NAZIONI UNITE, 17 novembre 2005 (IPS) – Jean Ziegler, Relatore speciale dell’Onu per il diritto all’alimentazione, ha sollevato un polverone il mese scorso accusando le forze americane e britanniche di utilizzare cibo e acqua come armi di guerra nelle città assediate dell’Iraq.
Parlando all’IPS la settimana scorsa, Ziegler ha dichiarato che la bozza di una risoluzione emessa in risposta al suo rapporto critico presentato all’Assemblea Generale dell’Onu è un “buon segno” per ottenere in seguito la condanna a questa tattica da parte degli stati membri dell’Onu.
La risoluzione dichiara che “il cibo non dovrebbe essere usato come uno strumento di pressione politica o economica”, e riafferma “l’importanza della cooperazione e della solidarietà internazionali, nonché la necessità di astenersi da misure unilaterali che eludano la legge internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, e mettano in pericolo la sicurezza alimentare”.
Ziegler ha dichiarato: “La bozza di risoluzione è molto positiva per il mio lavoro”, nonostante sia “troppo presto per dire se gli stati membri condanneranno la strategia delle forze della Coalizione”, dato che la risoluzione deve essere ancora approvata.
Ziegler ha presentato il suo rapporto all’Assemblea Generale di ottobre. Il funzionario ha dichiarato all’IPS che “la relazione ha ricevuto un’accoglienza ottima”. “Dopo la presentazione, 14 stati membri sono intervenuti congratulandosi per il mio lavoro in generale e per il rapporto in particolare”, ha aggiunto.
“Solo gli Stati Uniti d’America e la Gran Bretagna si sono espressi contro la mia posizione sulle violazioni dei diritti a cibo e acqua in Iraq”, ha detto Ziegler all’IPS.
“Stati Uniti d’America e Gran Bretagna hanno dichiarato che le loro forze si stanno occupando dei bisogni della popolazione civile irachena, compreso del loro accesso a cibo e acqua”, ha proseguito. “Tuttavia, non sono stati appoggiati dagli altri stati: molti hanno sostenuto il mio lavoro e altri sono rimasti in silenzio”.
Secondo Ziegler, trattenere cibo e acqua in Iraq, rappresenta “una chiara violazione della legge internazionale”.
L’esercito Usa ha respinto le accuse, ma il relatore speciale ha dichiarato che prove al riguardo sono state portate alla sua attenzione da molte fonti, comprese organizzazioni non governative.
L’esercito iracheno e la coalizione guidata dagli Usa – prosegue il funzionario – utilizzano la strategia militare di bloccare i rifornimenti di cibo e acqua nelle città sotto attacco da parte dei rivoluzionari, che spesso usano la popolazione civile come scudo umano. L’obiettivo è incoraggiare i civili a fuggire prima dell’attacco.
Nel settembre 2000, Ziegler è stato nominato Relatore speciale per il diritto all’alimentazione dalla Commissione Onu per i diritti umani. Il suo compito è quello di assicurare che i governi stiano onorando i propri impegni a rispettare, proteggere e soddisfare il diritto al cibo di tutti gli esseri umani.
Il relatore speciale presenta un rapporto annuale all’Assemblea Generale di ottobre e un altro a marzo alla Commissione dei diritti umani, illustrando le attività svolte durante l’anno, gli argomenti identificati e gli studi intrapresi.
Durante la sua recente presentazione all’Assemblea Generale, Ziegler ha dichiarato che, nonostante sia chiaro che “la tattica di restringere l’accesso a cibo e acqua possa essere considerata una strategia militare efficace, essa è proibita dai diritti umani e dalle legislazioni umanitarie internazionali”, come il Protocollo di Ginevra.
Due protocolli del 1977 alla Convenzione di Ginevra del 1949, che stabiliscono le regole di condotta nei conflitti armati, vietano l’uso della privazione di cibo o acqua come armi di guerra. Proibiscono inoltre la distruzione di provviste alimentari e l’interruzione della catena di rifornimento alimentare.
In una conferenza stampa dopo la sua presentazione, Ziegler ha ribadito che questa strategia in Iraq “deve finire”, denunciando che “la maggior parte delle persone non abbandona le città per paura di perdere i propri beni” e che di conseguenza “la gente muore di diarrea, per avvelenamento dell’acqua o per mancanza di cibo”.
Questa strategia è stata notoriamente usata a Falluja, Najaf, Samarra, e a settembre nella città di Tal Afar, dove le forze irachene e della Coalizione hanno ridotto la distribuzione del cibo per incoraggiare i residenti a fuggire e a trasferirsi in accampamenti fuori città.
L’Iraq non è un caso isolato. In Darfur, regione del Sudan, vi sono rapporti di continue violazioni del diritto all’alimentazione da parte delle milizie con supposti legami con il governo, che includono distruzione, danneggiamento e saccheggio di raccolti, bestiame e impianti di acqua potabile.
Un altro esempio di utilizzo del cibo per scopi politici o militari riguarda Usa e Corea del Nord. Nel 1999, la Corea del Nord ha concesso agli Usa regolari ispezioni per un’area sospetta di sviluppo nucleare. In cambio, gli Usa hanno promesso di aumentare gli aiuti alimentari e avviare un programma per la coltivazione di patate nel paese.
Nel suo rapporto, Ziegler avverte che, malgrado il notevole progresso raggiunto in alcuni paesi, la tendenza globale è di regressione. Dice di essere “molto preoccupato perché nel 2004, la fame nel mondo è nuovamente aumentata, con 852 milioni di persone denutrite” – 10 milioni in più dal 2003.
Il suo rapporto sottolinea inoltre la grave situazione in Africa, soprattutto in Niger, dove “la risposta della comunità internazionale è stata estremamente lenta, nonostante i numerosi appelli del governo e delle agenzie Onu dal novembre 2004”.
Secondo Ziegler, “in Niger, gli aiuti alimentari stanno iniziando ad arrivare solo ora”, ma potrebbe essere “troppo tardi e provocare anche una nuova catastrofe”.
Secondo l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), il mondo produce già abbastanza cibo per nutrire adeguatamente 12 miliardi di persone. Ziegler sostiene che “ogni bambino che muore di fame oggi, è stato assassinato”, perché “non è assolutamente accidentale questo massacro quotidiano di esseri umani causato da fame e malnutrizione sul nostro pianeta”.
Ziegler lamenta “una sorta di indifferenza da parte delle potenze mondiali di fronte alla tragedia della fame, soprattutto nel continente africano”. “Il mondo”, prosegue, “deve prendere coscienza di ciò che accade oggi in Africa, perché questo continente ha diritto alla solidarietà della comunità internazionale”.
Il funzionario ha inoltre messo a fuoco due questioni emergenti: il diritto all’alimentazione delle popolazioni indigene e le responsabilità delle grandi istituzioni internazionali.
Per quanto riguarda le popolazioni indigene, il rapporto riferisce che il loro diritto al cibo è “frequentemente negato o violato, spesso come conseguenza di una discriminazione sistematica o della mancanza diffusa di riconoscimento dei diritti dei nativi su terra o altre risorse”.
Ziegler intende inoltre attirare l’attenzione sulla questione delle responsabilità degli organismi internazionali in merito ai diritti umani, sostenendo che “le istituzioni intergovernative, come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio, hanno a lungo negato di avere obblighi espliciti a rispettare la legge internazionale per i diritti umani, ma è arrivato il momento perché riconoscano le loro responsabilità”.