CASABLANCA, 3 gennaio 2006 (IPS) – Se ci riusciranno, Casablanca tornerà ad essere una città verde. Perché adesso questo nucleo commerciale del Marocco è un centro inquinato, e quelli che un tempo erano i suoi famosi parchi verdi sono ormai discariche di rifiuti.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), una città deve avere almeno 10 metri quadrati di spazio verde per abitante, mentre Casablanca ha a dir tanto un metro quadrato per abitante.
In passato la città ospitava 165 ettari di parco, creati all’epoca del protettorato francese. Come ad esempio il Parco dell’Hermitage, creato tra il 1917 e il 1927, con i suoi 18 ettari di verde, che negli ultimi anni è diventato un luogo di assalti e stupri, e accoglie ubriaconi e vagabondi.
Il parco della Lega araba, come viene chiamato oggi, fu progettato dall’architetto francese Albert Laprade nel 1919. Le sue famose palme da dattero caratterizzano ancora questi 28 ettari di terreno, ma adesso sono circondate da rovi ed erbacce.
Il parco di Murdoch è una discarica di rifiuti. È difficile che, entrandovi, non venga subito una gran fretta di andarsene.
Ma finalmente la città comincia a rendersi conto di ciò che ha fatto ai suoi parchi. Il parco della Lega araba è stato adottato dalla Fondazione indipendente Mohamed VI per l’ambiente, che lo sta ristrutturando con un programma denominato “città in fiore”.
Il gruppo si sta anche occupando del recupero del Parco dell’Hermitage, che dovrebbe riprendere vita entro l’estate del 2006, secondo i membri della fondazione.
Il rinverdimento di Casablanca è sostenuto anche da un accordo congiunto con Chicago. Un funzionario della Divisione spazi verdi dell’amministrazione di Casablanca ha visitato la città americana a settembre per promuovere insieme programmi di sviluppo dei parchi.
L’amministrazione comunale e organizzazioni non governative (Ong) di supporto prevedono di piantare un milione di alberi a Casablanca entro i prossimi tre anni. Finora ne sono stati piantati più di 200.000.
Ma non tutti i residenti sono soddisfatti di queste misure. “In realtà non ci sono più spazi verdi in molte aree della città”, dice un abitante del posto. “Non respiriamo mai aria pulita. Il danno che è stato fatto non potrà mai essere riparato”. I quartieri poveri della città diventano sempre più inquinati.
“Sarà mio figlio a subire di più i danni provocati all’ambiente di Casablanca”, osserva Abdellah Benjdi, di 33 anni. “Le persone cui viene affidata la responsabilità di proteggere l’ambiente non hanno il senso dell’ambiente”.
Ci si occupa degli spazi verdi solo nelle nuove aree residenziali, ha denunciato. Ma anche qui, spariscono presto una volta che le case vengono vendute, per ricostruirci sopra.
I gruppi indipendenti hanno un raggio d’azione limitato per la mancanza di risorse, e perché “le municipalità non partecipano al processo di sensibilizzazione sull’ambiente e gli spazi verdi”, ha detto all’IPS Mustafa Laaraari, ambientalista e presidente dell’associazione Aljamour per la tutela dell’ambiente.
Piantare pochi milioni di alberi a Casablanca “non è sufficiente per risolvere il problema ambientale della città”, ha aggiunto. “Servono campagne e woskshop sul tema dell’ambiente. Quale uso verrà fatto degli alberi se non li proteggiamo?”.
L’inquinamento sta minacciando anche la foresta di Bouskoura, vicino alla città. Considerato dagli ambientalisti il “polmone verde” di Casablanca, questo bosco viene lentamente distrutto dalle industrie inquinanti costrette a spostarsi dalla regione di Aïn Sebâa all’interno di Casablanca.
Ciò che rimane della foresta è costellato ovunque di buste di plastica e lattine di birra. Ma anche altre foreste sono minacciate. Il Marocco ha nove milioni di ettari di foresta naturale, con 4.700 specie di piante e più di 500 di vertebrati. Le foreste ricoprono il 13 per cento della sua superficie di terra.
La principale minaccia sono le città inquinate, e tra queste la più grande è Casablanca: ogni giorno, emette più di 480.000 metri cubici di acque di scolo da 26 diversi scarichi, di cui 18 aperti sull’oceano Atlantico; e rilascia 3.200 tonnellate di rifiuti domestici e industriali.
A Casablanca l’inquinamento colpisce quattro milioni di residenti, il 12 per cento della popolazione; e già si comincia a subirne le conseguenze.
“Ci sono sempre più infezioni respiratorie, casi di bronchite recidiva, gravi attacchi d’asma, e problemi di otorinolaringoiatria”, ha dichiarato Mohamed Bougrine, specialista pediatra, al quotidiano L’Economiste. “In estate e in inverno, quando c’è il picco dell’inquinamento, notiamo un aggravamento degli attacchi d’asma. I problemi della salute stanno aumentando e spesso comportano l’ospedalizzazione e anche la morte”.
Alla radice del problema c’è la “politica di pianificazione urbana, che non è andata allo stesso ritmo dell’evoluzione demografica e dell’aumento del traffico”, ha detto all’IPS l’ambientalista Jamal Eddine Lazrag.