CARACAS, 16 novembre 2005 (IPS) – Il forum dei ministri di America Latina e Caraibi riunito nella capitale venezuelana ha istituito la gestione integrale delle fonti d’acqua per saziare la sete di milioni di famiglie, superando la dispersione del potere politico nelle decisioni sulle risorse idriche.
L’acqua e i bacini sono gestiti “in molti dei nostri paesi da numerose e diverse istituzioni tecniche e scientifiche, ma senza muscolo politico”, ha lamentato il ministro del Costa Rica Carlos Rodríguez, sostenuto da diverse delegazioni nell’incontro tenutosi ai primi di novembre.
L’iniziativa latinoamericana e caraibica, adottata dalla regione dopo il Vertice sullo sviluppo sostenibile del 2002 a Johannesburg, Sudafrica, è stata tradotta dai responsabili per l’ambiente in un piano d’azione per appoggiare decine di progetti, che si avvicinino all’obiettivo di ridurre della metà i 100 milioni di persone prive di accesso all’acqua potabile in quest’area.
“Non risolveremo mai questo problema, se non assegniamo all’acqua un vero valore ecologico, tradotto in termini finanziari”, ha sostenuto Rodríguez. “Con il servizio dell’acqua, conteggiamo i costi operativi, amministrativi e finanziari della fornitura, ma non il bene in sé, e non si valorizza la sua produzione”, ha sottolineato.
Il Costa Rica “ha raddoppiato la propria superficie forestale e questo processo si è accelerato quando abbiamo cominciato a pagare i contadini per l’acqua che producono, e tutti i settori, consumatori urbani, agricoltori o industriali, accettano di dover pagare per questo bene”, ha aggiunto Rodríguez.
In Venezuela, invece, “per mandato costituzionale, l’acqua è una risorsa di dominio pubblico, che non è valorizzata come investimento economico ma come bene sociale”, ha detto il suo ministro per l’ambiente, Jacqueline Faría, che presiede la riunione del forum a Caracas.
Il dibattito è improntato sulla ricerca regionale di una gestione adeguata delle risorse idriche, per prevenire disastri, rafforzare le foreste e le altre risorse naturali, assicurare la fornitura di acqua per il consumo umano, agricolo e idroelettrico, e sul suo uso come leva nella lotta per la riduzione della povertà.
I poveri “sono quelli che soffrono di più della distruzione delle risorse naturali”, ha ricordato ai giornalisti nell’ambito del forum Klaus Toepfer, direttore del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Pnuma). “Devo dire che nella lotta contro questo fenomeno non siamo dove dovremmo essere secondo gli obiettivi del millennio”, ha aggiunto.
Gli otto obiettivi di sviluppo del millennio, fissati nel 2000 dall’Onu, comprendono: ridurre la povertà estrema e la fame entro il 2015 almeno della metà rispetto ai dati del 1990, stabilendo a tale scopo traguardi, tra gli altri ambiti, nell’alimentazione, salute, educazione, parità di genere, alloggio, risanamento, tecnologia e ambiente.
“Non possiamo avere un mondo in pace con differenze tanto marcate tra poveri e ricchi, e la povertà, invece di ridursi, ogni giorno aumenta”, ha lamentato Toepfer.
“La regione con più problemi è l’Africa sub-sahariana, ma anche in America Latina e Caraibi ci sono problemi, e perciò bisogna investire nell’ambiente, il che vuol dire investire nella pace”, ha precisato.
I ministri hanno concordato di pretendere che i paesi industrializzati adempiano al loro impegno di assegnare almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo per il Sud. Hanno anche insistito, nell’ambito della regione, nel dover dare priorità ai piccoli Stati insulari dei Caraibi.
Sebbene il tema dell’acqua sia stato al centro del forum quanto alla gestione delle risorse, l’appuntamento di Caracas ha stabilito come temi specifici lo sviluppo delle energie rinnovabili, l’atteggiamento rispetto alla produzione e all’uso di prodotti chimici e gli incentivi all’ecoturismo.
A questo riguardo, i ministri hanno deciso di accogliere nei loro schemi di lavoro le raccomandazioni di 49 organizzazioni ambientaliste e della società civile, che si sono riunite in un forum precedente a quello delle autorità.
Così, è stato ratificato l’obiettivoche almeno il 10 per cento dell’offerta di energia della regione, entro cinque anni, sia costituita da produzioni rinnovabili, come l’energia eolica, solare, geotermica, da biomasse, biogas, mare o motrice e idroelettrica, con un’attenzione particolare delle organizzazioni non governative nel privilegiare le piccole attività rispetto a quelle grandi.
Si è concordato di sostenere una strategia internazionale nei confronti dei prodotti chimici, che ammontano a circa 100.000 sostanze prodotte e utilizzate, e rispetto ai quali si chiede sicurezza, controllo delle agenzie intergovernative, informazione agli utenti e scomparsa graduale entro il 2020 della produzione e uso di quelli persistenti o bioaccumulativi.
È stata richiesta un’attenzione speciale per prevenire l’esposizione ai prodotti chimici dei gruppi sociali vulnerabili, come bambini, donne incinte, malati e anziani.
Quanto all’ecoturismo, viene riconosciuto come fonte di rivalorizzazione delle risorse naturali e di inclusione, e di maggiori entrate per le comunità di contadini, pescatori e indigeni, da sempre legati agli spazi di queste attività.
Faría e il direttore regionale di Pnuma, Ricardo Sánchez, non hanno dato tanta importanza al fatto che i riflettori della regione siano puntati sul IV Vertice delle Americhe, che si è tenuto nell’area balneare argentina sudorientale di Mar del Plata, contemporaneamente al forum sull’ambiente di Caracas.
“La cosa importante è che nel Sud stiamo costruendo una potenza di opinioni per arrivare a cambiare l’atteggiamento dell’essere umano sul pianeta”, ha detto il ministro anfitrione, mentre Sanchez ha ricordato che la data coincide con la serie biennale di riunioni affinché i responsabili dell’area elaborino posizioni politiche comuni da presentare ai forum globali.
I prossimi appuntamenti sono previsti nell’ambito del Protocollo di Montreal sulla cappa di ozono, il prossimo dicembre a Dakar, della conferenza internazionale sull’uso dei prodotti chimici a Dubai nel febbraio 2006, e del quarto forum mondiale sull’acqua in Messico, a marzo del prossimo anno.