SAN FRANCISCO, California, 7 Luglio 2006 (IPS) – Il corrispondente dell'IPS Alaa Hassan è stato ucciso mentre si recava al lavoro mercoledì scorso. Aveva 35 anni, e lascia la madre, cinque fratelli, cinque sorelle e la moglie, incinta del loro primo figlio.
Alaa non è stato ucciso perché era un giornalista. Aveva in realtà cominciato da poco tempo a collaborare con l'IPS. Quando i militari lo hanno sorpreso sparando contro la sua autovettura, era perché si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato: una delle tante persone che vengono uccise ogni giorno in Iraq senza ragioni apparenti.
Lo stesso giorno in cui è stato ucciso Alaa, l’agenzia Reuters ha riportato altri 11 incidenti violenti in Iraq, tra cui lo scoppio di un’automobile che trasportava alcuni lavoratori giornalieri a Baquba, a 50 chilometri a nord-est di Baghdad, e di un altro veicolo con a bordo dei civili nel distretto di Shia Qadamiya nella capitale.
Almeno quattro poliziotti iracheni e un soldato Usa sarebbero morti negli attacchi in diverse zone del paese. A Baquba, l’esercito Usa ha ammesso di aver ucciso un “non combattente” durante un raid contro una casa di civili.
Quasi tutte le persone uccise il 28 giugno (insieme alle decine di migliaia di civili iracheni deceduti negli ultimi tre anni) non saranno che numeri. Poiché conoscevamo bene Alaa, noi possiamo raccontare la sua storia.
Alaa viveva nel quartiere di al-Tajiyyat, nella zona nord-orientale di Baghdad. Lavorava in una cartoleria del celebre mercato dei libri di Mutanabe Street a Baghdad.
Abitava vicino al fiume Tigri, in uno degli alloggi che, durante la presidenza di Saddam Hussein, erano riservati agli impiegati del ministero dell’industria.
La sua casa si trovava accanto a ciò che era un tempo una fabbrica di elettronica, e di fronte all’Istituto arabo nazionale di studi sul petrolio. Entrambi gli edifici erano stati saccheggiati dopo l’invasione americana, e in seguito trasformati in basi militari dal governo Usa. Perciò, il quartiere di Alaa subiva regolarmente attacchi da parte degli ribelli.
L’unico modo per raggiungere da lì il centro di Baghdad era attraversando il ponte di al-Muthana, sul fiume Tigri, un luogo soggetto a ripetuti attacchi: la presenza di un checkpoint della polizia irachena e di una curva proprio in quel punto, costringe infatti ogni macchina di passaggio a rallentare, e ogni settimana sono molte le persone uccise.
Quando Alaa ha attraversato il fiume il 28 giugno scorso, un cecchino ha sparato sei colpi di mitragliatrice contro la sua automobile, che è esplosa uccidendolo. Un secondo passeggero è rimasto gravemente ferito.
Il giorno della sua morte, Alaa si era detto preoccupato di attraversare il ponte. Un suo caro amico, Abu Laith, era stato ucciso da poco proprio in quel punto. “Stava tornando a casa dal lavoro e qualcuno è apparso all’improvviso, ha sparato e lo ha ucciso”, aveva raccontato Alaa.
“So che è pericoloso uscire di casa”, aveva detto per telefono al fratello Salam. “Ma cosa posso fare? Bisogna continuare ad andare avanti”.
Alaa viveva in una situazione difficile. “Gli americani hanno costruito una base che si trova davanti casa mia, un ex istituto governativo, e ce n’è un’altra dall’altra parte della strada”, aveva riferito al fratello.
Adesso, quando usciamo, gli americani sono proprio lì, davanti all’ingresso di casa. Il muro della base americana è proprio di fronte a casa. Adesso è pericoloso anche solo raggiungere da casa la strada principale, ad appena mezzo chilometro di distanza”.
