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DIRITTI-NAMIBIA: I boscimani sopravvivono al millennio, ma forse non alla modernità

WINDHOEK, 3 Maggio 2006 (IPS) – “Non hanno voce, né lavoro; la povertà è atroce, ed esiste la schiavitù, perché lavorano per niente, magari solo per un po’ di cibo e un tombo (la birra tradizionale). La loro sofferenza è grande”.

Questa la triste considerazione sulla comunità indigena dei san in Namibia, rilasciata dal vice primo ministro Libertina Amathila lo scorso settembre, dopo una visita nella regione nord-orientale di Otjozondjupa, dove vive la maggioranza dei san.

”Il governo ha il dovere di agire. Queste persone devono avere un territorio di loro proprietà per nutrirsi, avviare progetti agricoli, disporre di acqua per gli orti…e dove le donne possano realizzare i loro lavori di cucito”, ha dichiarato Amathila.

Il vice primo ministro ha inoltre promesso di costruire ospedali, scuole e ostelli per i san, noti anche come boscimani.

Ma dopo tanti mesi, ci sono segnali di miglioramento nella vita di questa comunità? Secondo le organizzazioni per i diritti umani e altri gruppi, non c’è molto, a parte due borse di studio per ragazze san che nel 2006 potranno frequentare la scuola superiore.

”L’aiuto ai boscimani non è tra le politiche del governo, e tanto meno lo sono le poche borse di studio assegnate a studenti san”, ha dichiarato Ben Ulenga, presidente del Congresso dei democratici, principale partito di opposizione in Namibia.

”Come può il governo affermare di essersi impegnato per la causa dei san, se gli Swapo presenti in parlamento (membri del parlamento) ci boicottano ogni volta che solleviamo il problema delle comunità?”

La Swapo, Organizzazione del popolo africano del sud-ovest del paese, era a capo della guerra per l’indipendenza della Namibia contro il governo dell’apartheid in Sud Africa, e oggi rappresenta il partito di maggioranza del governo nazionale. La Namibia era nota come Africa sud-occidentale fino al 1968, e ha conquistato l’indipendenza nel 1990.

”I san non sono padroni del loro destino”, ha aggiunto Ulenga. “Non possono più praticare caccia e raccolta, problema che il governo avrebbe dovuto risolvere 16 anni fa, quando è andato al potere”.

Ci sono boscimani anche altrove nell’Africa meridionale (Botswana, Sud Africa, Angola), e sono considerati i primi abitanti della regione, dato che la loro presenza in questi territori risale a circa 20.000 anni fa.

Secondo Survival International, organizzazione non governativa con sede a Londra che difende i diritti dei gruppi indigeni, circa 100.000 san vivono nell’Africa meridionale, su una popolazione iniziale di svariati milioni. L’invasione delle tribù Bantu e dei conquistatori bianchi, prosegue Survival, ha espulso i boscimani dalle loro terre ancestrali, mentre un insieme di pratiche violente e discriminatorie contribuiva a decimarli.

Berenadus Swartbooi, assistente di Amathila, ha difeso l’operato del governo riguardo ai boscimani. Oltre alle borse di studio, ha riferito all’IPS, è stato istituito un comitato tecnico per valutare le loro condizioni di vita. Un rapporto sulla loro situazione dovrà essere presentato al gabinetto, come parte degli sforzi per reinserire 30.000 boscimani.

”Tra le altre iniziative, abbiamo anche avviato un progetto di apicoltura per i san, e distribuito bestiame e asini”, ha dichiarato Swartbooi. “L’apicoltura fa parte della loro tradizione, che noi non vogliamo distruggere, bensì incoraggiare”.

Tuttavia, un incidente avvenuto all’inizio dell’anno sembrerebbe confermare le rivendicazioni secondo le quali la causa dei boscimani si può considerare, in alcuni casi, disperata come sempre.

Il mese scorso, la fame ha costretto i membri di una comunità che vive nel Caprivi occidentale a mangiare riso ammuffito. Secondo un rapporto dell’Unità di gestione dell’emergenza del governo, il riso era stato raccolto da terra in un magazzino a Katima Mulilo, capitale della regione nord-orientale, dove venivano conservate scorte per gli aiuti durante la siccità.

