BUENOS AIRES, 21 maggio 2007 (IPS) – “Ci sono tantissimi bambini scalzi e affamati in Argentina, ma nelle scuole non se ne parla; per questo imparo molto quando partecipo a queste iniziative”, ha raccontato Aluminé Giuliani, una adolescente che ha partecipato alla marcia nazionale dei bambini, giunta nella capitale argentina la settimana scorsa.
”La fame è un crimine”, e “basta bambini affamati”, erano gli slogan intonati da circa 400 bambini, adolescenti e educatori del Movimiento Nacional de Chicos de Pueblo (il movimento nazionale popolare per i bambini), che ha percorso 4.500 chilometri in 11 giorni, dal nordest del paese alla capitale, passando per città e villaggi delle province di Misiones, Formosa, Chaco, Corrientes, Santa Fe e Buenos Aires.
“Ciò che mi ha colpito di più è che i bambini poveri non sono in una provincia sola, ma in tutte”, ha detto Aluminé all’IPS. “Come fanno a dire che le cose stanno migliorando in Argentina? In alcuni posti che abbiamo visitato lungo il cammino, i bambini ci hanno raccontato che le cose continuano a peggiorare”, ha detto la ragazza,di 16 anni, che vive a Buenos Aires e che ha partecipato anche alle marce del 2001, 2002 e 2005.
Cristian, di 15 anni, ha raccontato all’IPS di venire da Tucumán, nel nordovest dell’Argentina. Ha spiegato che era rauco per aver cantato tanto, ma “stanco, neanche un po’”. Dice di aver stretto molte nuove amicizie lungo la strada, e che è stato contento di poter gridare ovunque che “ai nostri genitori serve un lavoro”.
”Altrimenti, come possiamo non lavorare noi (per sostenere le nostre famiglie)?”, ha detto Cristian, riferendosi al lavoro infantile. Benché oggi gli indicatori sociali mostrino un miglioramento sostanziale e costante negli ultimi cinque anni, dopo il crollo economico e politico della fine del 2001 il 26,7 per cento dei 38 milioni di abitanti dell’Argentina vive ancora sotto la soglia di povertà, e l’8,7 per cento vive nella povertà estrema, secondo i dati ufficiali.
Ma i bambini e le bambine del movimento sottolineano che queste statistiche nascondono differenze più profonde negli standard di vita. In base alle statistiche ufficiali sull’Argentina, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) segnala che il 49,5 per cento dei bambini al di sotto dei 15 anni vive nella povertà; una percentuale che sfiora il 70 per cento nelle province del nord.
Il movimento, coordinato dal sociologo Alberto Morlachetti, è composto da circa 400 organizzazioni di base di bambini e di giovani. La sua principale attività è la marcia annuale che parte dalle province per arrivare alla città di Buenos Aires. Sulla via, i bambini vengono accolti da altri giovani di diverse istituzioni e organizzazioni.
”Il miracolo della nostra marcia è che, in questa occasione, le organizzazioni mettono da parte le loro preoccupazioni e conflitti e si riuniscono per evidenziare il paradosso di questo paese, che è il quinto esportatore di cereali nel mondo, ma dove i bambini muoiono di fame”, ha detto Morlachetti all’IPS.
”Non è che la fame in altri posti sia giustificata, ma in Argentina è un insulto al buon senso, un vero e proprio crimine contro l’umanità”, ha commentato. “È molto difficile per i bambini capire perché devono soffrire la penuria, mentre vedono le lussureggianti aree di pascolo, o le immense piantagioni di soia di Santa Fe”.
A Corrientes, un dottore dell’Università del Nordest si è avvicinato ai partecipanti salutandoli uno ad uno. “È l’autore di uno studio che abbiamo diffuso, in cui dice che il 45 per cento dei bambini nella capitale della provincia sono denutriti”, ha detto Morlachetti, che ha percorso un tratto di marcia con i bambini.
I bambini, partiti il 7 maggio da Puerto Iguazú, nella provincia di Misiones al confine col Brasile, sono stati ricevuti lungo la strada da organizzazioni sociali, per l’infanzia e per i diritti umani, e dai sindacati.
A Rosario, nella provincia di Santa Fe, gli ex combattenti della guerra delle Malvinas/Falkland contro la Gran Bretagna hanno regalato ai ragazzi dei gilet intessuti a mano. “Sappiamo cosa vuol dire soffrire il freddo e la fame”, hanno detto i veterani della guerra del 1982 nell’Atlantico del sud.
In altri punti di sosta, i militanti di gruppi sindacali e sociali hanno offerto da mangiare ai bambini.
”Nella mia provincia, ci sono tantissimi bambini che non possono permettersi quattro pasti al giorno, e non vanno mai in vacanza”, ha raccontato un giovane a Formosa, al confine col Paraguay.
A Santa Fe, alcuni manifesti richiamavano l’attenzione: “Non vogliamo essere inondati di nuovo”, diceva uno di questi, alludendo alle due grosse inondazioni del fiume Paraná degli ultimi quattro anni.
”Cosa succede alle persone che diventano adulte e, improvvisamente, diventano cieche, e non vedono i nostri piedi scalzi; diventano sorde, e non sentono che abbiamo fame?”, chiedeva un adolescente di Zárate, a nord della provincia orientale di Buenos Aires.
”Nel nostro quartiere non ci sono spazi per giocare, non ci sono fognature, non c’è acqua potabile e ci sono grossi fossati pieni di immondizia e di inquinamento”, ha lamentato un altro giovane a José C. Paz, un sobborgo povero della capitale argentina, seguito con attenzione dai partecipanti alla marcia, che poco dopo sono entrati in città.
Morlachetti, che dirige la Casa e Fondazione “Pelota de Trapo”, ha osservato che “neanche un politico” ha avvicinato i bambini. “Tutti hanno dichiarato che la marcia è di interesse nazionale, provinciale e comunale, ma neanche un funzionario del comune ha voluto incontrarli, perché hanno paura. Sanno di essere responsabili di queste disuguaglianze”, ha detto.
Secondo gli ultimi dati dell’Istituto nazionale di statistica, nel 2006 il reddito del 10 per cento più ricco della popolazione era 35 volte superiore a quello del 10 per cento più povero.
”Alcune persone consumano tutti i prodotti a disposizione negli scaffali dei supermercati, mentre altri lottano per la propria sopravvivenza e quella dei loro figli”, ha denunciato Morlachetti.
”La vera democrazia, per essere tale, deve andare di pari passo con l’equità, ma in Argentina questo legame manca”, ha osservato.