WASHINGTON, 24 maggio 2007 (IPS) – La “politica della paura” sta monopolizzando il mondo e logorando i diritti umani, lo sostiene il rapporto annuale di Amnesty International pubblicato ieri.
Il rapporto contiene anche un esplicito e pungente richiamo agli Stati Uniti per la loro politica sui diritti umani, interna ed estera.
”La paura prospera con una leadership miope e vigliacca. Ci sono di fatto molte motivazioni reali per la paura, ma l’approccio dei leader mondiali è cieco, con politiche e strategie che logorano lo stato di diritto e i diritti umani, aumentano le disuguaglianze, alimentano razzismo e xenofobia, dividono e minacciano le comunità, e gettano il seme della violenza e di ulteriori conflitti”, riferisce il rapporto.
Amnesty International, organizzazione globale per i diritti umani, punta il dito contro il Primo Ministro australiano John Howard, il Presidente Usa George W. Bush, il Presidente del Sudan Omar al-Bashir e il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, perché giocano al terrore pur di essere aiutati dai loro sostenitori a forzare le rispettive agende politiche e, in molti casi, ad ampliare e consolidare il proprio potere politico.
”Con politiche sprovvedute, disgreganti e che inducono paura, i governi stanno minacciando lo stato di diritto e i diritti umani, alimentando razzismo e xenofobia, dividendo le comunità, intensificando disuguaglianze e gettando il seme per ulteriore violenza e conflitto”, ha dichiarato Irene Khan, segretario generale di Amnesty International.
Sia nelle economie sviluppate che in quelle emergenti, la paura dell’emarginazione e di “essere invasi dai poveri” ha condotto a misure sempre più rigide contro gli immigrati, nella violazione dei diritti umani internazionali.
Nell’Europa occidentale, la paura della migrazione incontrollata è stata usata per giustificare le rigide leggi contro i richiedenti asilo e i rifugiati, e i lavoratori migranti continuano ad essere discriminati in tutto il mondo, dalla Corea del Sud alla Repubblica Dominicana, prosegue Amnesty.
La violenza tra musulmani e non musulmani, compresi gli incidenti di islamofobia e anti-semitismo, è aumentata nell’ultimo anno, ampiamente alimentata da strategie discriminatorie anti-terrorismo nei paesi occidentali. “Aumentando la concentrazione, hanno rafforzato la mano degli estremisti, riducendo lo spazio per la tolleranza e il dissenso”, denuncia il rapporto.
Stati Uniti e Russia sono stati citati come due dei maggiori repressori della libertà di espressione, utilizzando la paura del dissenso per giustificare la mano pesante sulla libera espressione e i diritti.
Particolarmente preoccupante, il riferimento a Guantanamo, Cuba, dove nel 2006, 200 detenuti sono stati alimentati forzatamente per fermare uno sciopero della fame che avrebbe portato al suicidio tre uomini, e che il comandante del gruppo speciale Usa a Guantanamo ha descritto come “guerra asimmetrica”.
Amnesty ha anche citato l’utilizzo dei cosiddetti “black sites” della CIA – prigioni segrete – con detenzioni forzate e torture per la violazione di leggi internazionali e degli Usa.
In Russia, il polso di ferro autoritario sui giornalisti è stato accompagnato dalla controversa legge per regolare il finanziamento e le attività di varie Ong.
Quando Amnesty International, insieme ad altre Ong internazionali, ha incontrato il Presidente russo per discutere la nuova legge, Vladimir Putin ha detto: “Non abbiamo approvato la legge poi vederla abrogare”, riferisce Amnesty.
”Aumentando la concentrazione e gli enormi allarmi sulla sicurezza nazionale, lo spazio per la tolleranza e il dissenso è stato ridotto. Nel 2006 in tutto il mondo, dall’Iran allo Zimbabwe, sono state messe a tacere molte voci indipendenti sui diritti umani“, ha detto Khan.
“Sono ancora molte le ferite sulla coscienza del mondo, che restano aperte e sanguinanti grazie ai doppi standard che gli Stati più potenti applicano”, ha detto Paolo Pobbiati, presidente della sezione italiana di Amnesty. “La situazione in Darfur non accenna a migliorare, nonostante i primi mandati di cattura emessi dalla Corte penale internazionale. Dopo oltre 200.000 vittime e più di due milioni di profughi e sfollati interni, la prospettiva oggi è quella di assistere a un allargamento della crisi con il coinvolgimento di paesi confinanti, come il Ciad e la Repubblica Centrafricana”.
“A fronte di crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal governo sudanese e dalle squadre della morte dei janjaweed, a fronte di decine di migliaia di casi di stupro, abbiamo la miseria di nove persone incriminate, ma nessuna ancora portata davanti a un tribunale, ha aggiunto Pobbiati”.
Secondo il rapporto, la libertà delle donne è stata gravemente colpita dalla “guerra al terrore”, che ha provocato una generale repressione dei diritti umani e un arretramento nei diritti delle donne, dovuta allo stato di paura e di fondamentalismo religioso.
Amnesty ha scelto di evidenziare tra tutti il ruolo dell’amministrazione Bush, che utilizza la “guerra al terrore” per giustificare i dilaganti abusi sui diritti umani e “trattare il pianeta come un grande campo di battaglia”.
”L’amministrazione Usa rimane sorda agli appelli da tutto il mondo perché chiudano il carcere di Guantanamo. È indifferente rispetto alla rete globale di abusi innescata in nome dell’anti-terrorismo, e insensibile di fronte al dolore di migliaia di detenuti e delle loro famiglie, al danno provocato allo stato di diritto e ai diritti umani internazionali, e alla distruzione della sua stessa autorità morale, la più bassa di tutti i tempi in tutto il mondo, mentre i livelli di insicurezza rimangono come sempre elevati”, prosegue il rapporto.
Emerge anche qualche notizia confortante, prosegue Amnesty, riferendosi alle domande europee di trasparenza e legittimità delle detenzioni, e all'accordo Onu per sviluppare un trattato di controllo sulle armi convenzionali e la nuova leadership in un gruppo di paesi.
“Questo risultato lo abbiamo ottenuto noi di Amnesty – ha detto Pobbiati – insieme a Oxfam e alla Rete internazionale d’azione sulle armi leggere, con la campagna Control Arms, portata avanti in Italia anche dalla Rete italiana per il disarmo. Ma lo hanno soprattutto ottenuto 1.250.000 persone che hanno aderito a questa campagna. È la prova che l’opinione pubblica ha coraggio, vuole un cambiamento”.
“Così come il riscaldamento globale richiede un’azione globale basata sulla cooperazione internazionale – ha dichiarato Khan – allo stesso modo la violazione dei diritti umani può essere combattuta solo attraverso la solidarietà globale e il rispetto della legge internazionale”.
”Il sentimento globale, risultato di interminabili tragedie quali il conflitto in Iraq, la repressione delle libertà in Cina e la crisi umanitaria in Sudan, è a dir poco sconsolante”, ha dichiarato Larry Cox, direttore esecutivo di Amnesty International.
“Non ci si può più accontentare di portare a casa piccoli progressi, ma servono azioni 'colossali' che facciano progredire il mondo in nome dei diritti umani”.