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SVILUPPO: La lotta alla povertà rischia di sparire al vertice Onu

NAZIONI UNITE, 15 settembre 2005 (IPS) – Il vertice delle Nazioni Unite (Onu), definito come uno dei maggiori singoli incontri tra i leader mondiali, potrebbe rivelarsi solo un esercizio futile, se il principale tema in discussione, lo sradicamento della fame e della povertà, verrà compromesso da altre questioni politiche estranee: sarebbe questo il rischio secondo alcuni esperti di sviluppo, alti funzionari dell’Onu e rappresentanti di organizzazioni non governative (Ong).

“Con un’agenda in cui prevalgono sicurezza globale e riforma dell’Onu, sembra che le decisioni necessarie per portare milioni di persone fuori dalla povertà, non avranno la rilevanza che meritano”, lamenta Kumi Naidoo, presidente di Global Call to Action Against Poverty (Appello globale all’azione contro la povertà).

Obiettivo iniziale del summit (14-16 settembre) era esaminare i progressi compiuti nelle nazioni più povere del mondo sugli Obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals, MDG), stabiliti nel 2000. L’impegno di dimezzare la povertà estrema e la fame entro il 2015 era un tema ad alta priorità in agenda.

Ma questo obiettivo sembra essere stato superato da altre priorità politiche, come i diritti umani, il terrorismo, il mantenimento della pace, il disarmo, la sovranità nazionale, la non proliferazione nucleare e la riforma dell’organizzazione internazionale.

Perciò, 191 Stati membri sono rimasti nettamente divisi su questi temi politicamente delicati, mentre il programma originario del vertice sullo sviluppo sarebbe passato in secondo piano.

La scorsa settimana, gli Stati Uniti erano rimasti coinvolti in una controversia, per la loro richiesta di eliminare ogni riferimento agli MDG in una dichiarazione da adottare all’incontro. Ma da allora, gli Usa hanno tentato di abbassare i toni della loro retorica politica.

Secondo Naidoo, il vertice “è un’occasione per i leader mondiali di riconfermare un calendario in vista della riduzione della povertà, e riprendere il cammino delle promesse fatte nel 2000 per raggiungere gli MDG entro il 2015”.

Gli MDG comprendono: ridurre del 50 per cento fame e povertà estrema; educazione universale di base; promuovere l’uguaglianza di genere; ridurre di due terzi la mortalità infantile, e di tre quarti quella materna; combattere la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie; assicurare la sostenibilità ambientale, e sviluppare un partenariato globale tra Nord e Sud per lo sviluppo.

A settembre 2000, 189 leader mondiali si erano incontrati, promettendo di raggiungere tutti questi obiettivi entro il 2015.

Nicola Reindorp, dell’agenzia internazionale di aiuti Oxfam, avverte però che se i governi non si assumeranno impegni chiari riguardo gli obiettivi di sviluppo, compreso lo sradicamento di fame e povertà, “i progressi saranno così graduali che gli Obiettivi di sviluppo del millennio non verranno raggiunti nemmeno tra 100 anni”.

In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, ActionAid International ha dichiarato: “Senza un’azione decisiva ed immediata a New York per riportare lo sradicamento della povertà in cima all’agenda, e identificare delle misure per ricondurre le nazioni più povere del mondo – in particolare quelle africane – sul cammino di questi obiettivi, gli esigui risultati raggiunti fino ad oggi rischiano di venir meno”.

Il governo Usa – prosegue l’Ong – ha inferto “un colpo funesto all’agenda sullo sviluppo, opponendosi ad ogni riferimento agli obiettivi, ai traguardi sugli aiuti e al debito, o al bisogno di azione per l’Africa. Il risultato è un vertice che sembra sempre più senza timone, e che rischia di passare alla storia come un fallimento immensamente costoso”.

La scorsa settimana, all’incontro annuale delle Ong di New York, la coordinatrice ecumenica per gli MDG della Conferenza africana delle Chiese (All African Conference of Churches), Wahu Kaara, ha affermato che “Cinque anni fa, i leader mondiali hanno promesso di vincere la fame, la povertà e l’analfabetismo entro il 2015. Da allora, il mondo si è concentrato non sugli Obiettivi di sviluppo del millennio, ma sulla cosiddetta guerra al terrorismo”.

“Sarebbe necessario tornare all’agenda dello sviluppo per il nuovo millennio”, ha aggiunto. Benché le riforme dell’Onu siano importanti, gli MDG non dovrebbero essere sacrificati sull’altare di governi che sostengono i loro interessi personali.