Alaa Hassan era nato vicino all'antica Babilonia, ed era uno di 11 figli. Suo padre era impiegato al palazzo di giustizia, e sua madre casalinga. Da ragazzo, si era trasferito in una zona appena fuori Baghdad, e aveva lavorato come programmatore informatico presso il ministero dell’industria. Si era sposato nel 2000.
Sotto il regime di Saddam, non ci si poteva sposare (né aprire un negozio o un’attività) senza prima aver ottenuto un permesso di sicurezza. Ma sembra che Alaa si fosse sposato senza seguire le procedure richieste. Dopo il matrimonio lui e la moglie ebbero infatti delle difficoltà, e alla fine qualcuno riferì al governo del matrimonio illegale. Alaa venne preso e detenuto in un centro di tortura per nove mesi nel 2000.
“La famiglia dovette pagare per ritrovarlo”, ricorda il fratello Salam. “Veniva tenuto in un magazzino vicino alla facoltà di legge. Lo avevano picchiato sulle mani e sul corpo, e aveva ematomi su tutto il corpo”.
Salam ricorda una visita ad Alaa mentre era detenuto. “Era un grande magazzino con tantissime stanze nella soffitta. I prigionieri venivano torturati in uno spazio aperto, così che tutti gli altri potessero vedere. Alla fine, lo hanno portato in tribunale, e lo hanno condannato a 25 anni di prigione. Ma dopo aver accettato di pagare una tangente, la sua pena è stata ridotta a tre anni”.
Alaa scontò la pena nel famigerato carcere di Abu Ghraib, tra criminali incalliti e prigionieri politici. Rimase lì fino a poco prima dell’invasione Usa nel 2003, quando Saddam Hussein annunciò l’amnistia generale per tutti i prigionieri.
Alaa uscì di prigione traumatizzato. Divorziò dalla moglie e fece ritorno a Babilonia.
Tornò a vivere con la famiglia per tre mesi dopo la caduta di Saddam, ma alla fine decise di cercare un nuovo lavoro. Quando un cugino gli trovò un impiego presso una cartoleria di Mutinabe street, si trasferì nuovamente a Baghdad.
Si era risposato tre mesi prima della sua morte, e aveva appena saputo che la moglie era incinta.
Come per molti dei morti iracheni, è stato difficile per la famiglia di Alaa piangere la sua salma. Quando uno dei fratelli ha chiamato l’obitorio di Baghdad per recuperare il corpo, un impiegato gli ha consigliato di non andarci, poiché l’area circostante l’edificio era controllata dai ribelli.
Così, la famiglia e gli amici, armati, si sono diretti insieme verso l’obitorio, facendosi largo tra gli spari e, quando sono arrivati, hanno dovuto cercare tra i cadaveri per recuperare il corpo di Alaa.
Alaa è stato sepolto nella città santa di Najaf mercoledì. I familiari hanno dovuto affrontare un viaggio difficile, per via della pericolosità delle strade, ma sono riusciti ad ottenere la scorta dalle guardie dell’esercito Mehdi del leader religioso sciita Muqtada al-Sadr, che li hanno accompagnati sull’autostrada per Najaf e garantito la sicurezza durante il funerale.
La famiglia di Alaa, che adesso sta lasciando Baghdad, osserverà il tradizionale lutto di 40 giorni nella casa di Babilonia.
“Se questa situazione continuerà per altri tre o quattro anni, ogni singola famiglia irachena sarà colpita direttamente dalla guerra”, ha detto il fratello di Alaa, Salam. “(La guerra cambierà irrimediabilmente il nostro futuro, e difficilmente l'Iraq tornerà ad essere un paese pacifico”.
* Insieme al collega Alaa Hassan, Aaron Glantz ha raccontato le crescenti violenze e le divisioni settarie che stanno dilaniando Bassora, nel sud dell’Iraq; la storia taciuta di Haditha, colpita dai raid dall’esercito Usa l'anno scorso; e le reazioni locali alla morte di Abu Musab al-Zarqawi, il leader giordano di al-Qaeda in Iraq.