Il rapporto riferisce che i san sapevano che il riso era destinato esclusivamente al bestiame. Malgrado ciò, i membri della comunità hanno cucinato e mangiato quel riso, non disponendo di altre risorse alimentari. Nel documento vengono inoltre riportate indicazioni sulla necessità di gestire con attenzione i progetti agricoli destinati ai boscimani, se si vuole che abbiano successo.

”È difficile, perché non hanno esperienza di agricoltura”, ha detto all’IPS Morningstar Rosario della Namibia Red Cross, organizzazione che ha assistito i san durante i periodi di siccità. “Anche se diamo loro i semi, non dispongono degli strumenti fondamentali per la coltivazione, che faciliterebbe il passaggio ad uno stile di vita agricolo”.

Secondo le cifre diffuse dal governo, circa i due terzi dei bambini boscimani abbandonano la scuola, e nella comunità l’alcolismo è una grave piaga. A marzo, in una fattoria di Gobabis, ad est della capitale, Windhoek, nove san sono morti per aver bevuto alcolici prodotti illegalmente.

La Società nazionale per i diritti umani (NSHR) sostiene che i boscimani dovrebbero essere risarciti. ”È stato commesso un crimine”, ha dichiarato la portavoce Dorkas Phillemon. “È un caso di responsabilità penale del governo per inazione e negligenza volontaria”.

Negli anni, gruppi della società civile e agenzie delle Nazioni Unite hanno prodotto diversi rapporti, sollecitando il governo ad agire per la causa dei san, ma ad oggi nulla è stato fatto, ha osservato Phillemon.

”Il governo vede con sospetto la popolazione san, a causa della sua relazione con le forze sudafricane dell’apartheid prima dell’indipendenza”, ha dichiarato la portavoce. “Sono considerati collaboratori del nemico”.

Molti uomini san si erano uniti all’esercito sudafricano come guide per localizzare i guerriglieri Swapo, e certamente il partito di governo non ha dimenticato.

”Solo quando saranno loro restituiti la terra e il diritto di caccia, potremo dire che il governo si è impegnato per la loro causa”, ha dichiarato Phillemon.

Le condizioni di vita dei boscimani sono preoccupanti anche nel resto dell’Africa meridionale, soprattutto in Botswana.

Survival International ha accusato il governo di Gaborone di rimuovere forzatamente i boscimani dalla loro terra ancestrale nella Riserva di caccia del Kalahari centrale (CKGR), per la ricerca dei diamanti.

Il governo è stato inoltre accusato di aver tagliato acqua e assistenza medica alle comunità san nel parco, e interrotto il trasporto dei bambini a scuola. Come motivazione per il trasferimento dei boscimani, le autorità parlano di disponibilità dei servizi negli insediamenti fuori dalle riserve. Circa 2.000 san, che in Botswana vengono chiamati anche basarwa, sono stati trasferiti negli insediamenti, dove sono oramai radicati i problemi di alcolismo e declino sociale.

Il governo nega di aver costretto i basarwa a lasciare la riserva. I rapporti riferiscono che, secondo quanto affermano le autorità, il trasferimento è stato sollecitato quando i boscimani hanno iniziato ad abbandonare i loro tradizionali percorsi di caccia e raccolta di fauna e flora, e altre attività incompatibili con la conservazione ambientale.

Ciononostante, le comunità gana e gwi hanno tentato di ottenere un provvedimento del tribunale che consenta loro di tornare nella CKGR, a cacciare e raccogliere.

”È parte integrante della loro esistenza. Per esempio, in Botswana, nel caso di gana e gwi della CKGR, caccia e raccolto sono le attività principali, che tuttavia integrano piantando meloni e allevando qualche capra”, ha detto all’IPS Miriam Ross di Survival International.

”Alcuni sono stati mandati via dalla loro terra e ad altri sono state impedite caccia e raccolto. Molti sono costretti a cercare di vivere di agricoltura o bestiame, mezzi di sostentamento che il più delle volte non hanno scelto”, ha aggiunto l’attivista. ”Inoltre, ha proseguito, l’ambiente in cui vivono è spesso troppo secco perché queste forme di sussistenza abbiano successo”.