Sebbene il segretario generale Kofi Annan ritenga che lo sviluppo, la sicurezza e i diritti umani siano interconnessi, egli sottolinea che i leader mondiali dovranno assumersi un maggiore impegno per raggiungere gli MDG.

“Invece di definire obiettivi, questa volta i leader dovranno decidere come raggiungerli”, cinque anni dopo l’adozione degli MDG e 10 anni prima della scadenza prevista. “Se si mantengono le attuali tendenze”, avverte Annan, “c’è il rischio che molte delle nazioni più povere non saranno in grado di realizzare molti degli obiettivi”.

Alla richiesta di individuare i successi e i fallimenti degli MDG negli ultimi cinque anni, Salil Shetty, direttore della Campagna del millennio dell’Onu, ha detto all’IPS che in termini concreti, molti paesi in via di sviluppo hanno adattato gli Obiettivi al loro contesto nazionale, e iniziato ad attuare strategie e programmi, definendo in tal senso dei chiari budget”, come ad esempio il Vietnam e il Brasile.

Shetty ha poi dichiarato che per l’obiettivo 8, cioè l’impegno dei paesi ricchi, “non c’è dubbio che i livelli di aiuti sono saliti dopo decenni di declino, per la prima volta negli ultimi due anni, e questo per (gli impegni presi alla Conferenza internazionale sui finanziamenti per lo sviluppo di) Monterrey e le promesse verso gli MDG”.

Il Gruppo degli otto (G8) paesi più industrializzati ha fatto alcune promesse per la riduzione del debito, che è un piccolo passo avanti verso la cancellazione del debito, ha aggiunto. “Uno sviluppo molto importante è stato il massiccio sforzo globale della società civile nel suo senso più ampio, per mobilitare i cittadini contro la piaga della povertà, e fare degli MDG un pacchetto minimo che i governi dovranno consegnare entro il 2015”, ha proseguito Shetty.

Un aspetto negativo, ha detto, è che i dati sui progressi compiuti sono assai sconcertanti. “La performance generale sulla maggior parte degli Obiettivi è molto indietro rispetto a come dovrebbe essere oggi. I risultati relativamente buoni sul primo obiettivo al livello globale nascondono le enormi disparità tra i diversi paesi e regioni e al loro interno”, ha detto Shetty.

“Guardando avanti ai prossimi 10 anni, pensiamo ancora che se i governi di tutto il mondo e le istituzioni internazionali hanno la volontà politica, gli Obiettivi possono essere raggiunti. Ciò sarà possibile solo attraverso le pressioni della società civile e la mobilitazione”.

Alla domanda se la scadenza prevista debba essere spostata oltre il 2015, Shetty ha spiegato che gli impegni presi nel 2005 dovranno essere monitorati e rafforzati.

“Non si discute di spostare le scadenze: questi Obiettivi erano già di per sé molto minimalisti e il costo del loro mancato raggiungimento si può solo misurare in termini di milioni di vite perse solo a causa della nostra inazione collettiva”, ha detto.

Intervenendo alla conferenza delle Ong la scorsa settimana, Shetty ha detto che il 2005 è stato un anno cruciale per gli MDG. Con gli ultimi tre anni persi nella “guerra al terrore”, ha osservato, la Campagna di sviluppo del millennio lavorava per riportare al centro dell’attenzione internazionale gli MDG, compresa la necessità di raggiungere lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo (PIL) negli aiuti pubblici allo sviluppo (APS) per le nazioni più povere del mondo.

Ha poi dichiarato che c’è bisogno di assicurare la qualità, non solo la quantità degli aiuti, e di una cancellazione del debito del 100 per cento.

Jeffrey Sachs, professore all’Earth Institute della Columbia University e direttore del Progetto del millennio dell’Onu, è altrettanto pessimista.

“Se gli MDG non verranno raggiunti entro il 2015”, avverte, “allora il mondo avrà fallito nella corsa ai suoi obiettivi, di salvare 30 milioni di bambini che altrimenti morirebbero; di fornire l’accesso ai servizi sanitari di base a 300 milioni di persone in più, che altrimenti ne sarebbero prive; di assicurare un adeguato rifornimento alimentare a 230 milioni di persone che altrimenti soffrirebbero la fame; di garantire l’uguaglianza tra donne e uomini; e di salvaguardare un ambiente sostenibile per la generazione futura”.

Tale fallimento, ha riferito, porterà ad una crescente insicurezza, visto che la povertà estrema è un importante motore di conflitto. E il 2005 è l’anno in cui “o la va o la spacca”, ha concluso.