, prevalentemente America Latina.

Negli ultimi anni, si legge nel rapporto, la presenza femminile è aumentata rispetto a quella maschile in quasi tutte le regioni, in particolare per la crescente domanda di servizi di assistenza familiare e lavoro domestico. Alla fine dello scorso anno, le donne erano 1,8 milioni, il 49,9 per cento della popolazione immigrata.

Il tasso di occupazione tra le donne è piuttosto alto: il 58,4 per cento; una tendenza comune a tutti i paesi europei.

Ancora secondo il rapporto, il peso della burocrazia resta una grossa sfida per gli immigrati, che ricevono scarse informazioni al loro arrivo, e devono aspettare a lungo per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno.

Le associazioni di migranti hanno di recente organizzato alcune proteste in alcune città italiane. Secondo questi gruppi, delle 900mila domande di rinnovo del permesso di soggiorno presentate lo scorso anno, solo 120mila sono state processate.

Un altro aspetto allarmante che emerge dal rapporto riguarda l’integrazione. Recenti studi commissionati dal ministero dell’interno indicano che la maggior parte degli italiani, pur riconoscendo che l’immigrazione sia un fenomeno inarrestabile, è ancora divisa sull’idea di integrazione e coesistenza pacifica, e continua a percepire il processo migratorio come una minaccia per la propria sicurezza.

Nell’85 per cento dei casi, secondo il ministero dell’interno, la percezione della popolazione si basa sulle notizie della stampa. Si pensa che il numero degli immigrati irregolari sia del 50 per cento superiore a quello dei migranti regolari. “Questa è pura fantasia”, sostiene Franco Pittau, coordinatore del dossier. “Ciò significherebbe 4,5 milioni di irregolari, il che è totalmente falso”. ”Basterebbe ragionare, invece di farsi guidare dalla paura”, ha detto Pittau all’IPS. “Per esempio, con i nuovi paesi che hanno aderito all’Ue, per la prima volta la presenza degli irregolari scenderà sotto i 100.000”.

La sicurezza, ha proseguito, è una preoccupazione anche dei migranti, non solo degli italiani. “Le politiche restrittive non sono necessariamente delle buone politiche”, ha detto Pittau. “Le politiche efficaci si affidano a procedure d’accesso giuste, e ad una maggiore attenzione all’integrazione”.

L’Ufficio nazionale Antidiscriminazione ha constatato che sui 10mila casi portati alla sua attenzione lo scorso anno, 218 episodi di discriminazione avevano motivazioni etniche o razziali ed erano avvenuti sul posto di lavoro, ma anche legati ai servizi pubblici e ai rapporti con le banche.

Anche la presenza di diverse religioni sembra rappresentare una sfida. I musulmani che vivono in Italia sono più di un milione, il secondo gruppo religioso più numeroso del paese. E questo numero crescerà sicuramente, con i nuovi arrivi e le nuove nascite. A maggio di quest’anno, i musulmani avevano 735 luoghi di preghiera o associazioni religiose, più del doppio rispetto al 2000.

Secondo lo studio, il pluralismo religioso attraverso l’immigrazione comprende induismo e buddismo, ma anche diverse forme di cristianesimo, con le fedi ortodossa e protestante.

”Per questo, lo studio di quest’anno è dedicato all’anno europeo del dialogo interculturale (2008)”, spiega il direttore della Caritas Vittorio Nozza. “Speriamo che le celebrazioni del prossimo anno per il dialogo e la coesistenza pacifica tra i popoli di diverse origini e religioni incoraggeranno i legislatori ad adottare politiche sociali che rispondano davvero ai bisogni di una società interetnica.