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MEDIA-AMERICA LATINA: Per la stampa, la povertà non è un problema così urgente

BOGOTA, 30 Giugno 2006 (IPS) – La lotta contro la povertà, che chiede uno sforzo in diverse direzioni per contrastare fame, ingiustizia ed emarginazione sociale, è un problema urgente in America Latina. Tuttavia, sembra che la stampa non lo consideri tale. In Colombia, dove circa la metà della popolazione vive nella povertà, El Tiempo, unico quotidiano nazionale, dedica alla questione lo 0,8 per cento del suo spazio.

Le cifre arrivano da una ricerca commissionata dallo stesso quotidiano, coordinata dall’ex difensore civico Germán Rey.

Lo studio è stato condotto nel 2003, ma i risultati sono validi ancora oggi. E, secondo Rey, la stessa situazione vale per tutta l’America Latina.

”Quando vengono pubblicati nuovi articoli sulla povertà, il 70 per cento di questi appare in forma isolata, e solitamente nelle pagine di economia”, riferisce Rey durante il seminario “Sifting Through the News: Poverty, Development and the Environment. The Millennium Development Goals in Newspaper Coverage in the Andean Region”, che ha riunito giornalisti da Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela.

Il seminario, organizzato dall’agenzia di stampa internazionale IPS (Inter Press Service) con il supporto del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP), aveva l’obiettivo di aumentare la consapevolezza di giornalisti e media circa l’importanza delle notizie relative a sviluppo e povertà.

Inoltre, “Quasi tutte le notizie riportate si basano su dichiarazioni di funzionari di governo ed esperti che lavorano per organizzazioni attive su quel fronte. I poveri, in quanto attori, sono praticamente scomparsi. La conseguenza è che non arrivano informazioni reali, ma solo opinioni di esperti. La stampa non va in giro a cercare i poveri”, afferma Rey.

”I veri protagonisti sono ignorati e, nella maggior parte dei casi, i giornalisti attingono i propri racconti da un’unica fonte”. ”Di fatto, prosegue Rey, le notizie sulla povertà vengono pubblicate più in altri paesi che negli stessi paesi poveri”.

Secondo le cifre ufficiali relative alla regione Andina e distribuite al seminario per una valutazione dei progressi di ciascun paese rispetto agli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) approvati dalle Nazioni Unite nel 2000, in Venezuela i poveri costituiscono circa il 40 per cento della popolazione, in Perù il 49 per cento, in Ecuador il 61 per cento e in Bolivia il 67 per cento.

Ma è possibile richiamare l’attenzione dei media sulle questioni legate alla povertà? L’esperto dell’UNDP Fernando Herrera ritiene di sì, e ritiene che un buon punto di partenza sarebbe informare adeguatamente i giornalisti sull’ampiezza e l’impatto del problema.

In Colombia, per esempio, l’UNDP offre un seminario on-line ai giornalisti locali.

Il primo MDG intende dimezzare entro il 2015, rispetto ai livelli del 1990, il numero di persone nel mondo che vive in condizioni di fame e povertà.

Secondo Herrera, per raggiungere quell’obiettivo non basta il contributo di governi e organizzazioni non governative, ma occorre anche la partecipazione del settore privato, e quindi dei media. Ciò significa, secondo il funzionario, che la stampa non può distogliere lo sguardo dal fenomeno della povertà.

”È responsabilità del giornalista seguire gli sviluppi tanto quanto le criticità”, continua Herrera. “Dovete essere voi a verificare se le statistiche riflettono o meno la realtà dei fatti”.

La stampa deve inoltre riportare le critiche della società civile sulle modalità con cui la comunità internazionale intende combattere la povertà, e su come gli stessi MDG sono stati formulati.

”Riteniamo che raggiungere gli MDG non basterà a sradicare la povertà, la cui origine non è economica, ma politica e ideologica. Metteremo fine alla povertà quando i poveri saranno riconosciuti come persone con dei diritti”, ha dichiarato Alberto Yepes, coordinatore della campagna “No Excuses 2015: Colombia Without Poverty”.

L’attivista rappresenta anche l’Appello mondiale all’azione contro la povertà (GCAP, Global Call to Action against Poverty), un’alleanza globale di organizzazioni non governative e movimenti sociali che chiede ai leader mondiali il rispetto degli impegni presi in tema di giustizia commerciale, maggiori aiuti e di migliore qualità, e la cancellazione totale del debito. Pretende inoltre trasparenza e affidabilità da parte di tutti i governi nei loro programmi per eliminare la povertà e raggiungere gli MDG.

”Gli MDG non mettono in dubbio i modelli di sviluppo basati sul mercato e sul profitto”, sostiene Yepes. “La riduzione della povertà non si ottiene solo aumentando il prodotto interno lordo”.

”La stampa evidenzia i risultati importanti nella crescita delle esportazioni e degli investimenti esteri, ma il fatto che le disuguaglianze permangano, o siano peggiorate, non fa notizia”, ha aggiunto.

