BRUXELLES, 25 ottobre 2006 (IPS) – Ogni giorno migliaia di bambini rischiano la vita, lavorando nelle miniere della provincia di Katanga, nella parte sud-orientale della Repubblica democratica del Congo (RDC): un fenomeno che alcune organizzazioni stanno cercando insieme di combattere.
La regione è ricca di minerali come rame, cobalto e coltan. Ma il declino economico e le difficoltà di Gecamines, l'impresa mineraria statale, hanno portato ad un collasso della regolare attività mineraria.
Nel 1986, Gecamines produceva intorno alle 500.000 tonnellate di rame, mentre nel 2003, questa cifra si è ridotta a 15.000. “Il tracollo di Gecamines ha avuto conseguenze enormi, visto che anche i numerosi fornitori e imprese satellite che possedeva sono rimasti gravemente colpiti dalla bancarotta”, ha spiegato Raf Costermans, rappresentante di Group One a Katanga.
L'impresa finanziava anche scuole, ospedali e mulini. “Tutte queste attività hanno incontrato gravi problemi con il declino di Gecamines”, ha osservato.
Oggi le miniere sono ancora operative grazie ad una squadra di manovali giornalieri che comprende molti lavoratori minorenni.
Ma è attualmente in atto un'iniziativa per migliorare la vita di questi ragazzi, che vede all'opera insieme l'organizzazione non governativa (Ong) belga Group One, l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (Unicef).
Secondo l'Ong, i lavoratori minorenni sono soprattutto concentrati nei giacimenti dell'area di Kolwezi, nel sud del paese, oltre che a Likasi e Lubumbashi. Group One stima inoltre che 50.000 delle 100.000-140.000 persone che lavorano nelle miniere di Katanga sono minorenni, con un'età variabile tra i 7 e i 18 anni.
“Nella regione di Lubumbashi, il 65 per cento dei bambini che lavorano nelle miniere smette di frequentare la scuola. Altri cercano di dividere il loro tempo tra la scuola e il lavoro in miniera”, dichiara Costermans.
“Spesso, si tratta dei primogeniti, che devono prendersi cura dei fratelli e sorelle più piccoli. Se il padre è morto, corrono maggiormente il rischio di finire nella parte più profonda della miniera”.
Il lavoro in miniera può avere effetti disastrosi sulla salute dei giovani, che devono trasportare sacchi pesanti e respirare la polvere di metallo, che può provocare diverse malattie, come il cancro o irritazioni agli occhi, riferisce Group One.
Come accade ai lavoratori adulti, anche i giovani sono costretti a lavorare senza maschere, guanti o caschi. Non viene osservata nessuna norma di sicurezza, e gli incidenti sono frequenti.
“Le condizioni sanitarie in genere sono deplorevoli. Per dissetarsi, i minatori devono bere l'acqua degli interstizi e delle insenature. Per lavorare più in fretta, consumano regolarmente bevande alcoliche e marijuana”, segnala Costermans.
A Shinkolobwe, vicino Likasi, c'è un deposito di uranio che ha fornito la materia prima per la prima bomba atomica sganciata dagli Stati Uniti durante la Seconda guerra mondiale. Ufficialmente, la miniera è fuori uso, ma alcuni testimoni hanno riferito che i minatori sarebbero contaminati dalla radioattività a tal punto da causare il malfunzionamento di apparecchi radio e televisione nell'area.
Oltre a questo, risulta che i bambini della zona siano nati con delle malformazioni. “Alcuni sono nati senza cervello”, dichiara Costermans. “Anche le ragazze vengono alle miniere e praticano la prostituzione, accelerando lo sviluppo dell'Hiv”.
Diversi articoli pubblicati dalla stampa internazionale hanno evidenziato le pericolose condizioni di lavoro delle miniere di Katanga.
Anche Group One e OIL hanno richiamato l'attenzione sulle condizioni di lavoro in questa regione, e nel 2005 hanno elaborato un programma per aiutare i lavoratori giornalieri minorenni. In partnership con l'Unicef, il progetto mira a sensibilizzare la popolazione e le autorità locali sui pericoli in cui incorrono i giovani minatori, per porre fine al lavoro infantile nelle miniere.
250 ragazzi con meno di 15 anni hanno già lasciato le miniere, e hanno ripreso a frequentare la scuola a tempo pieno.
“Aiutiamo le famiglie in difficoltà di questi ragazzi, cercando di coinvolgerle in altre attività remunerative. Il prossimo anno, saranno i genitori stessi che potranno far fronte autonomamente alle tasse scolastiche dei loro figli”, ha assicurato Costermans.
A novembre, il progetto si occuperà della formazione di un secondo gruppo di 250 ragazzi, questa volta maggiori di 15 anni, nella produzione di calzature e nell'elettronica, per un periodo di tre-nove mesi. Successivamente, completeranno una fase di tirocinio e riceveranno l'orientamento necessario per avviare in proprio alcune micro-imprese, spiega Group One.
Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite fornirà ai ragazzi un pasto al giorno durante tutto il periodo di formazione.
Secondo Group One, le autorità di Katanga oggi si preoccupano di più dell'assistenza ai giovani che lavorano nelle miniere. Tuttavia, osserva Costermans, c'è ancora molta strada da fare: “Non possiamo ancora dire che ci sia stata una effettiva riduzione nel numero dei minori che lavorano in miniera”.