NAIROBI, 23 marzo 2006 (IPS) – Quando si parla della situazione degli alloggi nella capitale del Kenya,
Nairobi, spesso si sottolinea la mancanza di luoghi puliti in cui
vivere, in particolare nel caso della vastissima baraccopoli di Kibera,
dove decine di migliaia di persone vivono in condizioni terribili.
In altre zone della città, invece, si continuano a costruire anche troppi complessi residenziali, o comunque si costruiscono troppo velocemente.
Qui, lo sviluppo corre più veloce delle forniture di acqua, elettricità e sistema fognario. E il risultato, ossia grandi numeri di persone che contano su un’infrastruttura limitata, viene visto come la ricetta per il disastro.
John Gakuo, segretario comunale di Nairobi, ha lanciato l’allarme al riguardo alla fine dello scorso anno, quando ha fermato le costruzioni di nuovi appartamenti in edifici a più piani nei quartieri alti di Kileleshwa, Kilimani e Westlands.
Prima che vi si cominciasse a costruire, queste tre zone nella parte ovest di Nairobi erano aree spaziose disseminate di bungalow, abitate in modo sparso; adesso, i grandi edifici residenziali sono diventati il loro segno distintivo.
Gakuo ha evidenziato che le infrastrutture dei servizi per i complessi residenziali non erano destinate ad alloggiare il numero sempre maggiore di abitanti prodotti dal passaggio dai bungalow ai nuovi edifici.
In altri quartieri alla periferia di Nairobi, come Syokimau, Mlolongo e Ruai, è ancora peggio.
Chi ha portato lo sviluppo in queste aree ha costruito gli edifici prima che le autorità imponessero determinate infrastrutture basilari. Oltre all’assenza di acqua ed elettricità canalizzate, non ci sono strade di accesso. I costruttori ne hanno create delle loro, trovando delle soluzioni per procurarsi acqua ed elettricità a chilometri di distanza.
“Lo sviluppo sul campo è molto lontano dalla pianificazione; è lontano da qualsiasi infrastruttura”, ha detto all’Erastus Abonyo, vicepresidente dell’Architectural Association of Kenya (AAK).
Ma Abonyo rimprovera il governo per come vanno le cose, non i costruttori: “Il problema non sono i costruttori: è che le istituzioni responsabili di gestire lo sviluppo locale e la pianificazione non lo stanno facendo”.
Secondo Abonyo, neanche il Consiglio comunale di Nairobi (NCC) ha un piano generale dei servizi che definisca una soluzione al problema della carenza di infrastrutture.
Ma John Koyier Barreh, funzionario del dipartimento comunale per la pianificazione dell’NCC, non è d’accordo.
Sono state messe in piedi iniziative di pianificazione, ha riferito all’IPS, menzionando la “Strategia di crescita metropolitana di Nairobi”, preparata per il consiglio nel 1973.
Benché il progetto stabilisca delle modalità per allestire le infrastrutture a Nairobi e dintorni, la sua attuazione è stata frammentaria, e questo per la mancanza di fondi, ha osservato Barreh.
“Il governo non ha mai stanziato fondi per la totale attuazione del progetto”, ha aggiunto.
“Non si può biasimare l’NCC, che ha un budget di quattro miliardi di scellini kenioti (circa 56 milioni di dollari) all’anno per costruire infrastrutture come le strade in città. Di questo è responsabile il governo centrale”.
Barreh sostiene che le autorità avrebbero garantito dei fondi per l’NCC della Banca mondiale, che si è detta anch’essa preoccupata per la carenza di infrastrutture, osservando che la crescita della popolazione a Nairobi ha seriamente indebolito i servizi esistenti.
Tuttavia, ha aggiunto l’esperto, questi fondi non sono sufficienti per realizzare in pieno la Strategia di crescita metropolitana.
Al momento è stato avviato un terzo progetto di sviluppo delle infrastrutture urbane.
Ma alcuni ritengono che per avere forniture adeguate di acqua, fognature, ecc., la chiave non sia nei progetti, bensì nella costituzione di un ente nazionale e indipendente che impedisca all’industria delle costruzioni di edificare prima che siano realizzate le necessarie infrastrutture.
Un comitato ufficiale, costituito nel 1998 per esaminare la situazione degli alloggi a Nairobi, ha raccomandato di costituire un ente di questo tipo, e da allora l’AAK ha fatto pressioni al governo perché si muova in tal senso.
Ad oggi, i suoi sforzi non hanno prodotto nessun risultato.
“Abbiamo continuato a organizzare diversi incontri con l’NCC e altre autorità locali, come anche con il governo centrale, avvertendo dell’urgenza di un ente per le costruzioni. Fino ad ora, nessuna risposta, ma continuiamo ad aspettare”, ha concluso Abonyo.