RECIFE, Brasile, 28 Aprile 2006 (IPS) – Cile e Francia introdurranno dal prossimo luglio una nuova tassa sui biglietti aerei che servirà a finanziare l’acquisto di medicinali destinati ai paesi poveri colpiti da Aids, malaria e tubercolosi.
La ricerca di nuove forme per raccogliere i fondi per lo sviluppo dei paesi più poveri è stato uno dei temi discussi nel secondo Social Forum brasiliano organizzato la scorsa settimana a Recife, capitale dello stato nord-orientale brasiliano di Pernambuco.
Diversamente de altre proposte di nuove tasse, l’imposta sui biglietti aerei è realistica e fattibile, poiché si avvale di un “meccanismo misto: un’imposta nazionale ma coordinata a livello internazionale”, ha spiegato all’IPS Alexis Guardia, direttore di studi alla Direzione relazioni economiche internazionali del Ministero degli esteri cileno.
La nuova tassa è il primo risultato della ricerca di fonti di finanziamento innovative in vista del raggiungimento degli otto Obiettivi del millennio dell’Onu (MDG), adottati dalla comunità internazionale nel 2000, che comprendono la lotta alla diffusione di Aids, malaria e altre malattie.
Gli altri MDG prevedono, entro il 2015, di dimezzare fame e povertà; raggiungere l’educazione primaria universale; ridurre di due terzi la mortalità infantile, e di tre quarti quella materna; promuovere la parità di genere; assicurare la sostenibilità ambientale ed avviare una partnership globale per lo sviluppo tra il Nord e il Sud del mondo.
Secondo le stime, la tassa sui biglietti aerei porterà alla Francia circa 250 milioni di euro (308 milioni di dollari), e tra i quattro e i cinque milioni di dollari al Cile.
Ma queste cifre sono minime rispetto ai 50 miliardi di dollari necessari per raggiungere i 18 obiettivi specifici previsti dagli MDG.
Il governo brasiliano di Luiz Inácio da Lula sta valutando anche una donazione di 12 milioni di dollari, che risulteranno dal bilancio annuale quando il Congresso avrà approvato la proposta. In ogni caso, il paese discuterà il tema di una forma permanente di finanza solidale, che sia o meno la tassa sui biglietti aerei, ha segnalato Alan de Sellos, segretario per i Diritti umani del ministero degli esteri brasiliano.
Se tutti i 13 paesi che si sono impegnati a trovare nuove forme per finanziare l’acquisto di farmaci concorderanno su questa nuova tassa, si ricaverebbero circa 400 milioni di euro l’anno (500 milioni di dollari).
Brasile, Cile, Repubblica del Congo, Costa d’Avorio, Cipro, Francia, Giordania, Lussemburgo, Madagascar, Mauritius, Nicaragua, Norvegia e Gran Bretagna hanno già annunciato la loro decisione alla conferenza sui finanziamenti innovativi per lo sviluppo (Parigi, 28 febbraio-1 marzo).
Della necessità di ottenere risorse per la lotta contro la povertà nel mondo si era discusso al Vertice mondiale sull’alimentazione nel 1996, di fronte al fallimento dei paesi industrializzati nel raggiungere l’obiettivo concordato più di 30 anni fa, di assegnare lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo (PIL) agli aiuti pubblici allo sviluppo.
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha portato il dibattito sul terreno di obiettivi concreti, per i quali sono necessari, ha ricordato Guardia, 50 miliardi di dollari.
Dei 10 nuovi meccanismi di finanziamento, identificati dal gruppo di tecnici costituito per l’occasione, quattro sono imposte internazionali difficili da adottare in un mondo che “sta vivendo una transizione istituzionale” con la globalizzazione economica, ma dove manca ancora un “governo mondiale” per stabilire tributi a livello globale, ha aggiunto l’esperto.
D’altra parte, la tassa che Cile e Francia applicheranno a partire da luglio, è realizzabile, secondo Guardia. Tutte le imposte “generano distorsioni nei prezzi relativi”, come ridistribuire il reddito e premiare o penalizzare determinate attività, ha spiegato.
Nell’ambito del dibattito sulle diverse forme per sostenere lo sviluppo dei paesi poveri, ha preso piede negli ultimi anni l’ipotesi della cosiddetta “Tobin tax”, proposta nel 1972 dall’economista statunitense James Tobin per tassare le transazioni finanziarie internazionali, che è uno dei nuovi possibili meccanismi raccomandati.
Si stima che possa apportare 15 miliardi di dollari all’anno, in base al tasso proposto dello 0,01 per cento.
Si tratta inoltre di una tassa “positiva in tutti i sensi”, per il suo ruolo di regolamentazione, che scoraggerebbe la speculazione sui mercati valutari, contribuendo alla stabilità delle economie in via di sviluppo, ha sottolineato Peter Wahl, esperto di finanza internazionale dell’organizzazione non governativa (Ong) tedesca “Economia, ecologia e sviluppo globali” (World Economy, Ecology and Development, WEED).
Ma Guardia si è detto contrario a questa argomentazione, sostenendo che per scoraggiare la speculazione sarebbe necessario un tasso molto più alto dello 0,01 per cento. Per di più, ha aggiunto, l’attuale equilibrio di forze nel mondo e la difficoltà di applicare una simile imposta precludono la possibilità di una sua approvazione nell’immediato, così come altre imposte, sul commercio delle armi e l’inquinamento ambientale.
Ma il dibattito resta aperto, e tra cinque anni sarà forse possibile pensare di adottare una tassa sulle transazioni finanziarie, ha detto il funzionario cileno all’IPS.
Un altro meccanismo possibile, dato il sostegno che ha ricevuto in tal senso dai paesi ricchi, è la riduzione delle commissioni pagate dai migranti nell’invio delle rimesse ai loro paesi d’origine, che globalmente ammontano a 80 miliardi di dollari l’anno.
Aumentare del 10 per cento le rimesse, dal momento che si ridurrebbero i costi dell’invio, costituirebbe un apporto importante alle economie delle nazioni povere.
Ma le commissioni sono alte soprattutto perché gli immigrati illegali devono ricorrere a intermediari informali, e questo solleva la questione politica del riconoscimento legale degli stranieri nei paesi ricchi, ha osservato Guardia.
Diversi paesi hanno già dato il loro consenso alla promozione di nuovi meccanismi finanziari, sostenuta in particolare dalle organizzazioni non governative.
Brasile, Francia e Cile sono stati i primi governi a mobilitarsi verso questo obiettivo, seguiti dalla Spagna e poi da Germania e Algeria. Insieme, questi paesi formano un primo gruppo di sostegno attivo all’adozione di imposte internazionali come la Tobin tax o la tassa proposta sul commercio di armi, ha ricordato Alexandre Tiphagne, di “Coordination Sud”, una rete di Ong francesi.
L’idea, ha concluso l’attivista, è che queste nuove fonti di finanziamento siano “aggiuntive”, mentre si deve continuare ad esigere che i paesi industrializzati adempiano alla “promessa di 30 anni fa”, di destinare lo 0,7 per cento del PIL agli aiuti pubblici allo sviluppo.