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SVILUPPO: Inefficienza e corruzione, le cause della mancanza d’acqua

CITTA’ DEL MESSICO, 15 marzo 2006 (IPS) – Sebbene ci sia acqua a sufficienza per tutta la popolazione del pianeta, 1,1 miliardo di persone non hanno accesso all’acqua potabile, mentre per 2,6 miliardi di persone mancano i servizi sanitari di base. Le cause? Corruzione, mala gestione, lentezza burocratica e mancanza di investimenti.

È quanto segnala il rapporto delle Nazioni Unite (Onu) intitolato “Acqua, una responsabilità condivisa”, presentato in Messico la scorsa settimana, alla vigilia del IV Forum mondiale dell’acqua (16-22 marzo) che riunirà migliaia di delegati di governi, imprese e organizzazioni non governative (Ong).

“Il problema con cui ci confrontiamo è soprattutto un problema di governabilità: come condividere l’acqua in modo equo assicurando la sostenibilità degli ecosistemi. Finora non abbiamo raggiunto questo equilibrio”, si legge nel documento, redatto da 14 agenzie dell’Onu.

Un abitante del pianeta su cinque non ha accesso all’acqua pulita, e quattro persone su 10 non possono accedere ai servizi sanitari di base.

“Parlare di mancanza d’acqua vuol dire parlare di povertà”, e distribuirla meglio equivale a lottare contro la povertà, ha dichiarato alla stampa Gordon Young, coordinatore del Programma mondiale di valutazione delle risorse idriche dell’Onu e principale responsabile della pubblicazione presentata in Messico.

Secondo il dossier, più di tre milioni di persone sono morte nel 2002 a causa di malattie legate all’acqua, soprattutto bambini sotto i cinque anni in Africa e nel Sud-est asiatico.

Ogni anno si potrebbe salvare la vita a 1,7 milioni di persone, se si fornisse loro acqua potabile sicura e servizi igienico-sanitari adeguati.

La crisi idrica nel mondo è dovuta principalmente a problemi di impunità, illegalità, e altri problemi legati agli attuali sistemi economici e politici, ha spiegato all’IPS Javier Bogantes, direttore della Ong Tribunal latinoamericano del agua.

Il rapporto dell’Onu sottolinea che i sistemi di governo, che comprendono settore pubblico, privato ed enti non governativi, sono “quelli che stabiliscono a chi spetta un determinato tipo di acqua, quando e in che modo, e che decidono chi ha diritto all’acqua e ai servizi correlati”.

Young identifica la corruzione come uno dei motori centrali della cattiva distribuzione di questa risorsa. È un elemento proprio di tutti i sistemi politici e presente in tutti i paesi, al punto da causare la perdita di 1,3 miliardi di dollari ogni anno, ha osservato il funzionario.

Ad esempio, ha detto Young, in Pakistan gli agricoltori ricchi corrompono i funzionari per accaparrarsi l’acqua, e così i poveri rimangono senza. In India, le autorità hanno ricevuto denaro per falsificare le informazioni sul consumo di questa risorsa e applicare così tariffe arbitrarie.

Così, più di 2,6 miliardi di persone – circa due quinti della popolazione mondiale – non hanno ancora accesso a servizi sanitari di base adeguati, e di questi più della metà vive in Cina e in India.

Secondo il documento dell’Onu, attualmente, poco più di un terzo della popolazione dell’Asia meridionale ha accesso ai servizi sanitari, mentre nell’Africa sub-sahariana la copertura è di appena il 36 per cento.

Sebbene ci sia acqua sufficiente per tutta la popolazione del pianeta, la sua distribuzione equa è ostacolata anche dagli squilibri presenti tra la quantità disponibile e il numero degli abitanti.

Il continente asiatico ospita il 60 per cento della popolazione mondiale, ma possiede solo il 36 per cento delle risorse idriche del pianeta, mentre in America del Sud si trovano il 6 per cento degli abitanti e il 26 per cento delle risorse.

Inoltre, l’acqua distribuita a tutte le reti viene sprecata in una misura stimata tra il 30 e il 40 per cento, a causa di perdite nelle tubature, canalizzazioni mal costruite e connessioni illegali.

Secondo il dossier dell’Onu, le risorse finanziarie destinate alla gestione e alla distribuzione dell’acqua si sono arenate e solo una minima parte di esse raggiunge i più bisognosi.

Negli ultimi anni, la media complessiva degli aiuti pubblici allo sviluppo destinati al settore dell’acqua è stata di circa 3 miliardi di dollari l’anno, a cui si sono aggiunti 1,5 miliardi sotto forma di prestiti.

Di queste somme, appena il 12 per cento si è tradotto in assistenza ai settori più poveri e solo il 10 per cento è stato destinato a finanziare l’elaborazione di politiche, piani e programmi legati all’acqua migliori.

A questo si aggiunge la riduzione degli investimenti privati. Si stima che negli anni ’90, la spesa di questo settore in ambiti che riguardano l’acqua aveva raggiunto i 25 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in America Latina e Asia.

Ma, secondo il documento, diverse multinazionali che avevano investito hanno ora cominciato a ritirarsi dai paesi in via di sviluppo o a ridurre le loro attività, a causa degli “elevati rischi politici e finanziari”.

Se l’amministrazione delle risorse idriche nel mondo non migliorerà attraverso pratiche di buon governo, avverte ancora il rapporto, da qui al 2015 alcune zone come l’Africa sub-sahariana non riusciranno a ridurre della metà il numero di persone prive di accesso all’acqua potabile, mancando il traguardo definito negli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu, stabiliti nel 2000.

A livello globale, non sarà neanche raggiunto l’obiettivo di ridurre della metà il numero di abitanti privi di strutture sanitarie di base.

La capacità di soddisfare l’aumento incessante della domanda mondiale di acqua dipenderà dal “buon governo” e da come verranno gestite e distribuite le risorse idriche disponibili, conclude lo studio, dopo aver ricordato che nel XX secolo il consumo di acqua si è moltiplicato per sei e la popolazione triplicata.