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AMBIENTE: Servono miliardi per un’Africa ‘a prova di clima’

BROOKLIN, Canada, 9 novembre 2006 (IPS) – Senza un impegno sostanziale della comunità mondiale, il cambiamento climatico devasterà l’Africa, così riferisce un recente rapporto diffuso all’apertura della grande conferenza Onu sul cambiamento climatico in corso a Nairobi, in Kenya.

”L’Africa è l’ultima responsabile del cambiamento climatico, ma sarà la regione maggiormente colpita”, ha dichiarato Nick Nuttall, portavoce del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP).

I nuovi dati scientifici mostrano che l’Africa è più vulnerabile alle conseguenze climatiche di quanto si ritenesse in precedenza, ha detto Nuttall all’IPS da Nairobi.

Settanta milioni di persone e il 30 per cento delle infrastrutture costiere del continente rischiano l’inondazione entro il 2080 a causa dei crescenti livelli del mare, denuncia il rapporto. Più di un terzo degli habitat naturali africani potrebbe andare perduto. Con il riscaldamento della temperatura e l’aggravarsi delle siccità, i raccolti agricoli crolleranno.

Entro il 2025, circa 480 milioni di persone in Africa potrebbero vivere in zone con carenza o eccesso di acqua.

”Se il clima in Africa diventasse più instabile, sarebbero guai seri”, ha detto Steve Sawyer di Greenpeace International. Sawyer è tra i 6000 partecipanti alla Conferenza dell’Onu sul cambiamento climatico di Nairobi.

Sulle montagne dell’Africa orientale, come il Monte Kenya e il Kilimanjaro, la neve va scomparendo, e fiumi e corsi d’acqua alimentati da queste montagne si asciugheranno. Gli agricoltori dovranno spostarsi e hanno bisogno di aiuto subito, ha detto Sawyer all’IPS.

”Il cambiamento climatico è in corso e la comunità internazionale deve rispondere offrendo aiuto adeguato ai paesi più esposti al rischio di distruzione”, è la denuncia di Achim Steiner, direttore esecutivo dell’UNEP.

Secondo Nuttall, l’Africa è anche il continente meno preparato a questa emergenza e avrà bisogno di aiuto concreto da parte delle nazioni sviluppate per gestire le conseguenze del cambiamento climatico.

”Questa è la prima grande conferenza sul clima in Africa. C’è grande interesse su come aiutare le infrastrutture africane a rischio climatico, prosegue il funzionario UNEP.

L’Africa si sta sviluppando economicamente, sta costruendo strade, ferrovie e servizi portuali, ma queste strutture devono essere realizzate adeguatamente, perché non scompaiano nel giro di 30 o 40 anni a causa del cambiamento climatico, ha aggiunto.

Gli impatti sarebbero devastanti anche per l’economia globale, ha riferito di recente il governo britannico. L’economia del mondo potrebbe ridursi nel peggiore dei casi del 20 per cento, ma secondo Sir Nicholas Stern, economista ed ex dirigente della Banca Mondiale, i principali impatti economici sono una certezza in ogni caso; il suo rapporto rivela che le regioni in via di sviluppo saranno le più colpite.

Secondo gli scienziati, per evitare gravi e irreversibili conseguenze, sarebbe necessaria una riduzione dell’80 per cento entro il 2050 dei gas effetto serra (GHG). In base al Protocollo di Kyoto, 25 paesi sviluppati, esclusi Usa e Australia, hanno promesso di ridurre le loro emissioni del cinque per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2012. Tuttavia, in alcuni paesi aderenti al Protocollo, come Spagna e Canada, le emissioni sono aumentate anziché diminuire, e il Canada ha già dichiarato che non potrà soddisfare il suo obiettivo.

L’incontro di Nairobi, che durerà due settimane, è la dodicesima Conferenza delle parti (COP 12) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico e la seconda Riunione delle parti del Protocollo di Kyoto (COP/MOP2).

I partecipanti si augurano di progredire con l’attuazione del Protocollo di Kyoto, ma ancor più urgente ora è trovare il denaro per adeguarsi e individuare strade future per ridurre le emissioni.

Il Protocollo di Kyoto ha un Fondo di adeguamento in cui i paesi sviluppati depositano il denaro acquistando crediti di carbone, in base al trattato del 'Clean Development Mechanism'. Non è molto – da 30 a 40 milioni di dollari all’anno a partire dal 2008 – ma ancora non è stato deciso chi usufruirà di quelle somme e per cosa saranno utilizzate, ha detto Sawyer.

”L’adeguamento costerà diversi miliardi di dollari”, ha proseguito l’attivista. L’Olanda ritiene necessario spendere ogni anno dall’uno al tre per cento del suo PIL per adeguarsi alle nuove condizioni dettate dal cambiamento climatico. In Bangladesh, altro paese basso rispetto al livello del mare, saranno necessari aiuti analoghi per allontanare i rischi peggiori, ha dichiarato Sawyer.

Tuttavia, senza imponenti riduzioni delle emissioni di GHG, i costi raggiungeranno rapidamente a livelli ingestibili.

”Gli obblighi legali, morali e politici dei paesi ricchi sono chiari: devono ridurre significativamente le loro emissioni e allo stesso tempo essere pronti a fornire supporto massiccio ai paesi più poveri”, ha aggiunto Sawyer.

Nessuno si aspetta molto dagli Stati Uniti, il paese con la maggior emissione di GHG nel mondo, finché alla Casa Bianca non subentrerà una nuova amministrazione.

Dopo, l’unico limite è il cielo, ha detto Sawyer.

Con i segnali giusti di un governo federale impegnato a intraprendere azioni aggressive, lo spirito e la spinta imprenditoriale Usa potrebbero raggiungere grandi risultati, come è successo in passato, ha detto Sawyer, aggiungendo che l'aria sta cambiando, e gli americani chiedono azione.

”Le generazioni future non perdoneranno il nostro ritardo“, ha concluso Sawyer.