Washington, 30 dicembre 2005 (IPS) – All’inizio del prossimo anno,diciannove tra le nazioni più povere al mondo otterranno una cancellazione del debito per un valore di 3,3 miliardi di dollari, rispettando un programma annunciato dai paesi ricchi, come ha dichiarato di recente il Fondo Monetario Internazionale (FMI). L’FMI sostiene che la cancellazione del debito aiuterà quelle nazioni a convogliare più denaro nella spesa sociale, in settori quali sanità e istruzione, come parte della lotta per alleviare la profonda povertà.
L’accordo appartiene alla cosiddetta Iniziativa multilaterale per la cancellazione del debito (MDRI, Multilateral Debt Relief Initiative), annunciata a luglio dal Gruppo delle Otto (G8) nazioni più industrializzate – Gran Bretagna, Francia, Germania, Stati Uniti, Giappone, Italia, Russia e Canada.
Aderendo al piano, le nazioni del G8 hanno concesso il 100 per cento della cancellazione dei debiti dovuti da almeno 18 delle nazioni più fortemente indebitate con FMI, Banca Mondiale e Banca africana di sviluppo, tre dei più grandi creditori pubblici del mondo.
La decisione annunciata recentemente include 17 dei 18 paesi cui era stata originariamente promessa la cancellazione del debito in luglio, più altri due considerati anche abbastanza poveri per essere ammessi al programma.
I beneficiari sono Benin, Bolivia, Burkina Faso, Cambogia, Etiopia, Ghana, Guyana, Honduras, Madagascar, Mali, Mozambico, Nicaragua, Niger, Ruanda, Senegal, Tajikistan, Tanzania, Uganda e Zambia.
Tra questi ci sono i paesi poveri fortemente indebitati (HIPC, Heavily Indebted and Poor Countries), e, nel caso di Cambogia e Tajikistan, quelli che rientrano nella soglia di 380 dollari pro capite, necessaria per entrare nel programma.
Secondo la recente dichiarazione dell’FMI, altri potrebbero essere ammessi, ma è necessaria l’approvazione definitiva dei donatori.
Il Fondo sostiene che la Mauritania, pur rispettando i criteri, non è stata accettata per problemi di gestione della spesa pubblica. Tuttavia, un portavoce dell’FMI ha dichiarato che si prevede che il paese ottenga la cancellazione del debito “una volta dimostrati i suoi soddisfacenti progressi in alcune aree politiche”.
L’annuncio ha attenuato la discussione degli attivisti anti-debito durante il periodo di preparazione al recente meeting dei vertici dell’FMI, secondo la quale il Fondo stava tergiversando sull’iniziativa e il consiglio aveva intenzione di negare il debito ad alcuni paesi che mancavano di soddisfare specifici parametri economici.
“Vorrei innanzitutto spiegare che siamo quasi pronti ad accordare il 100 per cento della cancellazione del debito entro le prossime settimane a 19 dei 20 paesi, soprattutto dell’Africa sub-sahariana e America Latina, e ottimisticamente, l’unico paese ancora candidato, verrà ammesso al programma proprio entro i prossimi mesi”, ha dichiarato Thomas C. Dawson, portavoce dell’FMI.
Il timore che l’FMI starebbe tentando di vincolare il programma a condizioni più restrittive ha sollevato scalpore tra gli attivisti anti-debito, molti dei quali hanno inviato e-mail e telefonate di protesta.
Gli attivisti anti-debito, che per anni hanno esercitato pressioni per la cancellazione del debito alle nazioni povere, hanno ben accolto la decisione dell’FMI. Secondo quanto dichiarato dal “50 Years is enough Network”, un gruppo in difesa della cancellazione, questa mossa “rappresenta un barlume di reale speranza per i milioni di persone impoverite”.
“Dopo aver ripagato per decenni debiti spesso illegittimi, contratti sotto regimi dittatoriali per progetti fasulli, e dirottando fondi importanti dalla spesa e lo sviluppo sociale, questi paesi hanno oggi l’opportunità di investire risorse fondamentali nelle proprie società”, ha dichiarato Sameer Dossali, il direttore del gruppo a Washington.
I sostenitori della cancellazione del debito, tuttavia, considerano l’annuncio solo un inizio, e chiedono ulteriori passi per l’eliminazione di tutte le forme di debito che hanno compromesso per decenni le nazioni più povere del mondo.
“Vogliamo inoltre un annuncio esplicito del fatto che l’accordo rappresenta solo il primo passo di un lungo viaggio”, ha dichiarato Neil Watkins, della Jubilee USA Network. “Continueremo a fare pressione sui leader mondiali per cancellare i debiti di tutti i paesi impoveriti, nei mesi e negli anni a venire”.
L’FMI, nella sua recente dichiarazione, rivela che altri paesi dovrebbero prendere le giuste decisioni economiche prima di essere ammessi al programma, rinnovando, tra gli attivisti anti-povertà, il timore che i potenziali candidati dovranno attuare rigide riforme economiche.
Mentre le nazioni povere oggi possono aspettarsi qualche aiuto sul pagamento dei debiti, il piano del G8 è tuttora insufficiente rispetto alle misure radicali sollecitate dagli attivisti anti-debito. Per esempio, non include i debiti verso la Banca interamericana di sviluppo, istituto con sede a Washington che presta denaro alle nazioni latine.
Inoltre, secondo gli attivisti, ignora gli “odiosi e illegittimi” debiti, richiesti e poi sperperati da dittatori e regimi militari.
“Il passo successivo è che l’FMI cancelli i debiti a più di 60 paesi che hanno urgente bisogno di fondi per aiutare a porre fine alla povertà”, ha dichiarato Max Lawson, consulente politico di Oxfam.
(FINE/2005)