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POVERTA: Un’alleanza civile contro la povertà

GINEVRA, 5 agosto 2006 (IPS) – I 50 paesi meno sviluppati hanno bisogno, secondo l’ONU, del contributo della società civile, per raggiungere gli obiettivi del Programma di Bruxelles, elaborato dal forum mondiale con lo scopo di migliorare le condizioni umanitarie estreme dei 750 milioni di abitanti di questi paesi.

“Senza il sostegno delle organizzazioni non governative, temo che non riusciremo a dare un buon impulso al Programma di Bruxelles”, ha detto Anwarul K. Chowdhury, sottosegretario generale e alto rappresentante ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) per le nazioni più povere del pianeta, oltre che per i paesi senza sbocco sul mare e i piccoli stati insulari in via di sviluppo.

Queste associazioni civili nascono come veri e propri partner per lo sviluppo dei paesi meno avanzati (PMA), che in sostanza le considerano sostenitrici e paladine della loro causa, osserva Chowdhury.

L’alto funzionario ONU ha esaminato, insieme ai rappresentanti delle organizzazioni della società civile con sede a Ginevra, l’applicazione del Piano d’azione per i PMA per il decennio 2001-2010, adottato cinque anni fa nella capitale belga – da cui ha preso il nome – per assistere le popolazioni impoverite di questi paesi, che superano già l’11,5 per cento dell’intera popolazione mondiale.

Il quadro che emerge dalla nostra valutazione è misto, poiché mostra qualche progresso in alcune aree, e meno in altre, ha ammesso Chowdhury, intervistato dall’IPS. Tuttavia, ha aggiunto, mi consola molto constatare l'esistenza di un impegno concordato tra i PMA e i loro partner per lo sviluppo.

Alle due parti menzionate da Chowdhury spetta la responsabilità di accelerare la crescita economica e lo sviluppo sostenibile dei PMA, secondo quanto stabilito dal Programma di Bruxelles.

Il documento invita inoltre a porre fine all’emarginazione in questi paesi, mediante piani per sconfiggere la povertà, le disuguaglianze e le privazioni, e per consentire una loro positiva integrazione nell’economia mondiale.

Ma i progressi sono stati lenti, a causa soprattutto della debolezza strutturale dei paesi più poveri del mondo, che risulta da una combinazione di povertà generalizzata e di fragilità delle capacità istituzionali, tecniche e umane di queste nazioni, come hanno accertato le organizzazioni non governative (ONG).

Chowdhury riconosce la debolezza delle infrastrutture, delle capacità e della governance dei PMA. È necessario superare questi ostacoli, ha detto, ma ciò richiede tempo, perché lo sviluppo è un processo lento, che non si compie dalla sera alla mattina.

Tuttavia, il funzionario si è detto fiducioso che gli sforzi realizzati nei primi cinque anni di applicazione del Programma di Bruxelles porteranno dei risultati entro il prossimo quinquennio.

Le organizzazioni della società civile presenti al forum di Ginevra hanno condiviso l’idea di lanciare una campagna per promuovere la causa dei PMA, e collocarla in cima all’agenda internazionale.

Renate Bloem, presidente della Conferenza delle ONG in Relazione Consultiva con le Nazioni Unite (CONGO), ha auspicato che anche i temi dell’occupazione e del lavoro dignitoso vengano inclusi nell’agenda.

Chowdhury ha ammesso che il problema della disoccupazione non figura nelle ultime due iniziative più ambiziose della comunità internazionale: il Programma di Bruxelles e gli otto Obiettivi di sviluppo del millennio, anche questi fissati dall’ONU ma nel 2000, da raggiungere entro il 2015.

Gli obiettivi, che poggiano sugli indicatori del 1990, prevedono il dimezzamento della percentuale di persone indigenti e affamate, il raggiungimento dell’educazione primaria universale, la promozione dell’uguaglianza di genere, la riduzione della mortalità infantile di due terzi e di tre quarti quella materna, e la lotta alla diffusione della sindrome di immunodeficienza acquisita, la malaria e altre malattie.

