ROMA, 23 maggio 2007 (IPS) – Durante l'ultimo Consiglio Affari Generali, l'Unione europea ha dato mandato all'Italia e alla Presidenza tedesca di predisporre un testo di risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali su cui avviare la selezione di co-sponsor e di trattare con la Presidenza dell'Assemblea Generale Onu la riapertura di un punto dell'agenda per discutere della moratoria.
Una decisione che segna un punto di svolta nella campagna ultradecennale di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale per ottenere dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite l'approvazione di una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali, un risultato maturo da tempo ma che era stato finora impedito proprio dal comportamento dell'Unione Europea.
Se questo è potuto accadere è anche grazie all'iniziativa non violenta di Marco Pannella, Sergio D'Elia e altri militanti radicali che dal 16 aprile hanno avviato uno sciopero della fame ad oltranza per questo obiettivo, riuscendo ad invertire la rotta dei costanti rinvii a cui abbiamo assistito in questi 14 anni di battaglia.
La nonviolenza ha rafforzato le ragioni del Governo italiano nel portare a compimento quello che a più riprese – anche recentemente – il Parlamento italiano all'unanimità e il Parlamento europeo a stragrande maggioranza avevano chiesto: consentire all'Assemblea generale dell'ONU di far propria la proposta di moratoria universale delle esecuzioni capitali e arricchire così la sfera di intangibilità della dignità umana.
La resistenza dell'Europa a concedere ad altri diritti di per sé acquisiti è infatti dura da vincere. Lo dimostrano i fatti relativi alla campagna di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale.
Nel 1994, la risoluzione italiana di moratoria fu battuta al Palazzo di Vetro per soli otto voti — mancarono i voti di 21 Governi europei che decisero di astenersi.
Nel 1999 la risoluzione dell’UE fu prima presentata e, all’ultimo minuto, ritirata. Nel gennaio scorso, Francesco Paolo Fulci, all’epoca ambasciatore italiano all'Onu, ha spiegato che da Bruxelles “giunse l'ordine a New York, a noi ambasciatori europei, di sospendere qualsiasi iniziativa”. Per Fulci fu una “scusa” quella di chi allora motivò la decisione con l'insufficienza di voti: “Posso assicurare che non era così, perchè io personalmente avevo contattato più di novanta ambasciatori, ricevendone assicurazione che sarebbero stati dalla nostra parte”.
Nel 2003, il governo Berlusconi dovette affrontare durissime polemiche anche in sede di Parlamento europeo e italiano per non aver ottemperato all'impegno e al mandato di depositare all’Assemblea generale dell’Onu la risoluzione a favore della moratoria.
Lo scorso 27 luglio 2006, la Camera dei Deputati, all’unanimità, ha impegnato il governo italiano a “presentare alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite – si intende quella del 2006, ancora in corso – la risoluzione pro moratoria”. Il 19 ottobre 2006, di fronte all’inerzia del Governo, la Camera dei Deputati – in grave polemica con il governo – ha chiesto al governo, di nuovo all’unanimità, di “dare tempestiva e piena attuazione” alla mozione di luglio.
L'Italia e l'Europa decidevano invece di predisporre il testo di una Dichiarazione, come tale priva di valore formale, raccogliendo 85 firme e presentandola il 19 dicembre all'Assemblea generale.
Il 2 gennaio 2007 in relazione alla iniziativa nonviolenta di Marco Pannella – in sciopero della sete per 8 giorni per scongiurare l'esecuzione di Saddam Hussein, sciopero convertito poi, dopo la morte dell'ex rais, in quello della fame per la moratoria universale – Palazzo Chigi ha dichiarato in una nota che: “Il Presidente del Consiglio e il Governo si impegnano ad avviare le procedure formali perchè questa Assemblea Generale delle Nazioni Unite metta all'ordine del giorno la questione della moratoria universale sulla pena di morte”.
Il primo febbraio, il Parlamento europeo, con un voto pressoché unanime dichiarato di sostenere “fermamente l'iniziativa della Camera dei Deputati e del governo italiani, sostenuta dal Consiglio e dalla Commissione UE, nonché dal Consiglio d'Europa”, ed ha invitato la Presidenza UE ad “adottare con urgenza un'opportuna azione per garantire che tale risoluzione sia presentata in tempi brevi all'Assemblea generale ONU in corso”. Di nuovo il 25 aprile il Parlamento europeo si è pronunciato a favore della presentazione della risoluzione all'Assemblea generale in corso.
Nelle varie riunioni del Consiglio Affari Generali, l'Europa continuava però a rinviare la presentazione della risoluzione, decidendo invece di proseguire nella raccolta delle firme sulla Dichiarazione che sono giunte ad oggi a 92 da parte di Paesi di tutti i continenti.
Non è mancato chi, come il Sud Africa ha detto di non voler essere il novantesimo firmatario della Dichiarazione, documento privo di valore formale, ma di essere pronto invece a co-patrocinare il testo di una risoluzione pro moratoria.
E' la dimostrazione di come l’iniziativa per la presentazione della risoluzione per la moratoria all’AG dell’ONU incontri un sempre maggiore sostegno, e di come debba essere evitato di affidare una così importante iniziativa nelle sole mani dell’Unione europea, relegando in tal modo l’universalità della richiesta di moratoria ad un vecchio schema non più presentabile e degno di tale obiettivo.
Le condizioni per vincere esistono da tempo. Le previsioni di voto di Nessuno tocchi Caino sono chiare e note da tempo. Un testo per la moratoria sarà approvato dall'Assemblea con voti tra 104 e108 a favore, tra 61-68 contrari e tra 16 e 20 astensioni.
E' stato anche grazie alla nonviolenza che Nessuno tocchi Caino ed il Partito Radicale sono riusciti a dare fiducia sulla certezza di vittoria all'Assemblea generale, ed ottenere così l’atto politicamente decisivo della stesura di un testo di risoluzione e l’avvio da parte del Governo italiano della raccolta firme di co-sponsor alla risoluzione stessa.
Le settimane che seguiranno saranno decisive per raggiungere l’obiettivo dell'approvazione della risoluzione nell'Assemblea generale in corso a New York, se la questione della moratoria continua ad essere una priorità.
Per questo, dopo 36 ore di sospensione dello sciopero della fame per onorare il risultato ottenuto dal Governo italiano all'ultimo Consiglio Affari Generali, Marco Pannella, Sergio d'Elia e i compagni radicali hanno deciso di continuare lo sciopero della fame a oltranza.
*Tesoriera del Partito Radicale e responsabile del rapporto annuale sulla pena di morte per Nessuno tocchi Caino.