IPS Inter Press Service Agenzia Stampa

LIBERTA’ DI STAMPA-PAKISTAN: Intrappolati tra talebani e governo

PESHAWAR, 3 maggio 2007 (IPS) – Sia il governo federale che i gruppi filo-talebani minacciano la libertà di stampa nella zona tribale di confine sotto controllo federale del Pakistan, le FATA (Federally administered tribal area), prevalentemente rurale, lungo i permeabili confini con l’Afghanistan.

“Quasi tutti i giornalisti della FATA temono per la loro vita. Molti hanno lasciato la professione, mentre altri si sono trasferiti nei distretti adiacenti”, ha riferito un giornalista del Nord Waziristan, da una delle sette agenzie del territorio.

Sotto anonimato per paura di ritorsioni, l’uomo ha raccontato che un tempo possedeva una rivendita di giornali: “Un giorno, un gruppo di talebani ha fatto irruzione nel negozio e ha dato fuoco a tutti i giornali. Mi hanno minacciato di gravi conseguenze se avessi diffuso notizie contro i talebani”.

Fino a poco tempo fa, nella FATA, dove vivono 3,5 milioni di abitanti, i giornalisti erano 168. Ma ora solo pochi di loro continuano a lavorare senza nascondersi. Il 27 aprile scorso, per la prima volta, una agguerrita Tribal Union of Journalists (TUJ) ha tenuto le sue elezioni annuali nel Club della stampa di Peshawar, nella provincia della frontiera nord-occidentale (NWFP).

“Stiamo evitando intenzionalmente di riportare notizie importanti, anche se varrebbe la pena pubblicarle. Raccontare la verità equivale ad accettare le molestie e persino rischiare la morte”, ha detto un altro giornalista, che lavora clandestinamente dall’agenzia del Sud Waziristan.

I media sono rimasti intrappolati nella rete della “guerra al terrore”. La FATA è sotto il fuoco incrociato dalla fine del 2001, quando dopo massicce azioni di bombardamento da parte degli Usa e dei loro alleati in Afghanistan, i talebani e i loro compagni di al-Qaeda sono entrati nelle zone di confine del Pakistan per installare delle basi.

Soldati pakistani e americani stanno dando la caccia ai militanti islamici nella regione tribale. Il Pakistan ha dispiegato 80.000 unità regolari per frenare l’infiltrazione dall’Afghanistan.

Lo scorso giugno, il corpo di un fotogiornalista della zona, Hayatullah Khan Dawar, che risultava disperso da 7 mesi, è stato ritrovato, con le mani legate, ucciso da un colpo alla testa, vicino a un villaggio nella regione del Nord Waziristan. La famiglia sospetta che sia stato catturato da un’agenzia dell’intelligence dopo aver diffuso le immagini di frammenti del missile americano che aveva ucciso l’alto comandante di al-Qaeda Hamza Rabia nel Nord Waziristan il 1 dicembre.

Dawar è il terzo giornalista ucciso nella FATA mentre investigava sulle attività dei militanti e sulle operazioni militari nell’area. Nel febbraio 2006, un uomo mascherato nel Wana, Sud Waziristan, aveva freddato altri due giornalisti, Amir Nawab e Allah Noor. In entrambi i casi, nessuno ha rivendicato gli omicidi.

Il segretario generale dell’Unione federale dei giornalisti del Pakistan (PFUJ), Mazhar Abbas, si è detto estremamente preoccupato per le 'condizioni di lavoro penose dei giornalisti nella FATA'.

”È una responsabilità costituzionale dello Stato proteggere i suoi cittadini dalle ostilità nelle province del Sindh e Balochistan”, ha detto all’IPS. Ha poi riferito che di recente una delegazione di otto membri di Reporters sans Frontières (RSF) e della Federazione internazionale dei giornalisti (IFJ) è stata invitata per parlare dei problemi dei giornalisti dell'area.

“Abbiamo incontrato dei funzionari statali della TUJ e ascoltato le loro disgrazie. Successivamente, abbiamo emesso una dichiarazione in cui chiedevamo protezione per questi giornalisti”.

Secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) di New York, il Pakistan è al terzo posto nella lista dei paesi più pericolosi per la stampa nel 2006.

”Ho lasciato un impiego redditizio in un’agenzia telegrafica dopo aver ricevuto delle minacce. Non volevo lasciare il mio lavoro, ma la mia famiglia mi ha spinto a farlo”, ha raccontato un giornalista del Sud Waziristan, che da allora si è trasferito a Peshawar, capitale della NWFP.

Secondo Afrasiab Khattak, ex presidente della Commissione indipendente per i diritti umani del Pakistan (HRCP), il governo, nel suo tentativo di occultare la verità, starebbe spaventando i media.

Khattak, secondo il quale la protezione dei cittadini è una responsabilità fondamentale del governo, ha detto di temere che se l’attuale clima di ostilità verso i media nelle Fata non migliorerà, potrebbe non rimanere più neanche un giornalista indipendente nella zona.

”Il governo federale, nell’intento di rendere pubbliche solo determinate notizie a suo piacimento, ha adottato un nuovo modus operandi. Conducono i giornalisti embedded in elicottero nei posti più sicuri per poi fornire loro le informazioni necessarie”, ha spiegato un reporter di Wana.

Dall’altra parte, alcuni gruppi filo-talebani hanno diffuso sui media le proprie linee guida. Il 14 marzo, a Dara Adamkhel, un villaggio senza legge nella FATA, dove la polizia non osa entrare, sui muri del mercato sono stati affissi dei manifesti con l’avvertimento: “I giornalisti che collaborano con funzionari filo-governativi potrebbero essere uccisi”.

Il decreto proclama che i talebani stanno diffondendo il messaggio di Allah. Qualunque informazione contro di loro viene considerata blasfema.

”Sia i militanti che le forze dell’ordine vogliono che i giornalisti della FATA pubblichino solo le notizie a loro gradite, il che non è difficile, è impossibile”, ha commentato Ahmad Khan, un analista politico locale.