I paesi dell’ONU si sono impegnati in questa occasione anche ad assicurare la sostenibilità ambientale e a dare vita ad un'alleanza globale per lo sviluppo tra Nord e Sud.

L’intero sistema delle Nazioni Unite e le agenzie specializzate importanti per i PMA hanno ora avviato questo processo, e le valutazioni di medio termine che il forum mondiale farà a settembre “suscitano grande interesse”, ha commentato il funzionario.

Se non riusciremo ad aiutare realmente e generosamente questi 50 paesi meno sviluppati, il nostro impegno per lo sviluppo non risulterà credibile, ha avvertito.

D’altra parte, Chowdhury ha anche affermato che se la comunità internazionale non si impegnerà nell'applicazione del Programma di Bruxelles per i PMA, gli Obiettivi di sviluppo del millennio nel loro insieme non verranno raggiunti, dal momento che gli indicatori di questi 50 paesi sono molto bassi.

Uno dei criteri utilizzati dall’ONU per includere un paese nella categoria dei PMA è il basso reddito, e cioè un reddito nazionale lordo inferiore ai 750 dollari l’anno per abitante, in pratica i due dollari al giorno considerati la soglia della povertà.

Gli altri criteri indicativi si riferiscono a fattori umani, quali l’indice nutrizionale, quello della mortalità infantile, delle iscrizioni scolastiche e dell’alfabetizzazione, oltre ai canoni della vulnerabilità economica. Dal 1971, anno in cui l’ONU stabilì questa classificazione, il numero dei PMA è raddoppiato. Dei 50 paesi che oggi fanno parte di questa drammatica lista, 34 sono africani.

Nell’orizzonte dei PMA o degli stati più poveri del pianeta si intravede anche la possibilità di ottenere qualche risultato dai negoziati dei “Round di Doha”, che l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) persegue da quasi cinque anni.

La sesta conferenza ministeriale dell’OMC dello scorso dicembre a Hong Kong ha stabilito che il mondo industrializzato, e i paesi in via di sviluppo che ne abbiano la possibilità, dovranno consentire un accesso al mercato, libero da tariffe doganali e da quote, per tutti i prodotti provenienti dai PMA, a partire dal 2008.

È previsto però che i paesi che abbiano difficoltà ad adottare queste misure possano consentire l’accesso al mercato alle stesse condizioni, ma solo per il 97 per cento dei prodotti dei PMA.

Chowdhury ha osservato che questo tre per cento escluso rappresenta per molti PMA il 100 per cento delle loro esportazioni, come nel caso dei tessili e di altri prodotti, e ha proposto di riesaminare la questione durante il processo di attuazione della decisione presa dall’OMC.

Dobbiamo offrire un accesso al mercato fondamentale e genuino per i PMA, ha sottolineato il funzionario.

D’altra parte, l’OMC dispone di un meccanismo, denominato “Quadro integrato per l’assistenza tecnica dei PMA”, che gode dell’appoggio dei principali organismi multilaterali, come il Fondo Monetario Internazionale, il Centro per il commercio internazionale, la Conferenza ONU su Commercio e sviluppo, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, la Banca Mondiale e la stessa OMC.

Il Quadro integrato è stato stabilito nel 1997 per aiutare i governi dei PMA a creare capacità commerciali e ad includere i problemi del commercio nelle strategie nazionali di sviluppo.

L’OMC stima che all’inizio di quest’anno, 40 PMA attraversavano tappe diverse nel processo del Quadro integrato, anche se solo 20 di essi avevano convalidato le valutazioni e l’elenco delle priorità commerciali.

Chowdhury ha detto all’IPS che fino ad oggi, solo 30 di questi paesi poveri hanno beneficiato del Quadro integrato. “È necessario che questo meccanismo comprenda tutti i 50 PMA”.