WASHINGTON, 27 settembre 2005 (IPS) – Almeno 100.000 persone da diverse parti degli Stati Uniti e del mondo si sono riunite sabato a Washington per chiedere la fine immediata dell’occupazione Usa in Iraq e di quella che hanno chiamato la “guerra ai poveri”, condotta dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalla Banca Mondiale.
Il corteo era stato previsto in modo che coincidesse con i meeting annuali della Banca Mondiale e dell’FMI.
Guidato da United for Peace and Justice (UFPJ), una coalizione di organizzazioni contro la guerra, persone di tutte le razze e nazionalità hanno partecipato al corteo, iniziato e terminato presso il monumento a Washington.
Malgrado la Polizia del parco Usa non abbia diffuso stime ufficiali, secondo gli organizzatori l’evento ha attirato tra le 100.000 e le 300.000 persone.
Con bandiere colorate, pupazzi e cartelloni, i dimostranti hanno camminato lungo le strade che circondano la Casa Bianca, il Ministero del Tesoro Usa e vari monumenti, cantando inni e gridando slogan in favore della pace internazionale e della giustizia economica.
Un corteo secondario è stato organizzato dalla Mobilitazione per la giustizia globale, coalizione di attivisti che chiedeva la fine della “violenza economica” di Banca Mondiale e FMI.
Gli attivisti hanno marciato da Dupont Circle sotto il vessillo di “Un altro mondo è in costruzione” in una delle tante azioni organizzate in forma indipendente e previste in concomitanza con la manifestazione contro la guerra.
Migliaia di poliziotti erano schierati lungo il percorso del corteo e alle stazioni della metropolitana, e le strade erano state isolate in diversi punti, limitando a pendolari e ad aspiranti manifestanti l’accesso alla città.
A proposito del legame tra guerra, Banca Mondiale e FMI, Virginia Setsheti del Forum anti-privatizzazione sudafricano ha dichiarato all’IPS: “Non si tratta solo di guerra, ma di tutta la gente che muore nel mondo a causa delle politiche e delle azioni ingiuste – gran parte delle quali sono economiche”. ”Non ci occupiamo soltanto dell’ingiustizia militare. Dobbiamo mettere insieme tutti i punti”, ha proseguito Setsheti.
Basav Sen, organizzatore di Mobilitazione per la giustizia globale, ha aggiunto: “Il legame è sotto gli occhi di tutti. Le politiche Usa in Iraq somigliano molto a un programma di aggiustamento strutturale in stile FMI e sotto la minaccia delle armi”.
Una dichiarazione emessa dagli organizzatori del corteo critica le politiche mondiali della Banca e dell’FMI, soprattutto in Iraq, sostenendo che queste istituzioni “mettono i profitti delle società davanti ai bisogni primari dell’uomo in tutto il mondo. Vogliamo denunciare il furto corporativo delle risorse irachene e lo scempio dell’economia irachena attraverso la privatizzazione e il ‘libero mercato’”.
Rivolgendosi ai manifestanti, il prof. Dennis Brutus, veterano del movimento sudafricano contro l’apartheid, ha esortato la gente a sfidare la Banca, l’FMI e le altre istituzioni finanziarie internazionali (IFI) sul piano morale.
Il professore ha detto all’IPS: “Ho combattuto contro l’apartheid. Avevamo l’apartheid nazionale, ma ora dobbiamo affrontare una apartheid globale. FMI e Banca Mondiale stanno spingendo per un’agenda globale che favorisca le grandi corporation, un’agenda che rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Dobbiamo combatterli sul piano morale”.
La folla ha applaudito Brutus, oggi ottantunenne, mentre saliva sul palco con un cartello che diceva “L’obbedienza cieca è imbarazzante”. Ha combattuto accanto a Nelson Mandela per porre fine all’apartheid in Sud Africa ed è stato in carcere con lui; oggi insegna studi per la pace negli Usa ed era qui espressamente per parlare al corteo.
Anche Padre Thomas Kocherry, dall’India, si è rivolto alla folla. Noto per il suo lavoro nella comunità di pescatori in Kerala, ha dichiarato che il colonialismo non è mai finito e che la Banca e l’FMI sono un prodotto di quell’eredità coloniale. ”La globalizzazione è un’estensione della conquista dei poteri coloniali su Asia e Africa. Credo che Banca e FMI ne siano gli agenti”, ha detto all’IPS.
Tra i manifestanti vi era Naureen O'Conner, di Washington, accompagnata dal marito Rick, dalla figlia di sei mesi Rose e dal figlio Daniel di cinque anni. Mentre si preparava al corteo insieme agli altri, ha sollevato sua figlia dicendo: “È il suo primo raduno”.
Roger Conant, arrivato dal Massachusetts come molti altri, ha detto di essere lì per esprimere la sua “opposizione contro la guerra” e per dire che “le politiche di FMI e Banca Mondiale semplicemente non funzionano”.
Leslie Matthews, altra manifestante, ha dichiarato: “Dobbiamo dire al mondo che non tutti gli americani sono d’accordo con quello che il loro governo sta facendo in Iraq e nel resto della terra. È vero, la Banca, l’FMI e la Casa Bianca sono qui a Washington, ma anche noi siamo qui e diciamo che adesso è davvero troppo. Rifiutiamo di essere parte di questa ingiusta guerra ai poveri, condotta con mezzi economici e militari”.
Gli eventi di sabato sono stati il culmine di una settimana di attività, tra cui la rappresentazione di un finto matrimonio tra Banca Mondiale e Pentagono, con un attivista mascherato da Paul Wolfowitz, presidente della Banca Mondiale, nei panni del sacerdote.
Gli attivisti sostengono che Pentagono, Banca e FMI operano all’unisono favorendo il cosiddetto “apartheid economico”.
Secondo Aniket Desai, un indiano presente al corteo insieme a un gruppo di teatro di strada dell’Asia meridionale, “Il fatto che Paul Wolfowitz sia il presidente della Banca Mondiale è una conseguenza del legame tra istituzioni militari e finanziarie, entrambe controllate dai ricchi”.
Wolfowitz, nominato capo della Banca all’inizio di quest’anno, è stato sottosegretario alla difesa del presidente Bush dal 2001-2005 e architetto della guerra in Iraq.
Aniket camminava dentro un grande pallone di plastica con lo slogan: “Scenario futuro: aria privatizzata”.
”Hanno privatizzato l’acqua. Cosa verrà dopo?”, ha chiesto Aniket. “Toccherà all’aria e a tutto ciò che serve all’uomo per sopravvivere. Faranno qualunque cosa per il loro tornaconto”.
Dopo le recenti critiche al governo Usa sulla gestione del disastro di New Orleans, diversi dimostranti hanno manifestato la propria rabbia per le risorse impiegate in Iraq. Hanno chiesto inoltre servizi sanitari e un’istruzione migliore per il popolo americano, anziché spendere soldi per la guerra.
In una dichiarazione, gli organizzatori hanno reclamato: “Invece di prosciugare il nostro tesoro nazionale per una guerra senza fine, chiediamo che i soldi delle nostre tasse vengano usati per riparare i danni fatti all’Iraq e finanziare i servizi nelle nostre comunità”.
”Chiediamo la fine immediata dell’attacco dei nostri governi agli immigrati, delle pressioni immorali sui nostri ragazzi per arruolarsi, e della minaccia alla democrazia perpetrata con attacchi spietati ai diritti fondamentali di ciascuno”.
Anche nel centro di Londra, sabato, migliaia di persone hanno marciato chiedendo al Primo Ministro Tony Blair il ritiro delle truppe britanniche dall’Iraq.