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COMMERCIO: Il G4 rischia di spostare il peso sul mondo in via di sviluppo

GINEVRA, 21 giugno 2007 (IPS) – Mentre i ministri del commercio del Gruppo dei Quattro – Unione Europea, Stati Uniti, Brasile e India – hanno avviato a Potsdam, in Germania, uno sforzo decisivo per i negoziati di Doha, i paesi in via di sviluppo temono che i loro interessi potrebbero non essere adeguatamente tutelati, riferiscono gli inviati commerciali.

Il vertice del G4 a Potsdam intende risolvere le differenze su alcune questioni complesse nell’agenda di sviluppo di Doha, presentate nella capitale del Qatar alla conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale per il commercio del 2001, relativamente alla promessa esplicita di aiutare i paesi in via di sviluppo ad esportare verso i paesi ricchi più merci agricole e industriali, e più servizi. ”Questo vertice [a Potsdam] del G4 non può concludere le consultazioni di Doha, ma deciderà se il Doha round possa essere o meno concluso”, è la dichiarazione di Peter Mandelson, commissario Ue per il commercio, che ritiene possibile un accordo tra i quattro per aprire la strada a una svolta nelle successive consultazioni.

Tuttavia, vi è un timore crescente che il vertice di Potsdam possa attenuare le ambizioni sui temi dello sviluppo, e contemporaneamente sprema ulteriormente i paesi in via di sviluppo, riferiscono i negoziatori commerciali.

Insieme al ministro degli esteri brasiliano Celso Amorim e al presidente dell’OMC Pascal Lamy, il commissario Ue preme per un possibile vertice a luglio con alcuni dei ministri del commercio per finalizzare le cosiddette “modalità complete”, che indicheranno le dimensioni e la portata dei tagli nelle tariffe di importazione agricola e nei sussidi agricoli, oltre ai dazi di importazione sui prodotti industriali.

Mandelson ha in programma un incontro ministeriale subito dopo aver stabilito le modalità per insistere con i ministri circa le promesse sull’accesso ai servizi, argomento sul quale i paesi industrializzati hanno grosse ambizioni, come riportano fonti vicine ai dibattiti di alto livello.

Nelle ultime settimane, alti funzionari per il commercio del G4 si sono incontrati a Londra e Parigi per esplorare strade che accorcino le distanze tra di loro nella complessa impronta dei pacchetti di Doha relativi ad agricoltura, industria e servizi.

I funzionari si erano riuniti a Parigi la scorsa settimana per preparare il terreno all’incontro ministeriale di Potsdam, elencando le questioni difficili sulle quali concordare e quelle che richiederebbero l’intervento dei loro ministri.

Questi incontri sono assolutamente confidenziali, ed è difficile calibrare il progresso nella risoluzione di diverse questioni, dove la “trasparenza” sarebbe considerata una variabile casuale.

Anche durante la riunione, di più ampia portata, convocata dal Brasile per lunedì con gli altri membri della coalizione del G20 dei paesi in via di sviluppo, non è stata fatta luce su come i quattro stanno affrontando questioni quali il taglio delle sovvenzioni agricole negli Stati Uniti o l’accesso al mercato per i prodotti agricoli nell’Ue, ha riferito un inviato commerciale del Sud America che chiede l’anonimato.

”Il Brasile non ha fatto altro che informarci dettagliatamente sulle tante questioni che dovrebbero essere affrontate dai quattro ministri… Tuttavia, molti dei membri temono che qualche trattativa collaterale potrebbe essere colpita proprio dagli attori chiave”, ha detto.

Prima dell’incontro di Potsdam, la settimana scorsa i ministri del commercio del G20 si sono incontrati per un giorno a Ginevra con la coalizione NAMA-11, il cui nome deriva dai suoi negoziati per “l’accesso al mercato non-agricolo”. I suoi membri cercano di inserire la dimensione dello sviluppo per l’apertura dei loro mercati alle merci industriali.

