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AMBIENTE-MAROCCO: La vecchia immagine va scomparendo

CASABLANCA, 5 novembre 2006 (IPS) – Chi va in Marocco resta affascinato dalle immagini di paesaggi costellati dalle proverbiali palme sparse un po’ ovunque. Ma oggi se ne vedono sempre meno, e a questo ritmo il turista del futuro potrebbe non trovarne nemmeno una.

L’immagine sta cambiando: il deserto del Sahara continua ad avanzare, ricoprendo le verdi distese di un tempo, e ogni anno, secondo i dati ufficiali, in Marocco spariscono 22.000 ettari di terra coltivabile.

Oggi la desertificazione minaccia tutto il paese. Il ministro per l’ambiente ha dichiarato che quasi il 93 per cento del Marocco è ormai composto da terre aride.

Le palme da dattero sono le più colpite dalla desertificazione. Alla fine del XIX secolo, secondo uno studio del geografo Ahmed Harrak, in Marocco c’erano 15 milioni di palme da dattero, mentre oggi si sarebbero ridotte a circa 4,5 milioni.

Senza queste palme, la popolazione locale “perde la sua principale fonte di reddito, ed è costretta ad abbandonare la terra e partire”, ha detto all’IPS M. Achlif, membro del gruppo indipendente “Associazione marocchina per lo sviluppo e la solidarietà”.

Molti abitanti del Marocco pensano di non poter fare molto, poiché la causa principale della desertificazione che avanza sembra essere naturale. “Il Nord Africa è una regione prevalentemente arida o semi-arida”, ha spiegato all’IPS il geografo Bouazza Zahir. “In Marocco, 700 chilometri quadrati su 1000 sono costituiti da terre aride”.

La terra rischia ora di inaridirsi sempre più rapidamente, nella misura in cui si riducono le fonti d’acqua, ha segnalato Zahir.

Ma la natura non sarebbe l’unica responsabile: “L’eccessiva attività rurale e lo sfruttamento della terra sono anch’essi fattori significativi”, spiega Zahir. E aumentano le domande della popolazione sulla scomparsa delle aree verdi.

“L’aumento medio annuale della popolazione nelle regioni aride è del 3,5 per cento”, osserva Zahir. “La terra viene sfruttata eccessivamente perché la popolazione cerca di trarre il maggiore beneficio per sé nel minor tempo possibile”.

Nel 2001 è stato lanciato un piano nazionale contro la desertificazione, con l’obiettivo di rafforzare la struttura politica, legislativa e istituzionale del governo e di altri organismi, per combattere insieme la desertificazione.

L’intento sarebbe di limitare il ruolo del governo, coinvolgendo diverse agenzie. In base al piano, il governo ha accettato di “prevedere nuove forme di organizzazione autonome e decentrate”. I progetti per combattere la desertificazione “dovrebbero essere redatti nel quadro di una struttura contrattuale che definisca gli obblighi di ogni intervento”.

Gli accordi concettuali non sono molto efficaci sul campo nella maggior parte delle aree interessate.

Secondo gli abitanti di Mhamid al-Ghouzlane, nella provincia meridionale di Zagora, l’avanzare delle dune di sabbia starebbe soffocando le terre coltivate e le fonti d’acqua. E la popolazione verrebbe lasciata alla propria sorte per risolvere come può queste difficoltà.

Alcuni gruppi ambientalisti indipendenti si stanno intanto preparando in tutto il Marocco per combattere la desertificazione. Nel 1997 è stata fondata una rete formata da diversi gruppi per fronteggiare il problema.

“Ma le associazioni non hanno abbastanza mezzi finanziari e logistici”, sostiene Achlif, che abita a Mhamid al-Ghouzlane.

Il piano d’azione nazionale mira a rafforzare le capacità delle associazioni. “Ma questa azione non potrà essere efficace, se manca un programma vigoroso per diffondere una maggiore consapevolezza sul problema”, ha detto Zahir.

Ma sono necessari degli sforzi in questa direzione, ha sottolineato: “È essenziale un’azione rivolta agli attori dello sviluppo locale. Troppo spesso le competenze imprenditoriali sono insufficienti, e ciò costituisce un serio ostacolo ai piani di sviluppo”.

Il piano del governo prevede oggi la formazione sia di funzionari pubblici che di rappresentanti locali, oltre che dei giovani agricoltori. Secondo le statistiche ufficiali, infatti, circa l’81 per cento degli agricoltori delle terre aride e semi-aride sarebbe analfabeta.

Allo stesso tempo, il programma punta a promuovere la ricerca scientifica sulla desertificazione, e ad incoraggiare lo sviluppo di “pacchetti tecnologici” che aiuterebbero la popolazione locale a capire e ad affrontare meglio il problema.

*Questo testo fa parte di una serie di articoli sullo sviluppo sostenibile prodotti dall’IPS – Inter Press Service – e da IFEJ – International Federation of Environmental Journalists.