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AMBIENTE-AFRICA: I cambiamenti climatici minacciano le fonti d’acqua

WASHINGTON, 9 MARZO 2006 (IPS) – Secondo quanto dichiarano gli esperti dell’Università di Città del Capo, la riduzione delle piogge dovuta al surriscaldamento del pianeta minaccia i fiumi e altre fonti d’acqua dolce nelle aree densamente popolate dell’Africa.

Alcune di queste zone, in particolare nel sud dell’Africa, sono già colpite periodicamente dalla siccità. Un aggravamento della situazione avrebbe quindi delle “conseguenze devastanti” per la popolazione, secondo lo studio di Maarten De Wit e Jacek Stankiewicz, della Rete Africana di Osservatori Terrestri (AEON) dell’Università di Città del Capo, pubblicato negli Stati Uniti (Usa) dalla rivista Science.

Un’altra area particolarmente vulnerabile, segnala lo studio, è quella che attraversa il Senegal, dall’estremo ovest, fino al Sudan e alla Somalia del sud, verso oriente, e che tocca diverse masse d’acqua, come le paludi di Sudd, nel bacino del fiume Nilo, e il Niger.

Gran parte della pioggia viene assorbita dal suolo e dalle piante prima di raggiungere specchi d’acqua e vie fluviali, così la riduzione delle precipitazioni in queste aree si traduce in una forte riduzione del liquido disponibile per l’uomo.

Il 10 per cento in meno delle precipitazioni in regioni che ricevono 600 millimetri di piogge all’anno significherebbe una diminuzione del 50 per cento nel drenaggio alla superficie.

Altra conseguenza sarà il forte calo del “drenaggio perenne” di fiumi, laghi e altre masse liquide che trasportano le acque di superficie. Un cambiamento che, entro la fine del XXI secolo, colpirà “in modo significativo” l’accesso all’acqua nel 25 per cento del territorio africano, come indica il rapporto.

Lo studio si basa su diversi modelli climatici, per stabilire l’impatto del processo di surriscaldamento del pianeta sulla pioggia. Un processo che si sta rivelando molto più rapido di quanto previsto dagli scienziati.

A gennaio, l’Istituto Goddard di studi spaziali della NASA ha confermato che il 2005 è stato l’anno più caldo mai registrato, come lo è stato l’intero decennio passato.

Secondo la BBC uscirà alla fine di questo mese un rapporto della Commissione intergovernativa sul cambiamento climatico, che riunisce centinaia di scienziati di tutto il mondo, secondo cui le attuali proiezioni sulle emissioni di gas serra porteranno la temperatura del globo ad aumentare tra due e 4,5 gradi centigradi entro la fine del secolo, molto più di quanto indicavano le precedenti previsioni.

Secondo alcune ricerche, i ghiacciai della Groenlandia si stanno sciogliendo al doppio della velocità prevista. Da altri studi emergono conclusioni simili rispetto all’Artico e ai ghiacciai di montagna.

Come spiega James Hansen, direttore dell’Istituto Goddard, il mondo “sta raggiungendo un punto oltre il quale sarà impossibile evitare un cambiamento climatico con conseguenze spiacevoli e di vasta portata”.

Sebbene Hansen si riferisca in particolare all’impatto dell’aumento del livello del mare provocato dallo scioglimento dei ghiacci, gli scienziati concordano che i cambiamenti climatici, anche quelli legati alle piogge, saranno drammatici.

Se l’attuale tendenza sarà mantenuta, le piogge nell’Africa subsahariana si ridurranno del 10 per cento entro il 2050, il che comporterà una forte penuria di acqua potabile, secondo i calcoli dello studioso Anthony Nyong, della Università nigeriana di Jos.

Il nuovo studio va oltre il lavoro di Nyong, applicando gli ultimi sistemi computerizzati per determinare l’impatto del calore sulle piogge e sui sistemi di drenaggio in alcune regioni dell’Africa.

Il rapporto di De Wit e Stankiewicz ha mostrato un continente diviso, entro la fine del secolo, in tre “regimi” climatici: le aree secche, che ricevono meno di 400 millimetri di pioggia e che perciò non hanno un drenaggio perenne; le aree umide, con più di 800 millimetri annuali; e le zone intermedie o instabili, dove le precipitazioni variano tra i 400 e gli 800 millimetri.

Secondo lo studio, la zona secca coprirebbe tutta l’Africa settentrionale, il deserto del Sahel e la maggior parte del Corno d’Africa, oltre alla metà occidentale del Sud Africa, Namibia e costa dell’Angola; un’area che rappresenta complessivamente il 41 per cento della superficie continentale.

Ad eccezione della Somalia e delle zone vicine dell’Etiopia e del Kenya, dove le piogge aumenteranno del 10-20 per cento, quasi tutta la regione subirà un calo delle piogge, che raggiungerà il 20 per cento nel nord e sud-ovest.

Le aree umide abbracceranno il centro del continente e buona parte di occidente, intorno al golfo di Guinea, e si estenderanno alle zone orientali del Sudan, Uganda, Tanzania, Mozambico e nord del Madagascar. La maggior parte di queste zone, secondo il dossier, registreranno un aumento delle piogge fino al 10 per cento.

Il venticinque per cento del territorio africano sarà costituito da aree instabili, che sono quelle più preoccupanti, secondo gli autori del rapporto. La riduzione delle piogge, avvertono, avrà qui un serio impatto sulla fornitura di acqua.

In alcune di queste aree, soprattutto ad est, ci saranno probabilmente aumenti delle precipitazioni fino al 10 per cento, ma in altre, come Africa occidentale e meridionale, è previsto un calo.

Il Sud Africa, avverte il rapporto, si ritroverà “in una situazione assai disastrosa”.