PARIGI, 2 febbraio 2007 (IPS) – Il quarto rapporto del Comitato intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change) conferma le previsioni catastrofiche sul riscaldamento globale e le sue conseguenze future sulla natura e i cicli del clima.
Il rapporto dell’IPCC, presentato oggi a Parigi, conferma la previsione che in questo secolo le temperature globali cresceranno tra i due e i 4,5 gradi Celsius, a causa delle crescenti emissioni di gas serra, soprattutto diossido di carbonio.
“Il riscaldamento antropogenico del sistema climatico è molto diffuso e può essere riscontrabile nelle misurazioni della temperatura di superficie, atmosfera libera e oceani”, recita il documento.
”È molto probabile che il riscaldamento osservato durante l’ultima metà del secolo non si giustifichi se non considerando un intervento esterno (l’attività umana)”, aggiunge.
Le temperature, che secondo il rapporto potrebbero aumentare globalmente in media di 6 gradi entro il 2100, porterebbero alla crescita dei livelli del mare e alla distruzione di città e territori vicini al mare, allo scioglimento dei ghiacciai al Polo Nord e in zone di alta montagna, come le Alpi europee, e a siccità e desertificazione in vaste aree.
L’IPCC avverte che nei prossimi decenni, le ondate di calore, come quella riscontrata in Europa nel 2003, potrebbero diventare più intense, frequenti e durature, e che le tempeste tropicali e gli uragani diventeranno probabilmente più violenti.
Il documento riferisce inoltre che gli effetti delle emissioni di gas serra dureranno a lungo. “Nel ventunesimo secolo… le emissioni di diossido di carbonio contribuiranno al riscaldamento e alla crescita del livello del mare per più di un millennio, a causa del periodo di tempo necessario alla rimozione di questi gas”.
L’IPCC, che riunisce centinaia di rappresentanti di governo ed esperti di clima, è stato istituito nel 1998 dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e dal Programma meteorologico mondiale.
Il ruolo dell’IPCC è “valutare su una base globale, obiettiva, libera e trasparente i principali dati scientifici, tecnici e socio-economici per comprendere scientificamente le cause di rischio del cambiamento climatico indotto dall’uomo, il suo potenziale impatto e le possibilità di adattamento e mitigazione”.
L’IPCC finora ha prodotto tre rapporti sul riscaldamento globale, l’ultimo pubblicato nel 2001. Scienziati e rappresentanti di governo hanno concordato che dal 2001, “è notevolmente cresciuta la convinzione circa le responsabilità dell’uomo sul recente cambiamento climatico”. Alla presentazione, Rajendra Pachauri, lo scienziato indiano a capo dell’IPCC, ha manifestato la speranza che “verranno adottate politiche e intraprese azioni” per affrontare i problemi derivanti dalle emissioni dei gas serra e dal riscaldamento globale.
”Spero che questo rapporto scuoterà popolazioni e governi, convincendoli a un’azione più seria, considerando soprattutto l’assoluta autenticità e serietà di questo lavoro scientifico”, ha aggiunto.
Risultati analoghi sono stati pubblicati negli ultimi mesi da scienziati di tutto il mondo. In un rapporto sugli effetti del riscaldamento globale, relativo ai ghiacciai europei e alle attività sportive presentato lo scorso dicembre a Parigi, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), organismo costituito da 30 paesi ricchi, ha dichiarato che gli anni 1994, 2000, 2002 e in particolare 2003, sono stati i più caldi per le alpi europee rispetto agli ultimi 500 anni.
Il rapporto dell’OCSE intitolato “Cambiamento climatico nelle alpi europee” avverte che “i modelli climatici prevedono cambiamenti anche maggiori nei prossimi decenni, compresa una riduzione dell’innevamento ad altitudini più basse, lo scioglimento dei ghiacciai e del permagelo ad altitudini superiori, e cambiamenti di temperatura, oltre a precipitazioni estreme”.
Anche l’OCSE collega questo cambiamento climatico alle emissioni di gas serra, soprattutto diossido di carbonio. Una delle principali fonti di emissioni antropogeniche è rappresentata dai combustibili fossili, in particolare carbonio e olio minerale. Secondo l’OCSE, se le temperature globali cresceranno di 4 gradi in questo secolo, in Europa la maggior parte dei ghiacciai scomparirà, e valanghe e inondazioni colpiranno le regioni vicine alle montagne.
Secondo l’Istituto austriaco per la meteorologia e la geodinamica, oggi le Alpi sono già più calde rispetto agli ultimi 1.300 anni.
Anche secondo un rapporto dell’Istituto Max-Planck per la meteorologia (MPIM) di Amburgo, le temperature globali cresceranno di 4 gradi entro il 2100.
”A causa di questo riscaldamento, il livello del mare potrebbe crescere in media fino ai 30 centimetri”, riferisce il documento pubblicato lo scorso settembre. L’MPIM prevede che, “in specifiche condizioni, i ghiacciai marini della zona artica si scioglieranno completamente. In Europa, l’estate sarà più secca e più calda, danneggiando l’agricoltura, e l’inverno diventerà più caldo e umido. Altra conseguenza del riscaldamento dell’atmosfera saranno gli eventi estremi, come le forti precipitazioni con alluvioni”.
Secondo un ulteriore rapporto, pubblicato lo scorso anno dal Consiglio tedesco per il cambiamento globale, “le acque superficiali dell’oceano si stanno riscaldando, il livello del mare sta crescendo molto rapidamente, gli oceani stanno diventando sempre più acidici, e gli ecosistemi marini sono gravemente minacciati”.
Tutti i rapporti citati chiedono una riduzione drastica dei gas serra, in linea con il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore il 16 febbraio 2005. L’obiettivo del protocollo è stabilizzare le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera, “ad un livello che dovrebbe prevenire pericolose interferenze antropogeniche con il sistema climatico”.
A questo scopo, il protocollo chiede ai paesi industrializzati di ridurre le loro attuali emissioni di gas serra. Tutti i paesi industrializzati hanno ratificato il protocollo, eccetto Stati Uniti e Australia.