I ministri del commercio dei paesi in via di sviluppo hanno detto chiaramente che dipende soprattutto dall’eventuale impegno a lungo termine degli Stati Uniti per ridurre i loro aiuti agricoli.

”Gli Usa devono deliberare sul loro sostegno interno distorsivo (OTDS, overall trade-distorting domestic support), dimostrando il loro impegno su tagli reali ed effettivi, che dovrebbero essere ridotti sotto i 13 miliardi di dollari se si vuole considerare un successo il meeting di Potsdam”, ha detto all’IPS il ministro del commercio indiano Kamal Nath.

Nel corso del Doha Round, andato ben oltre la scadenza del primo gennaio 2005, i paesi industrializzati sono riusciti a trasformare i negoziati da un giro di consultazioni specificamente relative allo sviluppo a una questione di mercato intrusivo, con trattative puramente “mercantiliste”, ha denunciato il politico indiano.

Il ministro per il commercio sudafricano, Mandisi Mpahlwa, leader della coalizione NAMA-11, sostiene di non aver ancora visto intenzioni coraggiose da parte dei paesi ricchi per modificare le loro distorsioni storiche nel commercio agricolo globale. Vorrebbero però che i paesi in via di sviluppo, che ancora lottano per l’industrializzazione, tagliassero le loro tariffe industriali molto più di quanto siano pronti ad offrire, ha detto all’IPS.

In una decisa dichiarazione conclusiva del G20, i ministri del commercio hanno dichiarato che “il centro di gravità nel sostegno nazionale dovrebbe riflettere l’impegno su tagli reali ed effettivi”, aggiungendo: “è così soprattutto riguardo agli OTDS, per i quali un numero basso [quindi meno di 13 miliardi di dollari per sussidi agricoli negli Usa] riflette l’unico risultato possibile e la posizione di una maggioranza eccezionale nel G20”.

Tuttavia, gli Stati Uniti rimangono fermi, promettendo di essere pronti a tagliare i loro sussidi agricoli, sempre che gli altri paesi industrializzati e in via di sviluppo si dimostrino più intenzionati ad aprire i loro mercati a prodotti agricoli, e che i paesi in via di sviluppo aprano riguardo le merci industriali.

Nella sua ultima proposta, presentata nel 2005, Washington ha detto di poter ridurre i sussidi agricoli a un livello poco oltre i 22 miliardi di dollari, che di fatto li lascia intatti, dato che attualmente i suoi sussidi agricoli nazionali ammontano in totale a circa 12 miliardi di dollari.

La settimana scorsa il Canada aveva sfidato gli Stati Uniti all’OMC con la richiesta di un organo di risoluzione delle controversie per regolamentare i sussidi agricoli, dichiarando che gli Usa avevano violato le loro promesse di riduzione concordate nei precedenti negoziati dell’Uruguay Round.

Il Direttore Generale dell’OMC Pascal Lamy insiste perché gli Usa possano deliberare su ulteriori riduzioni a livello nazionale, chiede che l’Ue e altri paesi industrializzati come Giappone e Svizzera aprano ulteriormente il mercato dei prodotti agricoli, e invita le economie emergenti come India, Brasile e Sud Africa ad un maggior accesso per i prodotti industriali.

Lamy propone questa formula “a triangolo” per superare il punto morto nei negoziati commerciali di Doha.

Tuttavia, molti inviati commerciali dei paesi in via di sviluppo hanno definito in privato la formula di Lamy “insincera”, perché sposta il peso dai paesi industrializzati ai paesi in via di sviluppo puntando sull’accesso al mercato, anziché sui loro timori relativi allo sviluppo. In un simile contesto, non sono ottimisti sul fatto che il meeting di Potsdam possa portare molti benefici al mondo in via di sviluppo. “Non sono abbastanza creativi nella ricerca di soluzioni per concludere i negoziati dell’Agenda di sviluppo di Doha… ma sono molto creativi nel descrivere come e perché bisogna cambiare i termini dell’impegno”, sostiene un analista del commercio multilaterale a Ginevra.