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TECNOLOGIA: Benvenuti a Ruralkenya.com

NAIROBI, 11 novembre 2005 (IPS) – Un generatore rimbomba dietro l’edificio a due stanze, simile a uno dei mulini di granturco che punteggiano il paesaggio rurale del Kenya. Non vi troverete però nessun tipo di raccolto, bensì nutrimento per la mente.

Si tratta di un internet cafè in una tranquilla zona rurale della circoscrizione di Emuhaya, a circa 500 chilometri dalla capitale, Nairobi. Secondo esperti delle tecnologie dell’informazione, solo il due per cento dei kenioti con accesso a internet vive in aree rurali. Tuttavia, la vita di coloro che riescono a collegarsi in rete è cambiata.

”È stata la cosa migliore che potesse succedermi”, ha dichiarato Beliha Ndanyi, 65 anni e un grande sorriso, che sta aspettando per scaricare le sue e-mail su uno dei due computer nel cybercafé.

”Proprio l’altro giorno, quando mi hanno rubato i miei due buoi, ho scritto una e-mail ai miei due figli in America, e in pochi giorni, tramite Western Union Money Transfer, mi hanno mandato il danaro per comprarne un altro”.

Accanto, due ragazzi sono assorti a navigare sul web.

”È davvero magnifico”, dice Joseph Odinga, studente al Politecnico di Maseno, istituto di formazione locale del governo. “Puoi rimanere in contatto con i compagni di studio ed essere sempre aggiornato, come gli altri ragazzi della capitale”.

Nel distretto di Kiambu, a circa 50 chilometri da Nairobi, la situazione è più o meno la stessa.

Fanice Njoki, 58 anni, imprenditrice agricola di piccole dimensioni, utilizza un internet cafè per comunicare con il figlio che vive negli Stati Uniti e la figlia in Gran Bretagna.

”Prima, dovevo aspettare mesi prima di riuscire a comunicare con i miei ragazzi e raccontare loro i miei problemi. Da quando questa cosa (il computer) è stata portata qui, se voglio posso parlare tutti i giorni con loro”, racconta Njoki.

L’aumento degli internet cafè nel paese è il risultato di una politica di governo che ha abolito le tasse di importazione sui computer. Da quando è stata annunciata l’iniziativa due anni fa, i prezzi di computer e attrezzature informatiche sono precipitosamente caduti; una macchina che costava all’incirca 1.300 dollari, adesso si vende a 650 dollari.

Individui intraprendenti hanno creato internet cafè nella capitale e altrove, anche se è difficile stabilire la cifra esatta dei punti internet nelle aree rurali.

Per scaricare la mail si pagano dai venti ai quaranta centesimi, meno di metà di quello che costerebbe spedire una lettera all’estero – ma sicuramente molto per gli standard di vita del Kenya, dato che circa il 56 per cento della popolazione sopravvive con meno di un dollaro al giorno. Ndanyi e Njoki possono permettersi le tariffe internet grazie alle rimesse che ricevono dai figli residenti all’estero.

Le spese non sono però l’unica barriera per questi nuovi appassionati della rete.

I bassi livelli di alfabetizzazione implicano che Ndanyi e Njoki devono dettare i loro messaggi a membri della famiglia o ad addetti dell’internet café. Ndanyi viene aiutata dalla nipote di 21 anni, Jane Ayoki, che sta per iniziare l’università.

C’è anche un problema di distanza. Il cafè usato da Ndanyi – uno dei due di Emuhaya – serve una comunità di circa 20.000 persone, alcune delle quali devono camminare più di 10 chilometri per raggiungere un collegamento internet.

Inoltre, entrambe dicono di essere diventate tanto affezionate alla rete, che qualunque interruzione del servizio le fa molto innervosire. “Sento crescere in me una vera e propria rabbia”, racconta Ndanyi.

Secondo Peter Owuor, proprietario del cafè, la gente utilizza la sua struttura per avere informazioni su affari, o anche su questioni commerciali e agricole. Le cose vanno tanto bene che sta pensando di acquistare un altro computer.

Purtroppo, aggiunge, alcuni clienti giovani hanno iniziato a visitare siti pornografici, che lui non è ancora riuscito a bloccare.

Tuttavia, non è questa la sola sfida che deve affrontare Owuor. “Il problema principale è l’elettricità”, racconta. “Spendo moltissimo di combustibile”.

Solo una persona su 30 nell’area ha la luce elettrica. Owuor, che usa un generatore per alimentare i suoi due computer, sostiene che i servizi di rete nelle regioni rurali si diffonderebbero più rapidamente se non fosse per la mancanza di alimentazione e la penuria di linee telefoniche.

Attualmente servono circa 60 dollari per installare una linea telefonica, e più di 200 per acquistare un generatore che alimenti un computer in mancanza di elettricità: costi che in Kenya pochi possono permettersi.

Ciononostante, mentre gli utenti di internet stanno superando queste barriere, stanno iniziando ad emergere anche altri dibattiti sul World Wide Web, in particolare sulle lingue usate dai siti internet.

”La questione è che se le nostre comunità devono cogliere i vantaggi della società dell’informazione, le loro lingue devono strare sul web”, sostiene Owuor.

Durante la Conferenza preparatoria africana in vista della seconda riunione del Vertice mondiale sulla società dell’informazione (WSIS, World Summit on the Information Society) tenutosi all’inizio dell’anno ad Accra, in Ghana, linguisti ed esperti di tecnologia africani hanno proposto l’istituzione di un fondo che aiuterebbe a collocare e mantenere le lingue africane in rete.

”L’unico modo per far entrare l’Africa nella società dell’informazione è garantire che le lingue africane siano accettate nel cyberspazio”, ha dichiarato, rivolgendosi alla platea del WSIS, Salam Diakite, direttore per la ricerca e la documentazione all’Accademia africana delle lingue con sede a Bamako. La seconda fase del WSIS si terrà tra breve in Tunisia.

Alcuni esperti informatici si chiedono se i siti in queste lingue sarebbero economicamente vantaggiosi.

Guardando l’esempio di Njoki e Ndanyi, tuttavia, si capisce che gli africani sono pronti ad abbracciare la rete. E se parlerà la loro lingua, tanto meglio.