ADDIS ABEBA, 1 febbraio 2007 (IPS) – Per discutere le grandi sfide dello sviluppo cui deve far fronte il continente africano, i suoi leader si sono riuniti nella capitale etiope per il summit dell’Unione africana (UA), che punta su due importanti strumenti, scienza e fiducia in sé.
Se avessero guardato fuori dalle loro camere dal sontuoso Sheraton Hotel, avrebbero visto la realtà in cui vive la maggioranza della popolazione africana. Quasi tutte le finestre si affacciano infatti su uno dei tanti slum al di là del muro che delimita l’albergo.
La polizia ha tenuto lontani dai capi di stato i bambini in cerca di elemosina e gli adulti infermi, sgombrando le strade perché i leader potessero sfilare, nella quarta città più grande dell’Africa, in parata nelle loro auto di lusso.
La necessità di eliminare la povertà in Africa veniva specificata nel sottotesto dei discorsi ufficiali del vertice del 29-30 gennaio: “Scienza, tecnologia e ricerca scientifica per lo sviluppo”, e “Il cambiamento climatico in Africa”.
Alpha Oumar Konare, presidente della commissione UA, si è appellato ad un’Africa “responsabile”, un’Africa che abbia “maggiore fiducia in sé”, ed esca dal meccanismo di “chiedere sempre” aiuti.
“Un’Africa che si assuma le proprie responsabilità può portare avanti un nuovo sviluppo. Siamo un continente ricco, con enormi potenzialità. Dobbiamo lottare per la nostra dignità, così come abbiamo lottato contro l’apartheid (in Sud Africa) – con lo stesso senso di impegno e solidarietà. Così potremo raggiungere i nostri obiettivi di sviluppo”, ha detto.
Nel suo ultimo discorso come presidente uscente dell’UA, Denis Sassou-Ngueso, della Repubblica del Congo (Brazzaville), ha dichiarato che 500 milioni di persone sul totale della popolazione africana hanno al massimo 18 anni. Su una popolazione stimata di circa 900 milioni, ciò vuol dire che più del 50 per cento della popolazione africana è costituito da bambini.
“Questo rappresenta una grossa sfida per il futuro. Dobbiamo capire che la scienza e la tecnologia dominano tutta la nostra vita. Sono la chiave per lo sviluppo dell’Africa”, ha rimarcato.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, in carica da appena quattro settimane, ha usato un esempio personale per dimostrare il bisogno di un’unità di intenti per combattere contro la povertà e le malattie. Ai delegati ha raccontato che da giovane, in Corea del Sud, dove è cresciuto, ha vissuto in prima persona l’esperienza della devastazione causata dal conflitto.
Donne e uomini, ha spiegato, vagavano in cerca di cibo; le coltivazioni marcivano nei campi, e gli edifici erano stati distrutti. Quelle immagini continuano ad tormentarlo, ha detto, ma il suo paese è stato in grado di trasformarsi, da una “nazione traumatizzata, con un’economia inesistente, ad una società vibrante, produttiva, una potenza regionale ed economica”, e questo grazie all’unità di intenti.
”L’unità di intenti – ha proseguito – guida la nostra collaborazione per la democrazia, per i diritti umani e la buona governance, anche mediante la Nuova Partnership per lo sviluppo dell’Africa (Nepad). Orienta i nostri sforzi collettivi per la pace e la sicurezza – e anche l’impegno dell’Onu per sviluppare la capacità dell’Unione africana di pianificare, lanciare e gestire operazioni di peacekeeping”.
Ban ha sostenuto che nonostante i buoni progressi di alcuni paesi africani nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), fissati sette anni fa dagli Stati membri dell’Onu, rimane ancora molto da fare. Il nuovo segretario generale ha sollecitato “un’azione forte”, anche da parte della comunità internazionale, per aiutare i paesi africani a gestire il cambiamento climatico.
”Abbiamo superato da tempo la fase della speculazione”, ha affermato il capo dell’Onu. “Il cambiamento climatico è un fatto scientifico dimostrato. La comunità internazionale deve prestare urgente attenzione a questa minaccia”.
Secondo Ban, molti paesi sono riusciti a sostenere una crescita economica del 5 per cento; 15 paesi hanno già istituito l’educazione primaria universale, e quasi tutti stanno istituendo la parità di genere a livello scolastico.
Martedì scorso, i leader dell’UA hanno adottato un piano d’azione per la promozione della salute della donna, che era stato sottoscritto l’anno scorso dai ministri della sanità.
”I ministri della salute dei 53 Stati membri dell’UA si sono riuniti per discutere della salute sessuale e riproduttiva femminile. È stata la prima volta che i ministri della salute discutono tutti insieme apertamente di temi legati al sesso sicuro, alla salute riproduttiva e alla sessualità”, ha detto all’IPS Irungu Houghton, consulente di Oxfam per la politica panafricana.
Purtroppo, la maggior parte delle richieste presentate ai vertici UA non si traduce in azione sul campo. Due anni fa, ad Abuja, Nigeria, i leader UA hanno promesso di spendere il 15 per cento del loro bilancio nazionale per la salute. Ma finora solo due paesi, Botswana e Zimbabwe, hanno mantenuto la parola data.
Anche l’impegno a spendere il 10 per cento del budget nazionale nell’agricoltura, sottoscritto 18 mesi fa nel vertice di Sirte, in Libia, è stato largamente ignorato.
”L’Africa deve ancora vedere un impegno politico costante per aumentare la spesa nella sicurezza alimentare e nella salute”, ha osservato Houghton. L’attuazione del nuovo piano d’azione per promuovere la salute della donna è fondamentale, dal momento che donne e ragazze rappresentano il 51 per cento della popolazione dell’Africa, e il 70 per cento dei produttori agricoli del continente è costituito da donne.
Le donne non sono solo la spina dorsale del settore informale, lavorando nei campi, ma sono anche la colonna portante dell’economia. Lavorano per salari minimi nelle aziende produttrici di tè, caffè e fiori. Questi prodotti vengono esportati a prezzi gonfiati, e le donne ricavano solo una piccola parte dalla loro vendita.
”Quando la salute delle donne è compromessa dalla tubercolosi, dalla malaria o l’Hiv/Aids, ciò ha un effetto devastante sull’economia dei loro paesi”, ha spiegato l’esperto. La povertà in Africa deve essere combattuta con tutte le armi a disposizione.