BOGOTÁ, 4 maggio 2007 (IPS) – “La libertà di stampa è solo retorica”, ha detto il giornalista colombiano Javier Darío Restrepo. “L’unica cosa che conta sono i giornalisti liberi”.
L’indipendenza si deve cercare nello spirito del giornalista come individuo, ha dichiarato Restrepo in un’intervista con l’IPS, alla vigilia della Giornata mondiale della libertà di stampa del 3 maggio. “Tutte le fonti mentono, fino a prova contraria”.
Restrepo è nato nel 1931 ad Antioquia, nell’ovest – la provincia con il maggior numero di vittime della guerra civile colombiana durata decenni. La sua carriera di giornalista per un quotidiano è durata più di mezzo secolo, ha lavorato venticinque anni per la televisione, per 20 anni ha pubblicato libri, e gode di grande stima nella regione.
IPS: La Colombia è ancora uno dei paesi con il maggior numero di giornalisti vittime di minacce, esilio e omicidio. Quali sono le conseguenze per l’informazione?
JAVIER DARÍO RESTREPO: L’auto-censura. I giornalisti, soprattutto nelle province, stanno affrontando la questione più delicata in Colombia: il conflitto armato. Si trovano direttamente sotto gli occhi di tutti i gruppi violenti, che conoscono le loro famiglie, sanno dove vivono, cosa fanno quotidianamente. Questi gruppi non hanno nemmeno bisogno di mandare qualcuno (per intimidire i giornalisti), e ciò ha delle conseguenze sul loro modo di lavorare, perché la paura li accompagna sempre.
La stampa nelle province però non si auto-censura solo per la minaccia dei gruppi armati, ma anche per la forte pressione da parte di chi non è armato, come i membri del consiglio direttivo del giornale.
Per questi giornalisti, una telefonata dalla stessa redazione, in cui gli viene chiesto di scrivere un certo pezzo, altrimenti non saranno pagati o saranno licenziati, ha un impatto maggiore della minaccia di un proiettile in testa.
Ci sono stati casi terribili, come quello di una giornalista che ha rifiutato di salire su un elicottero della polizia per raccontare in diretta un’operazione anti-narcotici. Malgrado l’elicottero sia stato poi abbattuto, la giornalista è stata licenziata per essersi rifiutata di salire. È successo circa quattro anni fa, nella regione di Magdalena Medio (Colombia centrale).
Un sondaggio realizzato dall’Observatorio de Medios (Osservatorio dei media) dell’Università della Sabana, ha chiesto a 200 giornalisti in 20 città quali fossero le peggiori pressioni subite. E la risposta è stata che le minacce peggiori arrivano dalle stesse redazioni, includendo redattori, caporedattori, direttori, azionisti e sponsor pubblicitari.
IPS: A quali interessi deve rispondere l’amministrazione di un quotidiano?
JDR: Ovviamente quelli degli sponsor. Il che include, naturalmente, il governo, con le sue pubblicità ufficiali. Poi devono rispondere agli interessi dei politici amici, o del consiglio di amministrazione, o degli azionisti. E se poi qualcuno ha un amico che possiede azioni nell'editoria, si rivolge a lui perché sa che può esercitare la sua influenza, può imporre il silenzio o chiedere che una certa storia venga raccontata.
Ciò succede ovunque, ma qui è un problema molto serio, e i giornalisti non sono nelle condizioni di resistere a queste pressioni.
Tra le cause di limitazione della libertà di stampa, che ho riscontrato in tutta l’America Latina, le principali riguardano le pubblicità ufficiali del governo.
Tuttavia, ho incontrato magnifiche eccezioni, al punto che avrei voluto gridare “Terra!”, come Rodrigo de Triana (dalla torretta di avvistamento della caravella La Pinta di Cristoforo Colombo).
IPS: Cosa è successo?
JDR: A Buenos Aires. Il Forum argentino di giornalismo ha organizzato a dicembre un congresso sull’etica, dove i portavoce di diverse regioni argentine raccontavano le condizioni della stampa nelle rispettive province.
I giornalisti hanno denunciato la pubblicità ufficiale come una delle cause principali di limitazione della loro libertà. Tuttavia, all’improvviso è spuntata una giovane giornalista, sembrava una studentessa universitaria, molto dolce, con gli occhiali, e ha presentato un giornale molto leggero dal nome “El Diario Chiquito” (Il piccolo giornale), dichiarando: “Nel mio giornale non accettiamo pubblicità ufficiale”.
Questo è un buon inizio per l’indipendenza. Il loro giornale si sostiene solo con un'ampia sezione di pubblicità selezionata e grazie alle ottime relazioni con l’industria locale e le attività commerciali della loro cittadina. Dopo aver pubblicato per 13 anni il quotidiano, ora hanno i mezzi per comprare una sede e le presse tipografiche. Perché? Perché la gente ha fiducia in loro e nel loro giornale.
Racconto questo solo per dire che è possibile; ovunque i giornali scelgono la strada più semplice per sostenersi, senza pensare che stanno sacrificando la loro coscienza e la libertà di parola e di informazione.
IPS: Se non fosse stato per le organizzazioni per i diritti umani, che hanno documentato e tenuto traccia di questi eventi, forse ancora non sapremmo che solo dal 1998 i paramilitari (di estrema destra) hanno ucciso 3.000 campesinos (contadini) a San Onofre (una municipalità nella provincia a nord ovest di Sucre). Com’è possibile che noi giornalisti non lo avevamo nemmeno notato?
JDR: Molte volte penso che anche noi siamo vittime, forse molto di più e con maggior violenza rispetto al grande pubblico. Racconti una storia dopo l’altra, finché perdi la sensibilità. Abbiamo contato così tanti morti che, prima di tutto, ne abbiamo perso il conto. E smettiamo di preoccuparcene. Quando ciò accade, il giornalista deve fermarsi, senza perdere la propria sensibilità, e soprattutto mantenere la chiarezza che deve caratterizzare il suo lavoro.
IPS: Istruzioni per interpretare le notizie che arrivano da un paese dove l’auto-censura è la norma?
JDR: Le stesse che valgono per qualunque fonte di informazione. L’esperienza dimostra che tutte le fonti mentono fino a prova contraria. Oppure, se vogliamo metterla in un altro modo, le stesse precauzioni che dovrebbero essere prese sull’acqua che bevi, l’aria che respiri, il cibo o le medicine che prendi, perché tutti questi elementi possono essere contaminati. Lo stesso vale per l’informazione: probabilmente è contaminata, quindi devi stare sulla difensiva, qui come in qualunque altro posto del mondo.