Pochi grandi giornalisti hanno approfondito i temi della povertà e della emarginazione, ma non sono stati in molti a seguirne l’esempio.

Jimmy Breslin, esponente centrale del “new journalism” negli Stati Uniti, ha pubblicato nel 2002 il libro “The Short Sweet Dream of Eduardo Gutiérrez”, la storia di un giovane migrante messicano che ha attraversato il confine Usa – Messico a piedi inseguendo l’“american dream”.

Gutiérrez è morto per un incidente in un cantiere edile nella città di New York. Breslin ha ripercorso il difficile viaggio di questo diciottenne partito dal suo villaggio di San Matías, in Messico, per fare il muratore a New York.

Attraverso la storia di Gutiérrez, Breslin fornisce un resoconto dello sfruttamento subito negli Stati Uniti dai lavoratori latino-americani privi di documenti.

Un altro giornalista noto a livello internazionale, il polacco Ryszard Kapuscinski, scrive su guerra, povertà estrema e corruzione. Tuttavia, per farlo non si rivolge a funzionari di governo, esperti, Ong o capi militari, ma alla gente che subisce sulla propria pelle gli effetti di quei fenomeni. Kapuscinski insiste sul fatto che i giornalisti debbano imparare ad essere umili e a parlare dei problemi con la gente.

Secondo Rey, invece, sono gli economisti le fonti che i giornalisti di El Tempo consultano principalmente. Il suo studio sostiene che il 95 per cento della scarna copertura giornalistica su questioni legate alla povertà si sofferma sul lato economico del problema.

Un giornalista non deve essere Breslin o Kapuscinski per offrire pezzi di qualità su questioni come povertà, ambiente o diritti umani.

Prima di tutto è necessario sapere cos’è la povertà, e l’economista Alfredo Sarmiento, direttore del Programma nazionale dei diritti umani (PNDH) della Colombia, lo ha spiegato durante il seminario.

Sarmiento ha riassunto le definizioni di povertà date da Adam Smith e Thomas Malthus, che la descrivono in relazione alla crescita economica e allo sviluppo. Tuttavia, ha detto ai giornalisti presenti, “la povertà non è solo un problema di reddito, e non dovrebbe essere misurata come tale”.

Alcuni enti internazionali, ha proseguito, definiscono la povertà come fortemente legata al reddito, per proiettare un’immagine di successo della lotta al problema.

Invece, prosegue Sarmiento, la povertà è legata alle concezioni culturali e alle possibilità materiali di una specifica società in una data era. È una misura multidimensionale, e include la negazione dei diritti sociali, economici e politici, come ha sottolineato l’economista e premio Nobel indiano Amartya Sen.

Questa corrente di pensiero ha preso forma nell’Indice di sviluppo umano dell’UNDP, il primo tentativo di racchiudere queste diverse dimensioni, prendendo in considerazione le aspettative di vita, il livello di istruzione e il reddito.

Sarmiento ha inoltre menzionato l’Indice delle condizioni di vita adottato in Colombia, che definisce la povertà come il mancato raggiungimento di “condizioni socialmente desiderabili e materialmente possibili”.

”Il livello di povertà non può essere determinato semplicemente sulla base di reddito o proprietà inferiori”, sostiene l’economista. “La definizione deve tener conto anche del soggetto come vittima di deprivazione o esclusione sociale inaccettabili”.

Egli ha citato l’ex presidente sudafricano Nelson Mandela: “Come la schiavitù e l’apartheid, la povertà non esiste in natura. Essa è creata dall’uomo e può essere superata e sradicata solo attraverso le scelte degli esseri umani”.

Secondo Sarmento, la povertà è inoltre l’espressione di un ordine economico ingiusto, basato su rapporti commerciali che favoriscono i paesi ricchi.

Egli evidenzia che, mentre il budget per la difesa globale ammonta a 800 miliardi di dollari all’anno, per sfamare i bambini affamati nel mondo sarebbero necessari solo 16 miliardi.

”Queste ingiustizie dovrebbero fare notizia”, prosegue Sarmiento. “Bisognerebbe dire che lo sviluppo nazionale non favorisce le regioni povere, e che i prestiti bancari, la proprietà e la sicurezza sociale non sono imparziali”.

”In altre parole, bisognerebbe riferire che non c’è uno sviluppo economico etico, perché i poveri sono esclusi dalla crescita”.

L'inclusione di questi problemi nelle agende dei media dovrebbe essere parte del processo formativo di giornalisti e redattori.

”I media hanno speso molte energie a ridisegnare la propria veste grafica, ma non hanno pensato a ridisegnare i loro contenuti. L’informazione è esclusivamente reattiva”, ha dichiarato Rey.

”Non è etico ignorare le grandi questioni di povertà e disuguaglianza, e noi lo abbiamo capito”, ha detto, citando poi l’autore colombiano e premio Nobel per la letteratura Gabriel García Márquez: “Il giornalismo ha dimenticato il mondo”.