ROMA, 13 luglio 2007 (IPS) – L’acqua non è un bene commerciale, ma un diritto umano fondamentale. Hama Arba Diallo, segretario esecutivo uscente della Convenzione Onu contro la desertificazione (UNCCD), è convinto che le Nazioni Unite siano vicine al riconoscimento ufficiale di questo principio, possibilmente entro il 2008.
Hama Arba Diallo
UNCCD
Hama Arba Diallo ne ha discusso a Roma con la viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli, che guiderà una campagna in sede Onu per chiedere di sottrarre l’acqua alle regole commerciali e adottare entro la fine di quest’anno “una norma vincolante per identificare passi graduali e concreti verso un accordo globale congiunto sull’acqua”.
L’iniziativa segue una recente risoluzione del parlamento italiano in sostegno dell’accesso universale all’acqua potabile sicura e ai servizi igienici, che evidenzia come protezione ambientale e accesso all’acqua siano due aspetti dello stesso problema. Diallo si è dimesso il 25 giugno dopo essere stato eletto al parlamento in Burkina Faso, nelle elezioni del mese scorso. Per il partito di governo, se non avesse rinunciato alla posizione di capo del Segretariato UNCCD e accettato il suo mandato parlamentare immediatamente, la sua elezione sarebbe stata annullata.
Diallo avrebbe concluso il suo mandato Onu in settembre. Prima di entrare al Segretariato Onu della Conferenza nel 1990, era stato per 24 anni alto funzionario dello stato e ministro degli esteri del Burkina Faso. IPS – Perché è così importante che l’acqua sia riconosciuta come un bene comune e un diritto mano fondamentale?
Hama Arba Diallo (HAD) – È imperativo perché garantisce un consenso a livello di comunità internazionale nel riconoscere l’accesso all’acqua come elemento tanto fondamentale, da essere quasi condizione sine-qua-non per la vita stessa. Non esiste luogo in Africa dove non ti dicano che la preoccupazione principale è proprio l’accesso universale all’acqua.
Il rapporto del Comitato Intergovernativo per i cambiamenti climatici (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change) indica che la carenza di acqua sta diventando sempre più importante da quando hanno avuto inizio i fenomeni legati al cambiamento climatico. Se c’è un modo in cui possiamo aiutare ad ottenere questo consenso e assicurare che l’accesso all’acqua sia imperativo, allora dobbiamo metterlo in pratica. E la comunità internazionale è pronta a mobilitarsi.
Questo (l'accesso all’acqua) è uno dei traguardi degli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG), ma forse il traguardo deve essere spiegato meglio, bisogna dire cosa si intende per “accesso all’acqua potabile sicura”; per questo abbiamo bisogno di un consenso e per questo l’iniziativa italiana è tanto importante e opportuna.
IPS – Crede che il riconoscimento ufficiale dell’Onu sia un obiettivo perseguibile?
HAD – Dobbiamo lavorarci a livello internazionale, come su molte altre questioni; bisogna convincere la comunità internazionale che è importante, questo è l’obiettivo perseguibile, e sta a loro decidere se sostenerlo oppure no. Sono abbastanza convinto che possiamo farcela. Ora è il momento di avviare un’azione diplomatica specifica per raggiungere il settimo MDG (dimezzare il numero di persone senza accesso sostenibile all’acqua potabile sicura entro il 2015).
IPS – A proposito dell’Africa, quali sono le principali minacce legate all’acqua per gli africani che vivono in aree rurali?
HAD – I poveri rurali che dipendono dalla terra per la loro sussistenza, soprattutto coloro che vivono in terre aride, sono quelli che vengono colpiti più duramente. Le persone che vivono nelle aree rurali sono agricoltori, in Burkina Faso o in Mauritania o nel Mali, è gente che coltiva la terra o alleva bestiame, oppure entrambe le cose. Tuttavia, in Africa gli agricoltori devono contare essenzialmente sull’agricoltura alimentata dalla pioggia, e quindi rappresentano la categoria più colpita dal fenomeno cui stiamo assistendo, conseguenza del cambiamento climatico per il quale il ciclo delle stagioni della pioggia si sta modificando, la quantità di pioggia è divenuta inaffidabile, e anche l’estensione geografica e temporale della stagione della pioggia è inaffidabile a causa dei cambiamenti climatici.
IPS – Quali sono gli effetti sociali ed economici più significativi della carenza d’acqua?
HAD – Lo scarso accesso all’acqua obbliga le persone a impiegare molte risorse nella ricerca idrica, che sia acqua di superficie o fossile. L’acqua fossile è molto costosa perché si trova a centinaia di metri nel sottosuolo; l’acqua superficiale è più facilmente reperibile quando piove, ma molto difficile da raccogliere e anche la qualità lascia molto a desiderare dato che si trova all’aria aperta, ed è soggetta al vento, ma anche a tutti i tipi di parassiti; chiunque la beva ne sarà contagiato.
Le malattie legate all’acqua sono molto diffuse in tutta l’Africa, e queste malattie portano gastroenterite, malaria e altro. Se esiste una fonte diretta di malattie tropicali, l’acqua ne è il catalizzatore assoluto.
Per noi, l’accesso all’acqua potabile sicura non è solo un modo per aiutare la gente a sopravvivere, ma è anche un presupposto per la salute degli individui, perché chi ha accesso all’acqua potabile sicura è più sano e può evitare alcune delle malattie legate all’acqua.
IPS – La Convenzione è stata adottata dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1994, per “intraprendere un’azione adeguata nella lotta alla desertificazione e per mitigare gli effetti della siccità a beneficio delle generazioni presenti e future”. Si può realmente parlare anche di un impatto positivo sulla povertà? HAD – A proposito di benessere combinato delle popolazioni e dell’ambiente, la Convenzione è uno strumento fondamentale per sradicare la povertà estrema. Se esiste uno strumento di cui i paesi possono disporre per combattere la povertà, allora è proprio questo.
Grazie alla Convenzione, la gente può avere terreni migliori, agricoltura migliore, e bestiame migliore. Qualunque azione venga intrapresa, sarà certamente vantaggiosa economicamente, sarà efficace, e l’impatto si vedrà direttamente sulla sussistenza delle popolazioni coinvolte. Dunque, se si vuole combattere la povertà, per creare occupazione, per creare profitto, per proteggere la biodiversità, per limitare il cambiamento climatico, la Convenzione è lo strumento adatto per perseguire questi obiettivi.