NAZIONI UNITE, 15 settembre 2005 (IPS) – Secondo alcuni osservatori, gli sforzi internazionali per superare il divario digitale cui i poveri del mondo devono far fronte potrebbero rivelarsi un boomerang, se i governi non riusciranno a risolvere le loro divergenze sul tema della governance di Internet.
Molti capi di Stato e tecnici esperti da tutto il mondo parteciperanno al Vertice delle Nazioni Unite per la società dell’informazione (WSIS), che si terrà a Tunisi questa settimana, dove, tra le altre cose, tenteranno di negoziare il futuro tecnico e legale di Internet.
Ma laddove gli Stati Uniti sono restii a ogni cambiamento nella rete che hanno contribuito a creare negli anni ’60, mentre altre nazioni vorrebbero cambiare l’attuale sistema, c’è la possibilità che i negoziati si concludano senza un accordo concreto.
La questione più controversa in agenda a Tunisi è il ruolo di Washington nel monitorare la struttura degli indirizzi di Internet, nota come “sistema di denominazione del dominio” (domain name system, DNS), che permette a milioni di utenti in tutto il mondo di comunicare tra loro.
Attualmente, il sistema è gestito dalla Organizzazione per l’assegnazione di nomi e numeri (Icann, la sigla in inglese), un’organizzazione privata con sede in California, che lavora per conto del Ministero per il commercio Usa.
Sebbene con alcune differenze, sia il blocco del paesi in via di sviluppo guidato da Cina, India, Brasile e altri, sia l’Unione europea, sottolineano che Internet dovrebbe essere governato a livello internazionale con molteplici partecipanti (multiple stakeholders) coinvolti nel processo decisionale.
Mentre molti paesi in via di sviluppo chiedono che la governance di Internet sia controllata da un ente internazionale come l’Onu, gli europei hanno proposto il cosiddetto “modello di cooperazione”, per gestire Icann. Il modello prevede un “forum” per consentire a governi, organizzazioni interessate e industria di discutere i temi che riguardano Internet.
Ma Washington continua ad opporsi a tali proposte, sostenendo che è possibile mantenere la sicurezza e la stabilità di Internet mediante gli attuali sistemi di controllo tecnico monitorati da Icann.
“Per quanto i dibatti sulla sicurezza di Internet siano importanti, nessuno crederà che a seguito di queste discussioni ci sarà un computer in più o un telefono cellulare in più nelle aree rurali dell’Africa, Sud America, Asia o altrove”, ha commentato David Gross, a capo della delegazione Usa nel precedente meeting Onu sulla tecnologia dell’informazione.
Il piano d’azione adottato in conclusione del primo vertice Onu sulla società dell’informazione (Ginevra, 2003) delineava chiari obiettivi per aumentare l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) e la connessione a Internet in aree rurali, ospedali, biblioteche e università del mondo in via di sviluppo.
Il piano definiva poi dei traguardi per l’accesso on-line dei governi locali, per la disponibilità dei contenuti in tutte le lingue e per sviluppare i programmi di scuole primarie e secondarie nell’ottica delle sfide della società dell’informazione.
Secondo i paesi in via di sviluppo, per raggiungere questi traguardi sono necessari dei cambiamenti nella governance della rete, ma gli Usa sostengono che l’attuale sistema starebbe già producendo risultati positivi.
“Se guardiamo alla situazione nel mondo, credo ci siano stati moltissimi progressi in questo campo”, ha detto Gross. “Ma certamente c’è ancora molto da fare”.
Benchè la grande maggioranza delle persone senza accesso a Internet viva nei paesi in via di sviluppo, ci sono anche milioni di persone nel mondo sviluppato che non possono connettersi alla rete per ragioni economiche.
Nei recenti incontri dell’Onu sui temi dell’informazione, i diplomatici delle nazioni in via di sviluppo hanno dichiarato che la governance di Internet deve essere più trasparente e inclusiva, per poter promuovere lo sviluppo economico e sociale.
“La governance di Internet non dovrebbe essere prerogativa di un gruppo di paesi o di partecipanti”, ha detto Maria Luiza Viotti, una diplomatica brasiliana, in un recente forum tenutosi presso il quartier generale dell’Onu a New York. “I governi hanno un interesse in gioco, e le preoccupazioni dei paesi in via di sviluppo dovrebbero essere prese in considerazione”.
Ma i funzionari dell’Onu hanno contestato questa posizione, sostenendo che il coinvolgimento dei governi nella governance di Internet in alcuni paesi corroderebbe ulteriormente la libertà d’espressione e l’opinione politica indipendente.
Michael Gallagher, consulente per Internet del presidente Usa George W. Bush, ritiene che i paesi che vogliono dei cambiamenti nella governance di Internet si stiano afferrando all’unica parte “centrale” del sistema, nel tentativo di esercitare il controllo.
“Stanno cercando un pretesto, nella convinzione che il DNS sia il senso della vita”, ha sostenuto. “Ma il senso della vita si trova dentro i loro stessi confini e nelle politiche che loro stessi creano”.
Unione europea e Canada condividono molti dei timori degli Usa sul controllo da parte dei governi. Ma allo stesso tempo sembrano consapevoli del dominio di Washington sulla governance di Internet.
Coloro che guardano da vicino al processo di negoziazione sostengono che sia troppo presto per ipotizzare un esito fallimentare del vertice, ma che ci sia in effetti la possibilità che si concluda senza la firma di nessun accordo significativo.
“Sarebbe sconsiderato e irrealistico pensare che gli Usa non continueranno a svolgere un ruolo di primo piano nella futura governance di Internet”, scrive Irmran Chaudhry, esperto di tecnologia dell’informazione della George Mason University della Virginia.
“Sembra poco plausibile che gli Usa facciano qualche concessione all’ente di regolamentazione sponsorizzato dall’Onu”, prosegue. “In tal senso, è possibile che l’attuale dibattito possa essere un esercizio di futilità, poiché qualsiasi proposta definitiva che verrà presentata al segretario generale Kofi Annan sarà comunque soggetta de facto al veto degli Usa”.
Altri temono che un simile scenario possa portare Cina, Russia, Brasile e altre nazioni a lanciare una loro versione di Internet.
“Dobbiamo avere una piattaforma in cui i leader mondiali possano manifestare le loro idee su Internet”, ha detto al quotidiano Guardian Viviane Reding, la Commissaria europea per la tecnologia dell’informazione.
“Se hanno l’impressione che Internet sia dominato da una sola nazione e che non appartenga a tutte le nazioni, allora il risultato potrebbe essere che Internet cadrà a pezzi.